Ue, taglio record Pil Italia. Crolla Piazza Affari

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Piazza Affari crolla sotto l’annuncio delle stime Ue sulla crescita dell’economia italiana per il 2019. Ad accompagnare Milano verso il triste primato di ‘peggiore’ in Europa insieme a Francoforte (-2,67%), anche la delusione per le stime sul 2019 di Fca che trascinano in ribasso la Borsa Italiana, con il Ftse Mib che chiude in calo del 2,59%. Lo spread tra Btp e Bund arriva ai massimi da due mesi e tocca i 285 punti base (chiudendo a 283) col rendimento del decennale italiano che sfiora il 3%.

A pochi giorni dall’annuncio della recessione dell’Italia a fine 2018, le stime dell’Ue sulla crescita del Paese per quest’anno arrivano come una vera e propria doccia fredda che – di certo – non sembra essere il preludio di un anno “bellissimo”, come quello che aveva pronosticato il premier Giuseppe Conte.

Nel 2019 il Pil italiano “crescerà dello 0,2%, considerevolmente meno di quanto anticipato” nelle previsioni autunnali (+1,2%), scrive la Commissione Ue nelle nuove stime che vedono un’attività economica “anemica” nella prima metà dell’anno. La revisione, la più ampia in Ue, è dovuta a “un rallentamento peggiore del previsto nel 2018, incertezza di policy globale e domestica e a una prospettiva degli investimenti molto meno favorevole”. La stima del Pil 2020 è 0,8%.

L’Italia resta fanalino di coda in Ue, ma non è l’unico Paese a registrare dati e previsioni negative in un’Eurozona che soffre e che vede un crollo del Pil anche in Germania e Olanda. Pronta a intervenire la Banca Centrale Europea che spiega come “i rischi per le prospettive di crescita nell’area dell’euro si siano orientati al ribasso per via delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici e alla minaccia del protezionismo, alla vulnerabilità dei mercati emergenti e alla volatilità dei mercati finanziari”, sottolinea confermando che il consiglio direttivo “è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui a dirigersi stabilmente” verso l’obiettivo prossimo al 2%”.

L’Italia

Le cause del crollo del Pil in Italia sono riconducibili sia a dinamiche poco virtuose del commercio mondiale, ma anche al crollo della domanda interna e dall’incertezza delle politiche attuate dall’attuale governo. “L’economia italiana – scrive la Commissione Ue – ha cominciato a perdere slancio all’inizio del 2018”, ed è finita in contrazione nella seconda metà, col Pil “calato di 0,2% negli ultimi tre mesi”. Ma mentre la frenata iniziale era “largamente dovuta al commercio mondiale meno dinamico, il recente allentamento dell’attività economica è dovuto a una domanda interna pigra, in particolare su investimenti”, mentre pesa “l’incertezza legata alla policy del Governo e l’aumento dei costi di finanziamento”. “Dopo la revisione della manovra a dicembre 2018 i tassi sono scesi ma sono ancora significativamente più alti di un anno fa”, scrive Bruxelles.

E per il futuro, le prospettive di crescita italiane “sono soggette ad elevata incertezza”. Nel 2020 ci si aspetta una ripresa della crescita a 0,8%, sostenuta dai consumi privati, “aiutati da un aumento delle entrate reali disponibili a causa dei prezzi più bassi del petrolio” e solo “marginalmente” supportata dall’introduzione del reddito di cittadinanza. Che però in parte sarà “smorzata dalle prospettive dell’occupazione in deterioramento”. Invece gli investimenti “decelereranno bruscamente nel 2019 e resteranno fermi nel 2020”. Gli export, dopo la frenata della prima metà del 2018 si sono ripresi, e ci si aspetta che crescano “con un passo più vicino” a quello della domanda estera. E mentre il rallentamento degli investimenti riduce la crescita dell’import, gli export netti “forniranno sostegno marginale alla crescita del Pil”. Per quanto riguarda l’inflazione, la stima per il 2019 è 1%, per poi salire all’1,3% nel 2020.

L’Eurozona

Per ciò che riguarda l’Eurozona, “l’economia europea crescerà per il settimo anno consecutivo nel 2019 con previsioni espansive in tutti gli stati membri”, ma “il ritmo di crescita complessivo ci si aspetta che si modererà rispetto agli alti tassi degli anni recenti”, con “un outlook soggetto a grande incertezza”. Così le previsioni economiche d’inverno della Commissione Ue tagliano nettamente al ribasso (-0,6%) il pil dell’eurozona per il 2019 all’1,3% rispetto all’1,9% delle previsioni d’autunno. Anche per il 2018 il pil è rivisto al ribasso all’1,9% dal 2,1%. In particolare, si legge nelle previsioni, “un alto livello di incertezza circonda l’outlook economico e le proiezioni sono soggette a rischi al ribasso”, in particolare dovuti a “tensioni commerciali, che hanno pesato sulla fiducia per un certo periodo” anche se ora “si sono in qualche modo alleviate ma restano una preoccupazione”. Giocano in ruolo di spicco in questo processo l’economia della Cina e la Brexit. “Tra i maggiori stati membri, revisioni al ribasso della crescita sono state considerevoli”, oltre che per l’Italia, anche per “Germania e Olanda”. Il pil della Germania è stato rivisto all’1,1% dall’1,8%, mentre quello dell’Olanda all’1,7% dal 2,4%, con un taglio per entrambi i Paesi dello 0,7% rispetto alle previsioni d’autunno. Per l’Italia il taglio è ancora maggiore, dell’1%.

Taglio anche delle stime Ue sull’inflazione: il tasso dell’eurozona per il 2019 scenderà all’1,4% dall’1,8% previsto in autunno e dall’1,8% del 2018. L’inflazione dovrebbe leggermente risalire all’1,5% nel 2020, con un leggero taglio anche qui rispetto all’1,6% previsto a novembre. Per l’Ue a 27 l’inflazione sarà dell’1,6% quest’anno e dell’1,7% nel 2020, rivista ugualmente al ribasso rispetto all’1,9% per quest’anno ma invariata per l’anno prossimo rispetto alle precedenti stime.