Dialogo avanzato Tim-Open Fiber per accordo su fibra

Un accordo commerciale sulla fibra tra Tim e Open Fiber sarebbe sempre più vicino. Lo chiariscono fonti vicine al dossier spiegando che la trattativa riguarda un maggior ricorso alle infrastrutture Tim da parte di Open Fiber nelle aree remunerative e della possibilità che Tim si serva della rete di Open Fiber in quelle a fallimento di mercato. L’accordo, anche se le trattative sono avanzate, non è ancora stato raggiunto.

A riportare per prima le voci di un accordo è stata Bloomberg, facendo schizzare il titolo di Tim in Borsa, fino alla sospensione per rialzo. Rientrato in Borsa il titolo guadagna il 2,8%. Questo accordo, e su questo punta la speculazione, potrebbe essere il primo passo di una futura alleanza. L’ad Amos Genish, che in questo momento sta presentando i conti del terzo trimestre all’approvazione del cda, ha già aperto a una possibile fusione tra gli asset nella fibra: “decidere il futuro dipende più dal governo che da noi. Noi siamo un potenziale acquirente interessato se c’è qualcosa sul tavolo ma spetta al governo decidere se Open Fiber è necessaria nel contesto attuale” ha recentemente dichiarato al Financial Times. Sul fronte alleanze peraltro Inwit, la controllata di Tim che gestisce le torri di trasmissione, ha già un accordo commerciale con Open Fiber, firmato a fine settembre, per cui mette a disposizione di Open Fiber le proprie torri per realizzare una parte della rete Of che utilizzerà la tecnologia Fixed Wireless Access (Fwa).

Senza fare alcun riferimento diretto a Tim e alla stessa Open Fiber, della quale è presidente, anche Franco Bassanini ha parlato della possibilità di fusioni: l’evoluzione dei mercati delle tlc, con la presenza di “vecchi” operatori tradizionali e nuovi solo whosale, “potrebbe portare a una rimonopolizzazione delle reti di distribuzione attraverso la fusione tra i vecchi incumbent e le nuove reti in fibra”, ha spiegato Bassanini. Una soluzione di questo tipo “potrebbe ridurre il rischio di avere una duplicazione di investimenti in molte aree e nessun investimento” in altre. Ci sarebbe infatti “un singolo operatore che serve tutti i retailers” e che avrebbe “tutti gli incentivi necessari a estendere la copertura e a garantire i prezzi di accesso”, “favorendo la concorrenza”.