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Crescita (quasi) zero: Ue verso stima pil Italia 2019 allo 0,2%

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La notizia era nell’aria e conferma la brusca frenata dell’economia italiana. La Commissione Ue si appresta a rivedere le stime di crescita dell’Italia per il 2019, con un drastico taglio della sua ultima previsione sul Pil di novembre (1,2%) e di quella inserita dal Governo in manovra (1%): secondo quanto appreso dall’Ansa, nelle previsioni economiche invernali che la Commissione Ue pubblicherà domani, il Pil 2019 dell’Italia dovrebbe essere rivisto a 0,2%. Un dato, precisano fonti europee, che tiene in considerazione anche gli effetti della manovra varata a dicembre.

Si tratta di un dato che peggiora ancora la stima, già dimezzata, di Fmi e Bankitalia (0,6%) e che, se confermata, costringerebbe il governo a rivedere completamente gli obiettivi di bilancio, costruiti su un’ipotesi di crescita all’1%.

Ecco perché siamo in recessione

Arrivano successivamente anche le nuove stime dell’Upb. Il Pil italiano aumenterà dello 0,4 per cento nel 2019, mentre nel 2020 salirà dello 0,8 per cento, “stima che non incorpora l’attivazione delle clausole Iva”.

I fattori di rischio che circondano il quadro di previsione, però, “sono molteplici e orientati in prevalenza al ribasso”, sottolinea l’Autorità indipendente. L’andamento delle variabili internazionali “sconta infatti l’assenza di nuove restrizioni sul commercio internazionale, impatti complessivamente contenuti dagli attuali fronti di instabilità geo-politica (Brexit, crisi politica in Venezuela), oltre che l’ordinata normalizzazione delle politiche monetarie nelle maggiori aree valutarie”. Eventuali tensioni in questi ambiti “potrebbero accentuare la volatilità sui mercati, con effetti depressivi sulla crescita internazionale e sulle esportazioni italiane”.

Ulteriori, rilevanti elementi di rischio riguardano i tassi d’interesse sui titoli del debito sovrano: “un più elevato livello, soprattutto se persistente, potrebbe comportare un inasprimento delle condizioni creditizie con conseguente perdita di fiducia, destinata a riverberarsi sulle decisioni di spesa di famiglie e imprese. Per contro, un calo dei rendimenti sui titoli pubblici favorirebbe l’espansione delle disponibilità di spesa e dell’attività produttiva oltre i ritmi stimati nella previsione”.

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