fbpx

28 Maggio 2019

Banche: da Ue proroga per Gacs, spinta a cessione Npl

Fortune

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

di Andrea D’Ortenzio – Le banche italiane avranno tempo fino al 2021 per chiedere la garanzia statale a supporto della riduzione dei crediti deteriorati nei loro bilanci. La Unione europea ha autorizzato l’Italia a prorogare, di due ulteriori anni, il meccanismo delle Gacs messo a punto dall’allora ministro del Tesoro Padoan e che ha sbloccato il mercato dando via alla massiccia riduzione degli Npl.

Da febbraio 2016 al novembre 2018 la garanzia è stata attivata 17 volte su 51 miliardi di euro lordi di crediti, circa due terzi della riduzione totale dello stesso periodo. Le sofferenze nette infatti sono calate a 31,7 miliardi (erano 88,8 a novembre 2015) e i lordi a circa 100 miliardi. La Gacs, che comporta il pagamento di un canone al Tesoro, è possibile solo per la tranche senior delle cartolarizzazioni, ossia quelle considerate meno rischiose, perchè sopportano per ultime le eventuali perdite derivanti da recuperi sui crediti inferiori alle attese.

Ad oggi sono garantiti dallo Stato 10,6 miliardi per cui è previsto un Fondo di garanzia. E per i prossimi due anni sono previsti, secondo gli ultimi dati del Mef, altri 10 miliardi di crediti sui quali chi chiederà la garanzia. Secondo alcune stime inoltre nel 2019 gli istituti italiani cederanno Npl per circa 50 miliardi e in questi giorni continuano le operazioni in cantiere, l’ultima è quella che sta meditando Unicredit per 5 miliardi. La Banca d’Italia stima che al 2021 il rapporto crediti deteriorati impieghi scenderà così a circa il 3%.

Certo ci sono molte variabili in gioco. Sebbene i flussi di nuove sofferenze reagiscano con un certo ritardo alla variazioni (positive o negative) del Pil, la stagnazione in corso dell’economia italiana non aiuta nello smaltimento. Gli operatori, molti stranieri ma anche italiani, sebbene acquistino a poco prezzo, devono fare i conti con i costi e i tempi di recupero giudiziari e con un’economia che ‘non beve’ e che non sempre riesce a riassorbire attivi o immobili. Sulle banche e le imprese grava poi un altro macigno: gli Utp o inadempienze probabili.

Quei crediti di aziende in difficoltà ma che potrebbero ripartire con nuova finanza. Ammontano a circa 33 miliardi netti a fine 2018 (fonte Pwc) e il mercato è ancora agli inizi. Si studiano forme con l’intervento di fondi per assicurare risorse e liberare i bilanci delle banche. C’è poi un altro aspetto. La Gacs si applica solo sulla tranche senior garantita e nell’ultima concessione la Ue ha chiesto e ottenuto delle modifiche per ridurre i rischi a carico dello Stato. E tuttavia con un’economia non brillante un rischio per le casse pubbliche non è del tutto assente (senza considerare poi nel conto gli Npl rilevati dalla Sga del Tesoro). E alcuni osservatori fanno notare i pessimi risultati della Sareb, la bad bank pubblico privata spagnola che dopo anni di perdite ha deciso di escutere i pegni immobiliari su 22 miliardi di attivi per cederli in proprio visto che la cartolarizzazione avrebbe comportato ulteriori forti minusvalenze.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscrivti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selelezione degli articoli di Fortune.