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Lega e M5S contro sul caso Siri: la difesa di Salvini e l’affondo di Di Maio

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Indagato per corruzione. Ad essere al centro del ciclone è il sottosegretario ai Trasporti della Lega Armando Siri che, secondo la Procura di Roma, avrebbe inserito – sotto pagamento – una norma nel Def 2019 mirata a favorire l’erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili. Rapido l’intervento del ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli che, seduta stante, ritira le deleghe al sottosegretario. Una linea compatta, quella a 5 stelle, con il vicepremier Luigi Di Maio che commenta “sarebbe opportuno che il sottosegretario Siri si dimetta”. Ma la Lega non ci sta, e il vicepremier Matteo Salvini si schiera subito in appoggio del ‘suo’ sottosegretario: “Siri non si deve dimettere. C’è solo un’iscrizione nel registro degli indagati e solo se sarà poi condannato dovrà mettersi da parte”. A non sbilanciarsi, come nel suo stile, il premier Giuseppe Conte, che non ha voluto esprimere una valutazione in attesa di un incontro vis-à-vis con l’interessato, pur ricordando che il “contratto prevede che non possono svolgere incarichi ministri e io dico sottosegretari sotto processi per reati gravi come la corruzione”.

Secondo quanto emerso dal decreto di perquisizione dei pm romani nel filone di indagine trasmesso dai colleghi di Palermo, Siri è accusato di corruzione dalla Procura di Roma per avere – nella sua “duplice veste di senatore della Repubblica e sottosegretario alle Infrastrutture” – asservito “le sue funzioni e i suoi poteri ad interessi privati”. Una azione in cui, secondo i magistrati della Capitale, sarebbe coinvolto Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia responsabile del programma della Lega sull’Ambiente, che risponde di concorso in corruzione. Il professore è indagato anche a Palermo nel filone principale dell’inchiesta per corruzione e intestazione fittizia di beni: secondo i pm siciliani sarebbe stato in affari con l’imprenditore dell’eolico Vito Nicastri, tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Per i magistrati però Siri non sarebbe stato a conoscenza dei legami tra l’imprenditore mafioso e l’ex parlamentare.

Il tentativo di inserire la norma nel Def ‘a pagamento’, non sarebbe andato a buon fine, come ha voluto sottolineare Salvini che sembrerebbe conservare “piena fiducia nel sottosegretario, non ho dubbio alcuno“, e auspica “che le indagini siano veloci per non lasciare nessuna ombra”. Ma il Movimento 5 stelle ha le idee chiare e Toninelli ritira subito la delega al sottosegretario: “alla luce delle indagini delle procure di Roma e Palermo, con il coinvolgimento della Direzione investigativa antimafia di Trapani” è stato “disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario Armando Siri, in attesa che la vicenda giudiziaria assuma contorni di maggiore chiarezza. Secondo il Ministro, una inchiesta per corruzione impone infatti in queste ore massima attenzione e cautela”, si legge in una nota del Ministero.

Siri, dal canto suo, respinge ogni accusa: “non ho mai piegato il mio ruolo istituzionale a richieste non corrette – afferma in una nota – chiederò di essere ascoltato immediatamente dai magistrati e se qualcuno mi ha accusato di queste condotte ignobili non esiterò a denunziarlo”, aggiunge. Mentre Di Maio lo invita a dimettersi, con una postilla “gli auguro di risultare innocente e siamo pronti a riaccoglierlo nel governo quando la sua posizione sarà chiarita”. E aggiunge “non so se Salvini sia d’accordo con questa mia linea intransigente, ma è mio dovere tutelare il governo e l’integrità delle istituzioni”.

 

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