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Cdp, piano da 200 mld in 3 anni. Tria: bene investimenti pubblici

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Nuova linfa per l’economia italiana. Innesto di risorse fresche per la crescita e per le imprese. E’ l’ambizioso piano che Cassa Depositi&Prestiti intende mettere in campo tra il 2019 e il 2021: “200 miliardi in tre anni a supporto di imprese, infrastrutture e territorio”. Mobiliterà, spiega Cdp, “oltre 110 miliardi di risorse proprie per la crescita economica e lo sviluppo sostenibile del Paese, attivando oltre 90 miliardi di risorse aggiuntive da investitori privati e altre istituzioni territoriali, nazionali e sovranazionali”. Per l’Ad, Fabrizio Palermo, il piano “sancisce l’avvio di una nuova fase”, e “con un impegno senza precedenti”.

Sono “quattro le principali linee di intervento del Gruppo”, spiega Cdp, dopo la riunione del consiglio di amministrazione che ha approvato il nuovo piano industriale, che vede aumentare le risorse movimentate del 32% rispetto al triennio precedente.

Notevole lo sforzo sul fronte delle imprese, che potranno contare su “83 miliardi di euro di sostegno con un’offerta integrata, vicina alle loro esigenze e focalizzata su innovazione, crescita ed export; anche attraverso un canale fisico rafforzato ed un canale digitale”. Cdp punta ad ampliare la platea di aziende coinvolte “con un target di 60mila imprese nell’arco di piano” e “con interventi più incisivi nel venture capital anche mediante una sgr dedicata e fondi epr incubatori ed acceleratori.

Poi, le infrastrutture. In questi caso, l’investimento è di 25 miliardi di euro “con un ruolo proattivo nella promozione, realizzazione e finanziamento delle infrastrutture; rilanciando una nuova partnership con la Pubblica Amministrazione sul territorio”. Cdp “affiancherà al tradizionale ruolo di finanziatore anche quello di promotore di nuove opere strategiche”, e attenzione al territorio anche “con l’avvio di piani città per la riqualificazione di aree urbane” e “iniziative a supporto del turismo”.

Come terzo punto, la cooperazione: “3 miliardi di euro per diventare co-finanziatore nei Paesi in via di sviluppo; Mentre per le grandi partecipazioni strategiche il Piano punta sul “rafforzamento delle competenze settoriali e industriali al fine di gestire il portafoglio di partecipazioni anche in logica industriale di lungo termine”. Cdp guarda a “obiettivi di crescita ambiziosi” che, sottolinea, verranno perseguiti mantenendo sempre il presidio sull’equilibrio economico-finanziario e patrimoniale”

Questo piano industriale- commenta il presidente Massimo Tononi – rappresenta un passaggio molto innovativo e allinea le strategie di Cassa depositi e prestiti con i grandi trend globali e gli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’Agenda 2030 dell’Onu. Al tempo stesso, conferma il profondo legame di Cassa depositi e prestiti con i suoi valori storici: il sostegno all’economia del Paese e al suo sviluppo, da un lato, e dall’altro la gestione e la tutela del risparmio che ci è stato affidato da milioni di italiani”.

Per l’Ad, Fabrizio Palermo, è un piano che “sancisce l’avvio di una nuova fase di Cassa depositi e prestiti che, con un impegno senza precedenti, assumerà nel prossimo triennio un ruolo di crescente proattività nel sostenere la crescita economica e lo sviluppo sostenibile. Stiamo introducendo – dice – un nuovo modello operativo che punta all’ulteriore rafforzamento delle competenze di gruppo, alla semplificazione organizzativa e operativa. Una trasformazione di grande respiro, che ci consentirà di attivare ingenti risorse in favore di imprese e territori, aumentando il numero e l’efficacia dei nostri interventi per favorire la crescita del Paese”.

Dopo la presentazione è arrivato il plauso del ministro dell’Economia, Giovanni Tria. “Ho sostenuto fin dall’inizio del mio mandato la necessità di un rilancio degli investimenti pubblici”, ha detto. Serve anche a contrastare un “rallentamento dell’economia che si sta accentuando”, a livello globale ma con un “riflesso anche in Italia”. “In questa prospettiva nel quadro programmatico del Governo c’è l’obiettivo, che a volte viene dimenticato, di portare gli investimenti pubblici al 3% del Pil”. Bisogna uscire dalla “trappola della bassa crescita”, avverte.

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