Ubi: bene 2018 ma titolo crolla su ipotesi cambio piano industriale

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Si chiude con risultati positivi il 2018 di Ubi Banca, tanto da vantare un utile d’esercizio, al netto delle poste non ricorrenti, che la banca ha definito “il miglior risultato degli ultimi 10 anni”. Ma l’annuncio mattutino del consigliere delegato di Ubi, Victor Massiah sulla necessità di cambiare il piano industriale in vista di nuovi scenari economici avversi, ha causato un crollo del titolo a Milano e Ubi viene così congelata per eccesso di ribasso, con un calo teorico del 5%.

“Il differente scenario che si è creato per il 2019 – tassi ancora negativi e spread che è il doppio di quello che era stato previsto nel piano industriale attuale – ci porta a consigliare, a raccomandare, nel passaggio di testimone al nuovo Consiglio, la produzione di un nuovo piano industriale“, afferma Massiah in una videointervista. “Questo piano industriale, che avrebbe inevitabilmente un orizzonte temporale nuovo, può sostituire in maniera anticipata quello attuale che comunque ha 18 mesi di vita residui perché scade a fine del 2020, con uno scenario di tassi e di spread diverso, con uno scenario di crescita purtroppo in questo momento diverso, ma che allo stesso tempo può portare dentro, nel piano, le lezioni apprese, ulteriori, che abbiamo compreso in questi anni e che mi portano comunque a essere ottimista”, aggiunge. “Noi, nonostante delle condizioni avverse, riteniamo che possiamo impegnarci a cercare di realizzare per il 2019 un utile superiore” a quello del 2018.

Nel 2018 si è registrato un utile netto contabile a 425,6 milioni (49,7 milioni nel 2017, al netto di 640,8 milioni di badwill derivante dall’acquisizione delle 3 banche), mentre l’utile d’esercizio, al netto delle poste non ricorrenti, è a 302,4 milioni (188,7 milioni nel 2017). Il cda ha proposto un dividendo di 12 centesimi per azione. Il Cet1 fully loaded al 31 dicembre si attesta all’11,34% (11,42% del 30 settembre). L’istituto ricorda che i risultati includono, dal 1 aprile 2017, le 3 Banche e che per la differenza di perimetro, è più significativo il confronto tra quarto e terzo trimestre 2018, con l’utile contabile a 215,1 milioni (1,6 milioni nel terzo trimestre. Al netto delle componenti non ricorrenti, l’utile netto dell’ultimo trimestre si attesta a 41,8 milioni (38,5). L’utile normalizzato, in base al quale viene calcolato il dividendo proponibile, “è stimato in crescita nel 2019 rispetto al 2018, e non include alcun utilizzo di Dta (crediti fiscali, ndr) la cui iscrivibilità nel tempo sarà ridefinita alla luce del nuovo Piano Industriale, da completarsi indicativamente entro il 2019”.

Ubi sottolinea che l’esercizio 2019 si svolgerà in uno scenario macroeconomico diverso da quello previsto nel Piano, ma che “gli oneri operativi e la qualità del credito, ambedue sono attesi, con risultati migliori e in significativo anticipo rispetto ai target” e che lo stock di crediti deteriorati, come le rettifiche sui crediti, è stimato in “ulteriore importante contrazione”. Nel 2018, i crediti deteriorati lordi sono al 10,42% del totale (12,85% rispetto al 1 gennaio del 2018) e sono scesi a 9,7 miliardi (-21,7%) rispetto a inizio 2018. I crediti deteriorati netti sono il 6,72% del totale (8,19% a inizio 2018). Risultati ottenuti, spiega Ubi, “valorizzando ulteriormente la piattaforma di recupero crediti interna alla Banca”. Nell’anno sono state effettuate cessioni massive Gacs e non per un totale di circa 1,85 miliardi e sono stati altrimenti recuperati mediante gestione ordinaria circa 850 milioni. Infine, la raccolta totale si è attestata a circa 187 miliardi (dai 190,9 a inizio dell’anno), influenzata nell’ultimo trimestre anche da un effetto mercato negativo per circa 4 miliardi sulla componente indiretta “in relazione all’andamento dei mercati internazionali, che ha colpito sia risparmio gestito che raccolta amministrata”.