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Governo: scena o retroscena?

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Mai come in questa fase, mai come in questi giorni, si fa fatica a tenere distinte la scena e il retroscena. Che poi sono i fatti e il racconto. Questo, non per la perversa volontà della stampa di andare a scavare oltre le apparenze, come avviene in tempi normali. Ma per la sovrapposizione, ormai patologica, fra la narrazione e la realtà. 

Lo scontro tra Lega e Cinquestelle, nella forma e nella sostanza, si deforma secondo la convenienza, anche solo presunta, di una parte e dell’altra. Lo sblocca cantieri o, meglio, la riscrittura del Codice degli appalti: ha vinto Salvini o ha vinto Di Maio? La flat tax finanziata in deficit, contro i vincoli europei. Riuscirà Salvini a portare con se’ Di Maio fino allo scontro finale? Calcoli, strategie, macchinazioni che ruotano sostanzialmente intorno alla creazione e alla gestione del consenso. In un comizio infinito, in una campagna elettorale senza soluzione di continuità. E’ scena o retroscena? Sono fatti o racconto?

Poi ci sono le cose concrete. Che sono essenzialmente tre: la crescita ferma, il debito che sale, la politica economica che non c’è. Tre cose che non possono stare insieme a lungo, senza che non ci siano conseguenze. Sta arrivando un nuovo passo verso l’apertura di una procedura di infrazione da parte della Ue; i mercati stanno iniziando a pesare il calo della credibilità del Paese; è probabile che prima ancora di dover affrontare una delle manovre economiche più difficili della storia, ci venga chiesta una immediata correzione dei conti. E’ scena o retroscena?

C’è, in questo scenario, una costante che è diventata ormai una caratteristica peculiare del sistema italiano: l’indicazione di un colpevole che impedisce la realizzazione di progetti semplicemente fuori dalla realtà. La Lega non riesce a portare avanti i suoi piani per i no dei Cinquestelle; e viceversa. Chi incarna il ruolo del colpevole per eccellenza e’ l’Europa, che prende decisioni in base ai Trattatti, alle regole, ai vincoli che legano i suoi Stati membri. Regole e vincoli che il leader della Lega ritiene di poter cambiare, in nome di un vento nuovo che si sarebbe alzato dopo le ultime elezioni europee. Ma i numeri dicono che la maggioranza del nuovo Parlamento europeo, e quindi la composizione della prossima Commissione, è sostanzialmente in continuità con quella uscente. Prevale la scena o il retroscena?

Della contrapposizione fra fatti e racconto, in queste settimane sempre più stridente, si stanno occupando quotidianamente al Tesoro, in Banca d’Italia, al Quirinale. Con una crescente apprensione. I tecnici che con il Ministro dell’Economia devono dialogare con Bruxelles, gli uomini che con il Governatore si occupano delle stabilità finanziaria, quelli che con il Capo dello Stato si preoccupano della tenuta istituzionale e costituzionale: loro, su piani diversi, sono abituati a tenere separata la scena dal retroscena. Ma oggi devono fronteggiare una realtà fatta del rischio, sempre più concreto, di una nuova crisi del debito. Su cui si continua a produrre una narrazione senza controllo.