Mediobanca, miglior semestre di sempre. Nagel, recessione non ci tocca

Share on facebook
Share on google
Share on twitter
Share on linkedin
Share on whatsapp

Miglior semestre di sempre per l’istituto di credito italiano che registra nei primi sei mesi del 2018-2019 ricavi per 1,27 miliardi (+9%) e un utile netto di 451 milioni (da 476 milioni dello stesso periodo dell’esercizio precedente che aveva beneficiato di proventi non ricorrenti) con un Rote all’11%. Risultati decisamente sopra le attese degli analisti.

“Gli azionisti storici e il consiglio hanno fatto un buon lavoro”, merito anche del fatto che gli “azionisti di peso partecipano alle discussioni, così come avveniva in passato, ma non abbiamo il patto di sindacato come in passato”, sottolinea l’ad di Mediobanca Alberto Nagel rispondendo a una domanda di un analista sulla governance. “Quindi penso che gli azionisti siano stati molto bravi nell’aver conseguito il risultato di non avere un patto pur rimanendo azionisti stabili – ha aggiunto – e nell’aver preso coscienza del fatto che per una banca come Mediobanca, che ha più del 50% del capitale in mano a investitori istituzionali, era importante fare un ulteriore passo avanti in termini di regole di governance, in particolare nella nomina del consiglio, e hanno deciso di conferire al consiglio questa prerogativa piuttosto che continuare ad esercitarla – sottolinea – Penso che queste siano due pietre miliari nella storia di Mediobanca che ne hanno migliorato l’equity story: il capitale flottante in conseguenza di queste decisioni è aumentato e il nostro peso negli indici aumenterà perché la maggior parte dei nostri azionisti storici sarà considerata capitale flottante perché non c’è più patto a limitare la possibilità di vendere o fare trading con la quota”, conclude Nagel.

Il margine di interesse di Mediobanca è aumentato del 4,2% a 700,6 milioni grazie all’andamento degli attivi e dei margini, in particolare nel credito al consumo e in holding functions. Le commissioni sono cresciute del 7,5% a 312,9 milioni, trainate da Wealth management e Corporate investment banking. Quest’ultimo è in crescita del 16% nell’ultimo trimestre per il favorevole andamento delle attività di corporate finance. Il risultato operativo si è attestato a 606 milioni (+16%, dopo un costo del rischio contenuto a 52 punti base (le attività deteriorate sugli impieghi sono scese: lorde al 4,3%, nette all’1,9%) In forte aumento le masse della clientela (‘TFA’ +11% a 65 miliardi), con ‘net new money’ (ossia una raccolta netta) di 3,4 miliardi nel semestre (di cui 1,5 miliardi nell’ultimo trimestre). Aumentati gli impieghi (+8% a 42,9 miliardi). A livello del capitale il Cet1 è al 13,9% includendo circa 40 punti base di deduzione per l’intero buy back mentre lo Srep comunicato per il 2019 è all’8,25%. Sul fronte regolamenbtare una buiona notiza è stato anche l’estensione al 2014 del ‘cmpromesso danese’ per la quota in Generali (13%), che ha evitato una deduzione dal Cet1 di 120 punti base nell’ano in corso.

“Abbiamo un conto economico cresciuto in maniera robusta e associato a una dotazione di patrimonio più solida rispetto a prima”, afferma Nagel sui risultati e le prospettive dell’istituto. Tutto questo “mette la banca in una posizione positiva in uno scenario con pressioni macro che è meno intonato rispetto all’anno precedente, a pressioni regolamentari e all’esigenza di smaltire Npl. Ma Mediobanca non è toccata da queste ultime tematiche e può concentrarsi sulla crescita. Continuerà questo tipo di percorso anche nel secondo semestre“, indica Nagel. Interpellato poi sulla recessione in arrivo il numero uno della banca milanese ha sottolineato che “per noi è rilevante l’impatto sui mercati finanziari non dall’economia che cresce meno”.

E per metà 2019 è previsto il closing in Indonesia, precisamente “nel quarto trimestre o nel primo trimestre del prossimo esercizio, a seconda del processo autorizzativo”,  afferma Nagel. La vicenda riguarda l’acquisto della quota di Bfi Finance realizzato attraverso Compass (CheBanca!), ritardato dal fatto che si è messo di traverso Apt, ex socio della società di credito al consumo del paese asiatico.