15 Giugno 2019

Diana Bracco: credo nell’Italia ma serve un progetto Paese

Giorgio Nadali

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Il Gruppo Bracco è una multinazionale che opera nel settore delle life sciences, leader mondiale nella diagnostica per immagini. Fondato nel 1927, oggi ha un fatturato consolidato di circa 1,3 mld di euro di cui l’87% sui mercati esteri e occupa circa 3450 dipendenti. Il Gruppo investe ogni anno in R&S il 10% del fatturato di riferimento nell’imaging diagnostico e nei dispositivi medicali avanzati e vanta un patrimonio di oltre 1800 brevetti.

Come avete chiuso il 2018? E’ soddisfatta dei risultati?

Il 2018 è stato caratterizzato da una buona performance reddituale, anche se penalizzata dal trend negativo dei tassi di cambio del dollaro statunitense, valuta in cui è espresso circa il 43% del fatturato del Gruppo. Abbiamo chiuso l’anno con ricavi netti di vendita pari a 1.291,9 milioni di euro, in crescita del 4.1% a parità di tassi di cambio. Sul versante finanziario, la gestione operativa 2018 ha confermato una importante generazione di cassa, che ha permesso di finanziare il significativo piano investimenti. Il personale del Gruppo al 31 dicembre 2018 è pari a 3.420 addetti, in aumento di complessive 24 unità rispetto a fine 2017. Il core business di Bracco imaging ha dato ottime performance. Significativo l’incremento del giro d’affari del segmento Ultrasuoni (+21.7%), trainato dai due principali mercati di riferimento, ovvero USA e Cina. Anche il segmento degli Iniettori per Mezzo di Contrasto in Radiologia (TAC e Risonanza Magnetica), dove operiamo con la controllata Acist, conferma un costante trend di crescita per il consolidato ricorso a soluzioni globali e ad approcci diagnostici integrati (mezzi di contrasto, iniettori, applicativi informatici e dispositivi medicali). Infine, per quanto riguarda il comparto dell’health care, il nostro Centro Diagnostico Italiano, la cui attività è focalizzata sull’erogazione di prestazioni e di servizi diagnostici ed ambulatoriali nell’area milanese, ha realizzato nell’anno appena chiuso una crescita del 6.5%, concentrata sui principali servizi offerti ed in particolare poliambulatorio, imaging diagnostico e servizi alle aziende.

Quali progetti avete in cantiere per il Gruppo Bracco?

Tanti, soprattutto nell’ambito della ricerca di processo e di prodotto. E stiamo anche lavorando a delle possibili acquisizioni. Complessivamente, nel 2018 il Gruppo Bracco ha effettuato investimenti per oltre 120 milioni, di cui 96,5 per la capofila Imaging, concentrati prevalentemente in ambito industriale per l’ampliamento della capacità produttiva ed il miglioramento dell’efficienza dei siti e dei processi produttivi di Torviscosa e Ceriano Laghetto (Italia) e quello di Ginevra; mentre sono giunte al completamento le attività di technology transfer ad un nuovo sito produttivo, di proprietà di un terzo indipendente, del prodotto CardiogenTM. Parlando di Ricerca & Sviluppo, attività che per noi da sempre è una priorità strategica e una componente imprescindibile per la crescita del Gruppo. Nel 2018 abbiamo sostenuto costi per Ricerca e Sviluppo di oltre 100 milioni di euro, pari al 9% del fatturato di riferimento. Nei diversi Centri di Ricerca sono in corso progetti nell’ambito della diagnostica con Risonanza Magnetica, della diagnostica e terapia con microbolle da utilizzare in combinazione con ultrasuoni e della chirurgia assistita da fluorescenza. In particolare, è in corso di sviluppo preclinico avanzato una nuova molecola di Risonanza Magnetica, mentre sul fronte ultrasonografia l’impegno è principalmente rivolto allo studio di nuove microbolle fosfolipidiche per l’utilizzo in ambito oncologico.

Diagnostica per immagini. Qual è la sua personale diagnosi dell’immagine del Sistema Paese Italia?

Io credo nell’Italia. Siamo ancora il secondo Paese manifatturiero dell’Unione e la terza economia in Europa. Il nostro è tuttora un sistema industriale fertilissimo su cui far crescere l’innovazione. Senza contare poi il valore delle università, della ricerca di base e la qualità delle risorse umane. Certo, però ci vorrebbe un progetto Paese a lungo termine per ridare fiducia. Quello che manca qui è la stabilità e la continuità delle politiche. La Germania in 37 anni ha avuto solo 3 primi ministri, noi 25. Sulla ricerca, tema che a me sta molto a cuore e per il quale mi sono a lungo battuta come Vicepresidente di Confindustria per R&I, dico solo che in Francia hanno messo sul piatto miliardi di euro. Noi su questo piano, che è la base per lo sviluppo futuro, siamo indietro. Abbiamo bisogno di un’agenda per l’innovazione che permetta di sviluppare le nostre potenzialità e che consentirebbe alle aziende pronte a investire di fare progetti a lunga scadenza.

Oggi è ancora possibile oggi creare da zero un’azienda delle dimensioni del gruppo Bracco o le attuali startup difficilmente arriveranno a tali risultati?

Tutto è sempre possibile. Gli esempi non mancano in tanti settori di business, che anni fa nemmeno esistevano. Certo, occorre che il Paese investa sull’ingegno dei giovani talenti che vogliono sperimentare. Nel nostro piccolo, nell’ambito del progetto Diventerò di Fondazione Bracco per i giovani, abbiamo lanciato due progetti di supporto alle startup. Il primo è “WELFARE Che impresa!, Startup sociali a servizio della comunità”: il concorso si pone l’obiettivo di premiare e supportare i migliori progetti di welfare di comunità promossi da startup sociali, in grado di produrre benefici in termini di sviluppo locale nel settore dell’agricoltura, del turismo sociale, del welfare culturale e dei servizi alla persona. In particolare, il concorso ha l’obiettivo di sostenere la crescita del settore non profit alimentando una progettualità innovativa e orientata alla generazione di impatto sociale che, attraverso la creazione di reti, sia capace di produrre benefici concreti per la comunità. Il secondo progetto è “Start To Be Circular –Il bando per startup impegnate nell’economia circolare”, dedicato alla promozione dei temi dell’economia circolare tra i giovani, con gli obiettivi di promuovere l’imprenditorialità, favorire la transizione verso l’economia circolare a sostegno di una crescita sostenibile mediante iniziative innovative che impattino sulle fasi del ciclo economico-produttivo.

Fondazione Bracco promuove la cultura scientifica, con una speciale attenzione all’ambito femminile. Cosa si sente di dire alle donne che si sentono svantaggiate in un mondo imprenditoriale o dirigenziale a netta maggioranza maschile?

Secondo un recente rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione dello Sviluppo Economico – OECD, nei prossimi otto anni il PIL mondiale potrebbe aumentare più di due punti percentuali se il gap di partecipazione delle donne all’economia si dimezzasse. E’ dunque dimostrato che stereotipi, pregiudizi e discriminazioni sulle donne fanno pagare al mondo un significativo costo di mancata crescita. Personalmente sono convinta che nessun Paese e nessuna azienda possa permettersi di rinunciare allo straordinario contributo delle donne. Credo infatti che in ambito professionale le donne abbiano qualità vincenti come l’intuito, la tenacia, la disponibilità all’ascolto, la concretezza, la curiosità e la voglia di non smettere mai di imparare. Sul potenziale delle donne si deve quindi investire, impegnandosi nella lotta contro ogni tipo di condizionamento e di discriminazione. Noi di Bracco lo facciamo creando un contesto di lavoro in cui le donne si possano esprimere senza dover rinunciare al proprio ruolo nella vita familiare, e sviluppando una politica volta a garantire le pari opportunità nei percorsi professionali. Non solo il Gruppo, ma anche Fondazione Bracco ha fatto della gender question un vero fil rouge della propria attività. Nel 2017, ad esempio, abbiamo lanciato insieme all’Osservatorio di Pavia, all’Associazione GiULiA, e con il sostegno della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea il progetto 100 donne contro gli stereotipi. Un’iniziativa molto bella che ha l’obiettivo, tramite la banca dati online #100esperte e una collana di libri, di proporre ai media personalità femminili – impegnate nella scienza, nell’economia e nelle istituzioni – per contribuire a svecchiare un linguaggio mediatico che trascura costantemente le donne in qualità di portatrici di conoscenze specifiche. Ci auguriamo di portare così una ventata di innovazione in un panorama culturale con troppi pregiudizi sulle donne. E’ una battaglia che va combattuta perché i pregiudizi sono duri a morire. Ma il primo passo per poterli disattivare è proprio quello di riconoscerli e denunciarli. L’ultima iniziativa è ancora più particolare: si tratta di “Una vita da scienziata”, una mostra dedicata a biologhe, fisiche, ricercatrici italiane, che sono state ritratte dal grande fotografo Gerard Bruneau. Anche così, rappresentando la bellezza e il divertimento della scienza, vogliamo dare un contributo alla diffusione in Italia della cultura scientifica e della consapevolezza che ricerca & innovazione sono essenziali per il futuro del Paese.

Come Presidente di Fondazione Bracco, cosa pensa di consigliare agli imprenditori a riguardo della responsabilità sociale d’impresa?

Oggi le aziende sono un soggetto sociale attivo e integrato nel territorio. In particolare, le Fondazioni d’impresa italiane stanno svolgendo un ruolo importantissimo nel campo della coesione sociale e della valorizzazione del patrimonio culturale e artistico. Si sta capendo finalmente che fare filantropia crea un alto valore aggiunto, in termini culturali, etici e sociali. Del sostegno alla cultura la mia famiglia ha da sempre fatto un credo. Già mio padre sentiva molto forte un’esigenza di “restituzione”: di ridare cioè alle comunità in cui operiamo una parte di ciò che come impresa abbiamo ricevuto. Ma non è solo la cultura l’ambito in cui le imprese possono e devono diventare protagoniste. Anche per gli altri SDG – Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU, che delineano un nuovo paradigma di politica di sviluppo globale, sostenibile e inclusivo, c’è bisogno di un impegno forte del settore privato. Per questo pochi giorni fa ho firmato a Milano, insieme ad altri 45 Presidenti e Amministratori Delegati, la CEOs Call to Action lanciata da CSR Europe e Fondazione Sodalitas.

A proposito del progetto “Diventerò” di Fondazione Bracco, quali sono le doti che deve sviluppare un giovane per avvicinarsi al mondo imprenditoriale?

Prima di rispondere mi lasci dire che di questa iniziativa sono molto orgogliosa perché aiuta le nuove generazioni a crearsi un futuro. Nato quando la crisi imperversava, e si faceva sentire soprattutto sulla pelle dei più giovani, il progetto è ormai un successo bellissimo e consolidato. Venendo alla Sua domanda, oggi oltre alle competenze ai giovani occorrono quelle che sono chiamate soft skill, ovvero quel patrimonio di competenze trasversali che sono bagaglio essenziale nel percorso di carriera, che noi aiutiamo a sviluppare. Il progetto propone diverse opportunità (borse di studio, premialità, percorsi formativi), favorendo ambiti di riferimento e studio diverso, coerentemente con la natura multidisciplinare della Fondazione. La cosa che più ci dà soddisfazione è l’essere riusciti ad avere un impatto profondo nella vita di tanti ragazzi: quando un giovane sente che ha avuto accesso grazie ai suoi meriti e al suo impegno a una opportunità, sicuramente hai centrato nel segno. E’ un processo con una forte carica motivazionale, in cui la figura del mentore e la community dei “Diventerò” rimangono fondamentali. Ricordo infine che il Diventerò è anche internazionale, e che ben il 25% dei premiati sono stranieri.

Il successo è legato al talento naturale, alla formazione o al carattere e qual è la Sua personale visione della parola “successo”?

Credo che serva sia una formazione continua sia il talento e il carattere personale. Impegno, tenacia, volontà, coraggio sono ingredienti essenziali nel successo. Per quello che mi riguarda, io misuro la portata del mio successo pensando alle migliaia di persone a cui abbiamo dato un lavoro nei 92 anni di storia della nostra azienda.

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