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Moody’s: Italia quasi ‘spazzatura’ ma Piazza Affari resiste

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L’Italia finisce un gradino sopra il livello ‘spazzatura’, ma Piazza Affari non ne risente: lo spread cala, o perlomeno non s’infiamma ulteriormente. E se questa mattina il Btp/Bund decennale ha toccato minimi di 282 punti base, attualmente si aggira sui 307, con un tasso di interesse sui titoli italiani che torna al 3,51%. L’apparente paradosso dei mercati che reagiscono positivamente al taglio di rating da parte di Moody’s nasce dal fatto che l’agenzia ha rimosso un fattore di incertezza, che il taglio era già prezzato dalle quotazioni dei Btp, e dal fatto che il downgrade a Baa3 si accompagna a un cambio della prospettiva sul merito di credito, da ‘negativa’ a ‘stabile’, che non fa presagire nuove bocciature nell’immediato. C’è dunque motivo per fare ‘ricoperture’ dopo che gli investitori si sono liberati, nelle scorse settimane, di parecchio debito italiano.

“I mercati – spiega in una nota Lorenzo Codogno, economista di Lc Macro – avevano già prezzato un downgrade, che è arrivato prima di quanto è atteso, ma anche un possibile outlook negativo. Dunque, nel complesso, questo (la mossa di Moody’s venerdì) dovrebbe essere una buona notizia per lo spread”. Nel giro di poche settimane, dice l’analista, “è probabile che tutte le tre maggiori agenzie di rating avranno messo l’Italia a un solo gradino dal livello ‘junk’ (speculativo)” ma “gli spread dovrebbero essere già coerenti con questo sviluppo atteso”.

Ma – secondo gli analisti – la quiete non è destinata a durare a lungo. Codogno nota che l’agenzia di rating ha messo in conto l’impatto delle modifiche alla legge Fornero solo sul 2019, ma “i cambiamenti è improbabile che siano una tantum”.

Questo è solo uno dei fattori in gioco. Con la lettera inviata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria all’Ue si apre la partita con Bruxelles, che chiedeva un aggiustamento strutturale di 0,6 punti percentuali contro l’espansione di 0,8 punti prevista dall’esecutivo. La Ue, con ogni probabilità, rigetterà la bozza inviata da Roma, dando tre settimane per cambiarla. Uno scenario che riserverà nuovi episodi di tensione con possibili ripercussioni sullo spread. “I ‘Signori dello spread‘ potrebbero spingere i tassi ancora più su”, ragiona Codogno, e in questa prospettiva, “prima arriva la procedura per deficit eccessivo, meglio è” visto che in questa verrà chiesto un cambio di rotta dopo il 2,4% di deficit del 2019: un fattore positivo per i mercati, ma “la situazione peggiorerà prima di migliorare”.

Nel frattempo, secondo Codogno, ci saranno probabili nuovi tagli del rating (S&P si esprime venerdì e come Fitch dà una prospettiva negativa al voto sull’Italia) e i dati sul sistema creditizio indicheranno che “un credit crunch (una stretta creditizia, ndr) è già iniziato”, mentre un deflusso dei capitali è già iniziato.

Erik Nielsen, capo economista di Unicredit, scrive che l’Italia rischia di rivedere il “brutto film” del 2010-2012, ispirato non tanto dalla realtà economica ma “dalla realtà politica della cornice istituzionali che le autorità si sono imposte” con le agenzie di rating che “si mettono in fila per tagliare il rating un gradino sopra la spazzatura”, il che “quasi certamente contribuirà a nuovi deflussi di capitali “mettendo le banche più piccole sotto pressione, danneggiando il meccanismo di trasmissione” della politica monetaria e dando “un bel grattacapo alla Bce“.

 

 

 

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