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Confindustria: con cantieri aperti +1% Pil in 3 anni

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Riaprire i cantieri è fondamentale per il rilancio dell’economia. Questo il mantra di Confindustria – e non solo – che, ormai da mesi, ne ribadisce l’importanza. Questa volta, però, gli industriali parlano con i dati alla mano: la riapertura dei cantieri, infatti, “potrebbe alzare il Pil italiano di oltre l’1% in tre anni rispetto allo scenario previsivo di base, con un aumento molto limitato del deficit”, scrive il Centro studi di Confindustria, profilando per l’Italia “un anno difficile” e confermando la previsione di inizio febbraio che, se “anche se il Pil risalisse dal secondo trimestre, è alta la probabilità di una crescita annua poco sopra lo zero”.

Il settore delle costruzioni in Italia, sottolinea il Csc, “ha un peso molto significativo nel sistema economico: genera un valore aggiunto pari a 65 miliardi di euro (il 5% del totale); occupa 1,6 milioni di persone (oltre il 6%); è costituito da un tessuto produttivo di circa 500 mila imprese (11%); gli investimenti in costruzioni valgono circa il 45% del totale realizzato in Italia (130 miliardi di euro nel 2017, su 290). Dunque – evidenzia – il mancato recupero del settore edile zavorra la dinamica complessiva del Pil italiano”.

Il Centro studi di Confindustria riporta anche la stima sul ‘peso’ dei cantieri fermi: “stime aggiornate a inizio 2019 indicano che in Italia ci sono cantieri bloccati per un valore complessivo di 27 miliardi di euro, senza contare la Tav Torino-Lione (indagine Ance). Questo valore si riferisce a investimenti in opere pubbliche la cui realizzazione è ferma per ragioni burocratiche. La stima potrebbe anche essere inferiore al valore effettivo dei lavori fermi, perché l’indagine non copre tutti gli appalti”.

Guardando in generale alle prospettive economiche del Paese, il Csc parla di “un anno difficile” per l’Italia: “l’export è debole, gli investimenti attesi in calo, soffre l’industria. Tengono finora i consumi, ma con un futuro incerto”, mentre “pesa l’Eurozona debole” e ci sono “rischi di una frenata Usa”. L’attività economica, sottolinea, “a inizio 2019 resta debole. Il Pmi a gennaio è sceso a 48,8 (da 49,5 nel quarto trimestre 2018), con un calo marcato nel manifatturiero, per valutazioni più negative su ordini e produzione, meno nei servizi. A gennaio per la produzione industriale è atteso un piccolo rimbalzo, anche per la ricostituzione delle scorte (stime Csc)”, ma “nei mesi successivi la dinamica della produzione rischia di essere ancora negativa, dopo il forte calo dell’ultimo trimestre 2018 (-1,1%), quando si è ridotto molto il fatturato (-1,6%), specie nei beni intermedi”.

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