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Facebook, scandali non fermano Zuck: è nella top 5 dei più ricchi

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Un 2018 di scandali, uno dietro l’altro, non è stato abbastanza per fermare la potenza economica di Facebook, che sta festeggiando nel migliore dei modi il suo 15esimo anno di attività: dopo l’utile record del quarto trimestre, il social vola in Borsa e Mark Zuckerberg guadagna in una giornata 6,2 miliardi di dollari. Adesso è al quinto posto nella classifica dei ‘paperoni’ mondiali. Superati in un colpo solo il patron di Zara Amancio Ortega e l’imprenditore messicano Carlos Slim. Con una ricchezza complessiva di 65,6 miliardi di dollari Zuckerberg si ritrova nella top 5 della classifica dei miliardari di Bloomberg, alle spalle di Jeff Bezos di Amazon, primo con 142,1 miliardi di dollari, Bill Gates con 95,8 miliardi, Warren Buffet con 84,9 miliardi, e Bernard Arnault con 76,6 miliardi.

In 15 anni, Facebook è passato dalla stanza di Harvard di Zuckerberg e dal lancio del 4 febbraio 2004 (con 1000 dollari di investimento) a più di 2 mld di utenti, ha affrontato la burrasca privacy, lo scandalo Cambridge Analytica, le polemiche sulle fake news e sul Russiagate nelle elezioni presidenziali americane, l’interrogazione del fondatore davanti al Congresso americano, le sempre ricorrenti proteste sulla tassazione dei big di Internet. Nonostante tutto, il colosso di Menlo Park ha archiviato il quarto trimestre con un utile netto in aumento a 6,88 miliardi di dollari, o 2,38 dollari per azione, sopra i 2,18 dollari attesi dagli analisti. I ricavi sono saliti del 30% a 16,91 miliardi di dollari, decisamente al di sopra dei 16,39 miliardi su cui scommetteva il mercato. La reazione in Borsa ai risultati sopra le attese è stata immediata, dal giorno dell’annuncio. ”La nostra comunità e il nostro business continuano a crescere. Abbiamo cambiato in modo fondamentale come gestiamo la società concentrandoci sui grandi temi sociali e investendo di più nelle nuove modalità per connettere le persone” ha affermato Mark Zuckerberg. Nel quarto trimestre, inoltre, gli amici di Facebook sono aumentati: gli utenti attivi giornalieri sono stati in media 1,52 miliardi nel dicembre 2018, il 9% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli utenti, quelli mensili, sono saliti del 9% a 2,32 miliardi. I ricavi da pubblicità sui dispositivi mobili hanno rappresentato il 93% del totale ricavi per il quarto trimestre 2018.

All’orizzonte, per Facebook e Zuckerberg, ora c’è il progetto di unire la piattaforma alle sue tre app, Messenger, WhatsApp e Instagram, che crescono e godono del favore dei più giovani più di quanto non succeda alla stessa casa madre. “Facebook ha rappresentato un tassello importante nell’educazione digitale della popolazione globale. Oggi si trova di fronte a naturali problemi di crescita, la sfida è arrivare ad un’integrazione dell’infrastruttura di WhatsApp, Messenger e Instagram. L’operazione non sarà facile, bisognerà farla digerire agli utenti e soprattutto agli enti regolatori”, spiega all’Ansa Vincenzo Cosenza, esperto di comunicazione digitale e autore del blog vincos.it.

L’ultimo problema di Facebook e di Zuckerberg è rappresentato da Apple. Cupertino ha bloccato il social media, revocando la sua autorizzazione ad accedere al programma che consente di diffondere internamente app senza passare tramite il processo di revisione di Apple. Un programma – riporta la stampa americana – riservato alle società di fiducia, quelle su cui si può fare affidamento. Il blocco è stato deciso dopo che Facebook – è l’accusa di Apple – ha infranto le regole e usato il programma per diffondere app in grado di raccogliere dati in cambio di soldi, anche fra i teenager di 13 anni. La decisione di Apple ha conseguenze ampie su Facebook: fra i dipendenti del social network è ‘panico’ visto che hanno perso l’accesso alle app interne, fra le quali quelle per i menù dei bar o per richiedere mezzi di trasporto. A questo si aggiunge l’impossibilita’ per Facebook di testare versioni di nuove app non ancora pubbliche, ma anche bloccando l’accesso ad alcune comunicazioni interne. ”Il programma Enterprise Devolper Program è solo per la distribuzione interna di app all’interno di una società. Facebook ha usato la sua appartenenza al programma per distribuire fra i consumatori app per la raccolta di dati, in violazione degli accordi” afferma Apple. Con il blocco di Facebook Apple si pone come garante per la privacy e la politica a Washington tira un sospiro di sollievo, vista la sua incapacità finora di agire su Facebook. Ma le critiche sono immediate: il controllo della privacy non può spettare ad una società rivale di Facebook come Apple.

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