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Governo-Ue, una sola strada possibile

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L’Italia ha ancora una possibilità. Una sola. Ma non è detto che sia disponibile a coglierla. Il margine di trattativa con l’Unione Europea è stretto ma la posizione che in questi ultimi giorni hanno assunto il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria può portare a un accordo che eviti la procedura di infrazione e tutte le conseguenze che una bocciatura definitiva di Bruxelles porterebbe con se’. 

Hanno il sostegno del Quirinale, della Bce e della Banca d’Italia, e possono muoversi nell’ottica di trovare una sponda anche all’interno della Commissione Ue. Dal G20 giapponese al prossimo Ecofin, fino al vertice dei capi di Governo del 20 giugno: dieci giorni decisivi. 

Il problema, non certo secondario, è il sostegno della maggioranza politica e dei due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Se vogliono continuare a governare dovrebbero scegliere una strada di buon senso, almeno in termini strategici: ottenere dalla Commissione Ue quel minimo di spazio di manovra che una corretta gestione dei conti pubblici può consentire, nonostante il debito e la crescita bassa. 

Al contrario, se dovesse prevalere ancora la propaganda sulla politica economica, insieme alla narrazione rispetto alla realtà,  si arriverebbe alla rottura con la Ue, il Paese si riavviterebbe nella spirale di una nuova crisi del debito e difficilmente la stessa maggioranza potrebbe reggere l’urto. 

Il prezzo da pagare per Lega e Cinquestelle è chiaro da tempo. Vanno messe da parte alcune promesse: dalla flat tax finanziata in deficit alla pericolosa suggestione dei minibot. Sono due voci del contratto di governo, sono due proposte della Lega. Ma sono anche il modo migliore per far saltare il banco. 

L’ultimo caso dei minibot e’ esemplare. Se c’è una misura capace, da sola, di compromettere il Paese è proprio quella sostenuta dal presidente della Commissione Bilancio della Camera Borghi e sostenuta anche dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti. La creazione di uno strumento nuovo, ad hoc, per pagare i debiti accumulati dalla Pubblica amministrazione non può che avallare l’ipotesi che si possa pensare di arrivare a fare da soli, senza l’Euro e la protezione dell’Eurosistema. 

Per questo, rispetto ai minibot, è arrivata una chiusura netta, decisa, da tutte le istituzioni e da tutto il mondo economico. Emblematiche le parole scelte da Tria: “questa è una cosa che sta nel loro programma: il ministero dell’Economia ha girato un parere negativo”, ha puntualizzato a margine del G20 finanziario di Fukuoka. Le ragioni sono le stesse identiche fornite dal presidente della Bce, Mario Draghi. “Penso che in un’interpretazione, quella del debito, non servono – ha detto Tria – Nell’altra (che siano una valuta alternativa), ovviamente, si fanno i trattati e quindi non possono essere fatti”, ha aggiunto. Dopo l’ultima riunione della Bce, infatti, Draghi ha scandito bene: “O sono valuta, e quindi sono illegali, oppure sono debito, e dunque lo stock del debito sale”. 

Sono parole definitive, almeno per quanto riguarda la valutazione della Ue e quella dei mercati. O si scelgono i minibot, e la rottura dei legami con l’Euro, oppure si resta dentro le regole, si va fino in fondo nel negoziato con Bruxelles, tentando di limitare i danni. Da una parte c’è la deriva propagandistica, dall’altra una politica capace di fare i conti con la realtà.