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Upb, ulteriore frenata per l’economia italiana

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Nel 2018 sarà dell’1,3% la crescita del Pil italiano, mentre nel 2019 supererà di poco l’1%. Queste le cifre diffuse dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che ha rivisto al ribasso la previsione di maggio, che dava il Pil italiano al +1,4%, a causa dei “fattori di rischio globali che generano incertezza e orientano le previsioni al ribasso” sulle prospettive di breve e medio periodo.

Le stime dell’Upb sull’Italia segnalano “un rallentamento dell’attività economica, che si potrebbe protrarre nel corso dell’estate determinando un lieve peggioramento delle previsioni di crescita per l’anno in corso e influenzando, in considerazione del minor effetto di trascinamento, anche i risultati del 2019”. Come nelle altre maggiori economie, insomma, “anche in Italia la ripresa ha parzialmente perso slancio”. Cali significativi dell’economia italiana si segnalano in investimenti ed export. Nel primo trimestre il volume delle esportazioni, in crescita dalla metà del 2016, ha scontato un calo del 2,1% e le prospettive di breve termine restano deboli. Sempre nel primo trimestre la dinamica congiunturale dell’accumulazione del capitale ha subito invece una battuta d’arresto dell’1,4%, riassorbendo parte dei progressi conseguiti nello scorso anno.

Nonostante un calo dello 0,2% nel potere d’acquisto delle famiglie, tengono i consumi, con un recupero nel primo trimestre dell’anno dello 0,4% in termini congiunturali. Questo andamento ha beneficiato del clima di fiducia delle famiglie e delle dinamiche occupazionali, che consolidandosi potrebbero continuare a sostenere nel breve termine i piani di spesa delle famiglie. L’occupazione è in ripresa, ma l’area delle risorse sottoutilizzate è ancora ampia: tra aprile e maggio si è registrato un incremento degli occupati (0,9%, rispetto al primo trimestre), trainato dai dipendenti a termine, oltre che dall’occupazione permanente e dai lavoratori autonomi; nello stesso periodo il tasso di disoccupazione è lievemente sceso, al 10,8%. La misura di sotto-occupazione (che oltre ai disoccupati e alle forze di lavoro potenziali include gli occupati con contratto di lavoro part-time disponibili a lavorare un numero maggiore di ore) è lievemente diminuita nel primo trimestre ma è ancora elevata (23,1%).

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