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4 Febbraio 2019

Reddito cittadinanza, sito online. Conte: nostra riforma sarà studiata

Fortune

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È ufficialmente online il sito sul reddito di cittadinanza. Un provvedimento “complesso, frutto di un lavoro corale”, del quale si è detto molto “orgoglioso” il premier Giuseppe Conte. Una carta uguale in tutto e per tutto alla normale card Poste Pay, dello stesso colore giallo, con gli stessi loghi e senza alcun riferimento al reddito di cittadinanza. Tutto per evitare che chi percepisce il beneficio “venga riconosciuto e discriminato”, spiega il vicepremier Luigi Di Maio presentando la prima carta su cui sarà ‘caricato’ il Rdc da ritirare alle Poste. “Non vogliamo che ci siano discriminazioni – ha detto – abbiamo lavorato con Poste Pay per fare in modo che sia una card uguale”.

All’indirizzo redditodicittadinanza.gov.it, sono disponibili tutte le informazioni dettagliate su cos’è il beneficio, i requisiti necessari per richiederlo e cosa bisogna fare per ottenerlo: presentare la domanda, ritirare la carte, sottoscrivere i patti per il lavoro e l’inclusione sociale. Una sezione ad hoc è dedicata anche agli incentivi alle imprese che assumono i beneficiari. “Abbiamo faticato tanto, studiato le riforme simili realizzate in Ue e anche fuori e cercato di far di meglio”, spiega Conte definendo il reddito di cittadinanza “una conquista di civiltà”. E aggiunge “mentre noi abbiamo studiato molto per fare questa riforma, saranno altri che ora studieranno la nostra di riforma“.

Secondo i dati Istat “potrebbe interessare 1 milione 308 mila famiglie”, delle quali oltre la metà, il 57% al Sud: nelle stime “752mila vivono nel Mezzogiorno, 333 mila al Nord e 222 mila al centro”. Calcolando le relative incidenze si stima che le famiglie beneficiarie siano “il 9%” di quelle residenti nel Mezzogiorno, il 4,1% al Centro e il 2,7% al Nord.

“Chi vuole il reddito ad aprile, può fare domanda dal 6 al 31 marzo”, ricorda Di Maio sottolineando come il governo stia “rispettando la tabella di marcia”. Il provvedimento “lo abbiamo costruito intorno alle imprese“, che possono arrivare ad avere “fino a 18 mesi di sgravi, pari al reddito che stava prendendo la persona” che viene assunta, afferma il vicepremier pentastellato. “Se le aziende vogliono assumere e vogliono risparmiare potranno farlo proponendo un patto di formazione e di inserimento lavorativo”, ha aggiunto. La domanda e l’offerta di lavoro “non si sono mai incrociate, noi istituiremo un software unico e un sistema di incentivi che creerà l’incrocio tra domanda e offerta”.

Le stesse imprese, tuttavia, si sono dette non favorevoli all’iniziativa, in primis perché temono “abbia un effetto scoraggiamento” sulla ricerca del lavoro, ha spiegato oggi Confindustria. 

Ma Di Maio insiste: così “si ristabilisce il rapporto di fiducia tra lo Stato e i cittadini“. Lo Stato, ha ribadito, “torna amico dei cittadini” dopo “la batoste pro austerity”, e dal palco dell’Auditorium dell’Enel, dove il vicepremier sta presentando la prima carta, scopre la teca, coperta con un lenzuolo bianco, per mostrare la tessera gialla: “è come il decino di zio Paperone“, commenta non nascondendo il suo personale entusiasmo, culminato in un selfie con la carta. “Non potrà essere usata per il gioco d’azzardo e servirà sia per il reddito che per la pensione di cittadinanza. È la prova che le card esistono, le abbiamo stampate”, ha precisato ancora.

“Noi inietteremo 8 mld di euro nell’economia reale e questo è un ciclo che nel giro di un anno farà sì che noi entro i primi 12 mesi proporremo almeno un’offerta di lavoro nel territorio nazionale. Questo vuol dire che non è una misura assistenzialistica, che è una misura che dà fiducia e chiede di impegnarsi per dei doveri”, afferma il vicepremier. E citando Albert Einstein afferma: “tutti coloro che dicono che è impossibile dovrebbero lasciare stare chi ce la sta facendo”.  “In poco più di 7 mesi di governo abbiamo trovato i soldi, scritto il decreto e oggi facciamo un altro passo in avanti per smentire chi ha detto che il reddito è un’illusione, una presa in giro per i cittadini italiani”, conclude.

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