Pensioni d’oro, Di Maio: chi è contrario lo dica chiaramente

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Il taglio alle pensioni d’oro colpisce solo “chi prende dai 4mila euro netti in su” e non ha “versato abbastanza contributi per arrivare a quella cifra”. E se qualcuno non vuole attuare il contratto di governo, “lo dica chiaramente”. Il Vicepremier Luigi Di Maio, in diretta Facebook dal Cairo, avverte la Lega sul tema delle pensioni d’oro. Il Ministro ha sottolineato che le pensioni colpite sono quelle “privilegiate”, e invece “si stanno trattando queste persone come dei poveri disperati”.

Le parole di Di Maio arrivano dopo le indiscrezioni di Repubblica. Il quotidiano ha anticipato come lo studio Itinerari previdenziali di Alberto Brambilla, consigliere del leader leghista Matteo Salvini, giudichi retroattivo, incostituzionale e irrealizabile il piano del governo sulle pensioni. a calmare le acque, da parte della Lega, è stato Claudio Borghi, deputato e presidente della Commissione bilancio alla Camera: “Non mi risulta ci sia nessuno contrario al taglio delle pensioni”.

Ma lo studio a firma Brambilla resta, pubblicato sul sito di Itinerari previdenziali. Nel documento si precisa che “il ricalcolo delle pensioni cosiddette d’oro o di privilegio […] non è assolutamente un ricalcolo ma solo una riduzione delle pensioni basata sul rapporto tra i coefficienti di trasformazione relativi alle età di pensionamento effettivo e quelli relativi alle età di pensionamento”. Il taglio, secondo Itinerari previdenziali, è basato “esclusivamente sulle età di pensionamento con forti penalizzazioni per le pensioni di anzianità e quelle con 40 anni di contributi. Tutto ciò implica una rimodulazione delle ‘regole’ in modo retroattivo ed è quindi una operazione che può presentare una lesione della certezza del diritto e profili di incostituzionalità”.E inoltre, con il tetto degli 80mila euro lordi, alla fine il taglio potrebbe essere applicato anche a “pensioni di poco inferiori ai 3.900”.

L’obiettivo del documento è valutare la proposta governativa, che tra l’altro si basa sui “requisiti previsti dalla riforma Fornero, proprio quella che i due partiti al Governo volevano cancellare”. In più, si propone una soluzione alternativa, ovvero un contributo di solidarietà, da parte dei pensionati, per autosufficienza e occupazione di chi ne ha bisogno, rafforzando così il “patto intergenerazionale”. “L’obiettivo è quello di raggiungere nel giro di 3 anni i 24 milioni di occupati portando sopra il 61% il tasso di occupazione e all’1,5 il rapporto attivi – pensionati”, secondo il documento, che aggiunge: “Applicando il contributo di solidarietà, i risparmi sono molto più alti del ricalcolo”, ovvero il taglio delle pensioni d’oro, “e valutabili in circa 1,2 miliardi netti per ogni anno”. E Itinerari previdenziali fa anche una valutazione politica: il 70% dei tagli voluti dal Governo interesserebbe il Nord, dove prevalgono gli assegni di anzianità. “Questo potrebbe causare qualche problema all’elettorato della Lega perché ci sarebbe un trasferimento di risorse Nord-Sud, visto che la maggioranza delle pensioni assistite è al Sud”.

 

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