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Carige, 2018 da incubo: persi 2,4 mld di risparmi

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di Paolo Algisi – I giorni drammatici che si consumarono a Genova alla fine del 2018, con la bocciatura da parte della famiglia Malacalza dell’aumento di capitale di Carige richiesto dalla Bce, le conseguenti dimissioni del cda e il commissariamento della banca, misero a dura prova la tenuta dell’istituto ligure, che si avvitò in una crisi di liquidità arginata solo dall’intervento dello Stato.

Un velo su quei frangenti di grande incertezza viene sollevato dalla relazione dei commissari sulla situazione della banca al 31 dicembre scorso. In cui si rivela come, a fine dello scorso anno, l’Lcr ratio, l’indice che misura la disponibilità di attivi prontamente liquidabili, si immerse sotto il limite regolamentare del 100%, fino a quota 87%, per poi risalire al 154% a febbraio, quando solo grazie alla garanzia dello Stato Carige – a cui per tutto il 2018 era stato precluso l’accesso ai mercati – poté emettere 2 miliardi di euro di bond. A fiaccare la liquidità contribuì una emorragia di raccolta che privò la banca di 2,36 miliardi di euro, facendola scendere da 16,86 a 14,5 miliardi nel corso del 2018 (-14%). La gran parte dei quali (1,82 miliardi) lasciarono Genova nel corso del quarto trimestre, quando lo stop all’aumento scatenò l’incertezza, costringendo la Bce a commissariare, la Consob a sospendere il titolo in Borsa e lo Stato a stendere una rete di sicurezza, mettendo a disposizione fino a un miliardo da utilizzare nel caso in cui dovesse fallire il tentativo dei commissari di trovare un partner.

Nel 2018 dai conti correnti furono ritirati 800 milioni, dai depositi vincolati 140 milioni e i bond in circolazione diminuirono di 1,4 miliardi. Il cortocircuito di fine anno, con i Malacalza che bocciarono la manovra del loro cda, in sella da soli tre mesi, ha danneggiato anche i conti e “accresciuto il rischio reputazionale” alimentando una “percezione negativa” della banca “da parte di clienti e investitori”. “La complessiva situazione che si è venuta a generare – affermano i commissari – ha comportato impatti economici negativi significativi” a causa, in particolare, “dell’aumento del tasso e del ritardato rimborso del prestito subordinato” da 320 milioni del Fitd, “delle commissioni” da pagare allo Stato per la garanzia sui bond e della “contrazione dei volumi di raccolta e impieghi”.

Impatti che si sono riflessi nell’incremento da 400 a 630 milioni dell’aumento necessario a mettere la banca in sicurezza. La relazione è stata stesa in un’ottica di continuità aziendale alla luce della “ragionevole aspettativa” che la banca possa continuare la sua “esistenza operativa”. Perché ciò possa succedere occorre trovare un cavaliere bianco “nel breve periodo” o in alternativa qualcuno disponibile a sottoscrivere 630 milioni di aumento. I commissari stanno trattando l’ingresso di Blackrock. “Stiamo attendendo la proposta” del fondo Usa ma “credo che la conversione del nostro bond sarà inevitabile”, ha detto il presidente del Fitd, Salvatore Maccarone, con il sistema bancario disponibile a un nuovo sacrificio pur di salvare Carige. Alla banca la Bce ha concesso qualche settimana in più per cercare una difficile quadra. “Noi abbiamo il 17 aprile in programma un cda ma non so se entro quella data arriverà la proposta”, ha detto ancora Maccarone. Senza un partner o i soldi, ammettono i commissari, non resterà che la “ricapitalizzazione precauzionale” dello Stato.