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Credit Agricole: nel 2018 utile netto cresce del 10%

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Una crescita del 10% dell’utile netto e proventi operativi netti che si attestano a 1.938 milioni (+13%): questi i numeri del 2018 del gruppo Bancario Credit Agricole. Guidato dal ceo Giampiero Maioli, il gruppo comprende Crédit Agricole Cariparma (capogruppo), Crédit Agricole FriulAdria, Crédit Agricole Carispezia, Crédit Agricole Group Solutions e Crédit Agricole Leasing Italia.

Le masse totali (comprensive dei volumi derivanti dall’acquisizione delle 3 Casse di risparmio), si attestano a 134 miliardi; gli impieghi verso la clientela a 46 miliardi (+6%). Migliora la qualità del credito con la riduzione dell’incidenza sul totale crediti verso clientela sia del totale crediti deteriorati netti (3,8% rispetto al 6,3% del 2017) sia delle sofferenze nette (1,4% dal 2,7% di dic.’17). Contestualmente sono in aumento il grado di copertura dei crediti deteriorati (52,5% dal 44,9%) e delle sofferenze (68,4% dal 59,5%). Il contenimento degli Npl è stato conseguito attraverso la dismissione di uno stock di crediti deteriorati pari a 1,4 miliardi lordi. La raccolta gestita ha raggiunto i 34,4 miliardi (+3,3%) mentre la raccolta diretta si è attestata a 48,2 miliardi di euro (-4,4%) “coerentemente alla strategia di riduzione della raccolta volatile ed onerosa, pur continuando a mantenere una posizione di liquidità più che soddisfacente (LCR al 148%). La solidità patrimoniale si conferma adeguata con un Common Equity Tier 1 al 11,2% ed un Total capital ratio al 16,8%.

“In uno scenario caratterizzato da un rallentamento della crescita economica e da tassi di interesse che permangono in territorio negativo, gli interessi netti ammontano a 991 milioni (+8%); le commissioni nette, che rappresentano oggi il 46% dei proventi, sono pari a 898 milioni (+18%)”, spiega una nota. La performance è trainata sia dalle commissioni legate all’attività bancaria tradizionale (+20%), sia dalle commissioni da attività di gestione, intermediazione e consulenza (+15%). Gli oneri operativi considerando quelli per l’integrazione delle tre banche acquisite pari a circa 30 milioni, e “la crescita strutturale degli investimenti previsti dal Piano industriale sono controbilanciati dall’intensificazione delle azioni di riduzione dei costi ordinari”. Gli oneri includono i contributi al Fondo di Risoluzione Unico e al Fondo di Garanzia dei Depositi pari a 40 milioni, complessivamente in aumento del 20%.