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Deutsche Bank alla resa dei conti: pronti a tagli pesanti

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di Uski Audino – Anche per Deutsche Bank è arrivato il redde rationem, il giorno del giudizio davanti all’assemblea generale degli azionisti. E il Ceo dell’istituto di Francoforte ha fatto l’unica cosa che rimaneva da fare: prendere il toro per le corna. È così che, di fronte all’insoddisfazione e all’impazienza degli azionisti emersa durante l’assemblea di Francoforte, il ceo Christian Sewing ha cercato di parare il colpo con un passo importante: annunciando il ridimensionamento del ruolo dell’investment banking nell’istituto.

“Siamo pronti a tagli pesanti”, ha detto ieri di fronte agli azionisti e “intendiamo accelerare la trasformazione indirizzando la nostra banca in modo coerente verso i settori più redditizi e in crescita, che sono di particolare rilevanza per i nostri clienti” ha proseguito. L’investment banking, secondo Sewing, deve proseguire solo in alcuni settori. In altre direzioni occorrerà fare tagli mirati e ridimensionare i costi, ha detto senza entrare nei dettagli. Ha precisato invece che la società di gestione dei patrimoni DWS rimarrà parte di Deutsche Bank anche se ci saranno accorpamenti con altre società. “La nostra Deutsche Bank ha bisogno di un chiaro orientamento, è una banca che è del tutto indirizzata ai bisogni dei clienti e al tempo stesso meno soggetta alla volatilità” ha proseguito.

Adeguare la strategia sull’investment banking è una mossa tardiva ma che va nella giusta direzione, ha detto un’azionista dell’istituto di Francoforte, Alexandra Annecke del fondo di investimento Union Investment: “Deutsche Bank non si può più permettere il lusso di un investment banking nella dimensione attuale”. Gli azionisti fremono di impazienza per più di una ragione: il titolo in borsa ha toccato minimi record, gli scandali che vedono coinvolta la banca si susseguono sulla stampa a cadenza mensile, i manager si sono suddivisi bonus da capogiro, mentre i colloqui per la fusione con Commerzbank sono finiti con un nulla di fatto.

L’insoddisfazione si concentra soprattutto sul presidente dell’organo di sorveglianza, Paul Achleitner. Da giorni il manager austriaco, in Deutsche Bank dal 2012, è bersaglio delle critiche dei grandi azionisti che non approvano la sua gestione degli ultimi anni. Durante il discorso davanti all’assemblea il presidente ha ammesso i suoi errori: “ho fatto errori negli ultimi sette anni? Si, ne ho fatti. Sono la causa di tutti i mali? No”. La stampa tedesca sottolinea che Achleitner da anni viene ciclicamente preso di mira, ma riesce a passarla liscia. E anche stavolta ce l’ha fatta anche se la riconferma l’ha spuntata con il 71,6% dei voti, segno di un malumore crescente rispetto a un anno fa, quando si aggiudicò oltre l’84%. E anche Sewing perde terreno: ha ricevuto il 75% dei voti contro il 95% di un anno fa.