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Clima, appello degli investitori: eliminare carbone e tassare Co2

Le conseguenze economiche del surriscaldamento del pianeta, che sarebbero peggiori della crisi finanziaria del 2008, preoccupano anche chi i soldi li gestisce: oltre 400 gestori patrimoniali, tra cui importanti fondi pensione e compagnie assicurative (comprese Allianz, Axa e Zurich) hanno chiesto ai governi mondiali di intensificare le azioni di contrasto al cambiamento climatico. Gli investitori, con asset per 32mila miliardi di dollari, hanno evidenziato la necessità di eliminare gradualmente le centrali a carbone e di assegnare un prezzo “significativo” alle emissioni di carbonio.

Le richieste sono contenute nella “Dichiarazione degli investitori ai governi sui cambiamenti climatici”, firmata da 415 investitori e indirizzata ai Paesi presenti alla conferenza Onu sul clima (Cop24) in corso a Katowice, in Polonia. Nella dichiarazione si chiede di rafforzare gli impegni per rispettare l’accordo di Parigi sottoscritto nel 2015, che prevede di limitare l’innalzamento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Tra le priorità è evidenziata l’accelerazione degli investimenti del settore privato per la transizione a un’economia a basse emissioni di carbonio.

Gli investitori, che chiedono anche lo stop agli incentivi alle fonti fossili, si dicono “molto preoccupati” per le conseguenze sul clima di un riscaldamento globale “inaccettabile”, che avrebbe “impatti economici negativi”. Secondo la multinazionale inglese Schroders, tra i firmatari, un aumento delle temperature di 4 gradi nel lungo periodo comporterebbe perdite economiche di 23mila miliardi di dollari nei prossimi 80 anni. La cifra è tre-quattro volte più elevata degli impatti della crisi finanziaria del 2008.