4 Aprile 2019

Rimborso risparmiatori ‘truffati’, la posta in gioco

Fortune

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Risarcire tutti, a prescindere, è una strada difficilmente percorribile. A meno che non si voglia andare incontro a una procedura d’infrazione Ue, come avvenuto nel caso delle quote latte, e a una contestazione della Corte dei Conti per danno erariale. La contesa in corso fra Lega e Cinquestelle, da una parte, e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, dall’altra, si fonda su un problema tecnico sostanziale. La selezione dei risparmiatori a cui effettivamente spetta il rimborso, stando alle norme Ue, è un passaggio obbligato: vanno individuati i casi in cui c’è stata una truffa, o quanto meno una colpevole carenza informativa da parte della banche, e vanno distinti da quelli in cui le perdite sono conseguenti, semplicemente, a un investimento rischioso.

Non solo. Oltre al merito, va regolato il metodo. Serve, secondo l’interpretazione del Tesoro, una legge che stabilisca i criteri per farlo. Altrimenti la responsabilità ricade solo su chi firma gli atti amministrativi per erogare i rimborsi. Questo è il nodo principale che va sciolto. E su cui non c’è ancora una sintesi che possa far pensare a una soluzione. Il  Cdm si è chiuso senza un accordo e il premier Conte ha convocato per lunedì le associazioni dei risparmiatori a Palazzo Chigi.

La proposta di Tria resta quella di inserire nel Dl crescita le misure sugli indennizzi modificando e specificando quanto previsto dalla legge di Bilancio. Salvini e, soprattutto, Di Maio spingono invece per un provvedimento immediato: i decreti attuativi della norma prevista in manovra, a carico del Mef. E vogliono evitare che una nuova legge ‘corregga’ l’apertura fatta con la Manovra. Come dimostra la posizione trapelata da fonti Cinquestelle a Cdm già in corso: la norma truffati delle banche è già in legge di Bilancio e nasce dell’ascolto e dalle richieste delle associazioni di risparmiatori. Una nuova norma nel dl crescita che non recepisce le richieste delle associazioni non serve ai truffati anzi blocca le procedure. È necessario – spiegano le stesse fonti – come ribadito dal Vicepremier Luigi Di Maio al question time al Senato, firmare velocemente i decreti ministeriali che attuino la norma salva truffati varata in legge di bilancio.

Alla fine del Cdm, la stessa fermezza. “Vince la linea Di Maio in Consiglio dei ministri sul risarcimento dei risparmiatori truffati”, è l’interpretazione autentica in casa M5s. In realtà anche Tria è stato irremovibile e nessun decreto attuativo verrà pubblicato dal Mef. Si pensa, a questo punto, di rendere attuativo il Fondo per gli indennizzi ai risparmiatori truffati attraverso un decreto della presidenza del Consiglio. In questo caso, servirebbe comunque una correzione della legge di Bilancio, che prevedeva due decreti attuativi del Mef.

 

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