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14 Maggio 2019

Pesticidi, conti e Borsa: tutti i problemi di Bayer (e Monsanto)

Alessandro Pulcini

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Per rappresentare in maniera simbolica i problemi della Bayer-Monsanto è utile tornare al 26 aprile, quando gli azionisti, per entrare nel World Conference Center di Bonn, in Germania, e partecipare all’assemblea del gigante di prodotti chimici, furono costretti a calpestare il tappeto di api morte con cui furono accolti dagli attivisti che protestavano contro i pesticidi del gruppo, mostrandone le conseguenze. Un’accoglienza macabra per un’assemblea che, per un attimo, ha fatto pensare al baratro per l’unione tra americani e tedeschi, con la Bayer vittima della rivolta dei suoi stessi azionisti. Ora, arriva una nuova tegola: secondo una sentenza statunitense il colosso tedesco deve pagare 2 miliardi di dollari a una coppia che ha usato il pesticida della Monsanto, Roundup, per oltre 30 anni, contraendo il cancro. 

Bayer Monsanto
epa07529228 EPA/FRIEDEMANN VOGEL

Al World Conference Center di Bonn la maggioranza degli azionisti (il 55%) votò contro l’operato dell’amministratore delegato Werner Baumann, costringendo i vertici del gruppo a convocare una riunione d’emergenza, chiusasi nella notte con la conferma del ruolo del ceo. Molti grandi soci si sono detti però a questo punto insoddisfatti della decisione del board, arrivando a far trapelare attraverso fonti citate da Bloomberg, la loro “frustrazione” per la mancanza di rispetto del voto e la volontà di rivedere l’intera strategia del colosso della chimica, considerando persino l’eventualità di una scissione delle attività tra farmaceutiche e della chimica per l’agricoltura.

Alla base di tutto, naturalmente, c’è l’acquisto da parte di Bayer dell’americana Monsanto, voluto da Baumann. Un’operazione da 63 miliardi di dollari che ha fatto però perdere al gruppo tedesco 39 miliardi di valore di mercato (e ha portato a questi risultati nel 2018), a causa della serie innumerevole di cause legali (se ne contano oltre 13 mila) intraprese in America per i danni causati dal diserbante Roundup, utilizzato da Monsanto e considerato cancerogeno (anche se non dall’agenzia ambientale Usa, che al contrario dell’Oms non ha riscontrato legami tra il glifosfato e il cancro).

bayer monsanto
epa07529224  EPA/FRIEDEMANN VOGEL

Ora Bayer incassa una nuova sconfitta, la terza consecutiva negli Stati Uniti, proprio per il Roundup della Monsanto. Una giuria di Oakland, in California, stabilisce che il colosso tedesco deve pagare 2,055 miliardi di dollari a una coppia che ha usato Roundup per oltre 30 anni e ha contratto il cancro. Il diserbante – secondo i giurati – ha rappresentato un “fattore significativo” nella malattia di Alva e Alberta Pilliod. Il verdetto segue le altre due recenti sconfitte in tribunale, per le quali altre giurie hanno condannato complessivamente Bayer a pagare 159 milioni di dollari. Bayer si è impegnata a presentare appelli in tutti e tre i casi. La decisione della giuria, spiega Bayer in una nota dopo la decisione di Oakland, “è in conflitto diretto con le decisioni dell’Agenzia per la Protezione Ambientale e il consenso delle autorità sanitarie globali, secondo le quali i prodotti a base di glifosato possono essere usati in modo sicuro e non sono cancerogeni”. Dei 2,055 miliardi di dollari chiesti dalla giuria, un miliardo di dollari sono di danni punitivi. Si tratta di una cifra elevata che, secondo alcuni osservatori, potrebbe spingere Bayer a patteggiare le innumerevoli cause su Roundup. Un patteggiamento globale che potrebbe valere 5 miliardi di dollari.

Al di là del tonfo alla Borsa di Francoforte dopo la sconfitta legale (il titolo è arrivato a perdere fino al 7,4% in avvio di seduta, il minimo da sette anni), i problemi non arrivano solo dagli Stati Uniti, per Bayer. Monsanto è al centro di un altro scandalo. Nel 2016 l’azienda americana avrebbe stilato una lista di personaggi dell’opinione pubblica francese – per la maggior parte politici e giornalisti – da convincere per migliorare l’immagine dell’azienda ma non si esclude che la stessa cosa sia avvenuta negli altri paesi europei, rende noto Handelsblatt in edicola oggi.

Il nuovo responsabile dei lobbysti di Bayer, Matthias Berninger, ha detto esplicitamente che si può immaginare che simili liste siano state fatte in tutti i paesi europei per dare un’immagine diversa di Monsanto, e soprattutto per convincere sulla bontà del glifosato, in quel momento oggetto di verifica presso le autorità europee. Tra i personaggi della lista francese figurerebbe l’ex ministra dell’ambiente, Segolène Royale, riporta Handelsblatt. Beringer ha assicurato e promesso “massima trasparenza e chiarezza” nella vicenda.

Elementi simili sono emersi anche da un’inchiesta di Le Monde e della tv pubblica France 2. Diversi media francesi coinvolti, come Le Parisien, annunciano ricorsi alle authority o procedure giudiziarie. Secondo l’inchiesta, una società di comunicazione, Fleishman Hillard, avrebbe segretamente schedato per conto di Monsanto centinaia di persone (politici, scienziati, giornalisti) in base alle loro posizioni sui pesticidi. Le Parisien, tre giornalisti del quale sarebbero finiti negli schedari, ha annunciato di voler ricorrere al CNIL, l’authority per la protezione dei dati, riservandosi le vie giudiziarie. Radio France, la radio pubblica, ha sei giornalisti coinvolti e, in un comunicato, annuncia “una procedura giudiziaria al fianco” dei suoi dipendenti. Le Monde ha già presentato una denuncia contro ignoti per attività illecite nel trattamento di dati personali.

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