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Green impact, al WOBI 2023 il racconto delle aziende protagoniste della trasformazione

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Motivata dagli effetti sempre più visibili – e drammatici – del riscaldamento globale, la sostenibilità a livello aziendale ha assunto un’importanza crescente nel corso degli ultimi anni.

Due decenni in cui il World Business Forum Milano, giunto quest’anno alla ventesima edizione, è stato testimone privilegiato di come la spinta alla sostenibilità e la lotta al riscaldamento globale si siano evolute e abbiano acquisito sempre più peso nella sfera aziendale.

All’inizio la sostenibilità è stata affrontata come timido complemento delle best practice, un tocco per abbellire l’identità aziendale. Per molti anni, poi, le aziende hanno intrapreso azioni sporadiche e, sebbene l’intenzione fosse lodevole, il più delle volte mancava un piano con il potenziale di generare un impatto positivo, misurabile e tangibile a lungo termine.

Nel migliore dei casi, la sostenibilità è stata confinata in un dipartimento nell’ambito della politica di CSR, un aspetto che ha suscitato dibattiti e critiche per essere stato percepito come scollegato dalle operazioni e dalla strategia aziendale.

Durante la sua partecipazione al World Business Forum New York 2021, Matthew Weatherley-White, investitore e cofondatore di CAPROCK Group, ha sostenuto che  “quando le aziende prendono in considerazione l’implementazione di politiche ESG, pensano davvero al minimo che possono fare per ‘conformarsi'” facendo riferimento al tema del greenwashing, vera spina nel fianco delle politiche di sostenibilità.

Nel 1994 John Elkington, autorità mondiale in materia di responsabilità d’impresa e sviluppo sostenibile, ha coniato il termine “triple bottom line” (TBL), un framework che amplia l’approccio tradizionale alla valutazione delle performance aziendali incorporando fattori sociali e ambientali oltre a considerazioni finanziarie. Le tre “linee di fondo” dell’approccio TBL sono le persone, il pianeta e il profitto.

Su questa concezione pone le basi l’odierno ESG (Environmental, Social and Corporate Governance) che negli ultimi anni sembra aver sostituito la Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI).

L’evoluzione, in ogni caso, è stata positiva, soprattutto a partire dal 2000, anno che viene considerato il punto di partenza per le politiche di sostenibilità in ambito aziendale, raggiungendo un punto di svolta nel 2015 con l’approvazione dei Sustainable Development Goals (SDG) da parte delle Nazioni Unite.

Un’altra sfida complessa per la CSR, e di conseguenza per la sostenibilità, è stata rappresentata dalle crisi economiche. La recessione ha sempre coinciso con il taglio dei budget destinati alla CSR, a conferma della natura accessoria (e dispensabile) con cui è stata tradizionalmente affrontata.

Ma, come ha sottolineato Andrew Winston, esperto di sostenibilità aziendale e fondatore di Winston Eco-Strategies, c’è un’eccezione: “Ogni volta che c’è stata una crisi, la sostenibilità è sempre passata in secondo piano. Ma durante la pandemia è successo esattamente il contrario. E ci sono due cambiamenti che ne garantiranno la permanenza: un livello più elevato di trasparenza e il ricambio generazionale“.

Una premessa sostenuta da John Elkington: “Nonostante la crisi, abbiamo visto un numero sorprendentemente maggiore di aziende impegnate nella sostenibilità. C’è più attività, più interesse. Quando arriverà la ripresa, le regole saranno diverse e la sostenibilità farà parte di un nuovo ordine”.

Ci troviamo di fronte a un cambio di paradigma. Tutti gli esperti concordano sul fatto che la sostenibilità deve far parte della strategia, della cultura e persino dei principi fondanti dell’azienda. Solo in questo modo sarà possibile dare vita a un nuovo ordine economico o, addirittura, a una “nuova civiltà“, come auspicato dal premio Nobel per la pace Muhammad Yunus.

Alexander McCobin, intervenuto al World Business Forum di Bogotà in qualità di CEO di Conscious Capitalism, ha sostenuto che l’unico modo per rendere tutto ciò concretamente realizzabile è che il concetto di “proprietà” prenda piede, paragonandolo al classico dell’educazione infantile “se lo rompi, lo aggiusti“. È essenziale che le aziende percepiscano la società e l’ambiente come loro stakeholder, con interessi e impatti reciproci.

Un altro aspetto che ha contribuito al cambio di passo delle aziende è la richiesta degli stakeholder tradizionali: consumatori, investitori e dipendenti. Si è passati dall’apprezzare che un’azienda attui politiche sostenibili a pretenderle. Questo cambiamento di consapevolezza è in gran parte attribuito al cambiamento generazionale. Numerosi sondaggi dimostrano che molti giovani considerano la forte consapevolezza sociale e ambientale di un’azienda un fattore determinante per decidere se lavorare o acquistare da essa.

Infine, la tecnologia. C’è unanimità sul suo ruolo critico nello sviluppo di soluzioni sostenibili, nonostante il paradosso, espresso da Matthew Weatherley-White: “La tecnologia è la soluzione. Ma tutta la tecnologia per risolvere la crisi climatica esiste già. Dobbiamo solo usarla. C’è anche il capitale. Quindi si tratta solo di valutare la tecnologia esistente e di agire. Il problema è accelerare la sua implementazione senza replicare i modelli negativi che ci hanno portato a questa situazione critica”.

Anche Jaime de Jaraíz, Presidente e CEO di LG Electronics Iberia, concorda sulla necessità di agire con la tecnologia e le risorse disponibili: “Le aziende sono la chiave, non è più tempo di sensibilizzare, ma di agire. Il decennio 2010-2020 è stato il decennio della digitalizzazione. Il 2020-2030 sarà il decennio della sostenibilità, altrimenti il decennio 2030-2040 sarà qualcosa che non piacerà a nessuno.”

Per ispirare le organizzazioni di tutto il mondo a lanciare i propri programmi di sostenibilità, WOBI ha lanciato l’iniziativa Green Impact, invitando le aziende che hanno già attuato inziative aziendali a presentare le loro storie al World Business Forum Milano.

Perché “le aziende” come ha affermato Jaime de Jaraiz “sono le leve del cambiamento. Tutto ciò che serve è determinazione e altruismo. La sostenibilità 2.0 non consiste nel dire alle persone cosa si intende fare, ma nel farlo e poi raccontarlo“.

Ecco perché, in concomitanza con il 20° anniversario del World Business Forum, il WOBI 2023 ha riservato uno spazio in agenda alle aziende per presentare le loro iniziative ambientali con il potenziale di generare un impatto positivo sul riscaldamento globale. L’obiettivo è quello di fungere da esempio per motivare i leader di altre organizzazioni a creare e attuare i propri programmi di sostenibilità ambientale.

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