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Salvini: Italia come Usa, sì al modello Trump

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Snobba l’Europa e punta dritto agli Stati Uniti. “Noi ci siamo”, è il grido del leader del Carroccio nel giorno del suo sbarco sulle coste americane, direzione Casa Bianca. Tra le crisi aziendali in cui naviga l’Italia, e le tensioni registrate con i paesi dell’Unione europea per un debito che sempre più si discosta dalle promesse fatte in manovra, Matteo Salvini guarda al modello – economico e non solo – di Donald Trump. “Dal taglio delle tasse al rilancio dell’economia locale vorrei che, chiaramente in piccolo, il governo italiano applicasse una ricetta come quella adottata dall’amministrazione statunitense, già dalla prossima manovra”, sottolinea nel suo discorso ai giornalisti presso la residenza dell’ambasciatore d’Italia negli Usa Armando Varricchio.

La politica di Salvini, ora, è quella di mimare il modello Usa rafforzando la partnership, e a poche ore dai suoi incontri con il vicepresidente americano Mike Pence e col segretario di Stato Usa Mike Pompeo lancia un chiaro messaggio a Trump: Roma in questo momento è molto più vicina alla Casa Bianca di quanto in Europa non lo siano Berlino o Parigi. “Il nostro Paese vuole tornare a essere nel continente europeo il primo partner della più grande democrazia occidentale”, ha affermato il vicepremier, assumendo una posizione sempre più nazionalista, e apparentemente meno avvezza a vedere l’Italia come parte di un continente unito. “Quello che dirò a Pence e Pompeo è che altri Paesi europei hanno preso un’altra strada, mentre noi ci siamo”. Un’altra strada su vari temi su cui invece c’è sintonia tra le posizioni del governo italiano – e in particolare del leader leghista – e quelle della Casa Bianca targata Trump: dall’Iran, al Venezuela alla Cina. Ma soprattutto – sottolinea Salvini – sulla questione fiscale.

Il vicepremier quindi torna alla carica sulla flat tax, e a chi gli chiede se ci siano dei margini di fronte alle resistenze di Bruxelles replica: “Ci devono essere. Poi possiamo decidere come modularla negli anni, ma il taglio delle tasse ci deve essere. In Europa – ha aggiunto – li convinceremo con i numeri e con la cortesia, altrimenti le tasse le taglieremo lo stesso. La Ue se ne faccia una ragione“. Sull’Unione europea, appunto, Salvini sottolinea come nei suoi colloqui cercherà di spiegare ai suoi interlocutori quello che sta accadendo nel Vecchio Continente, soprattutto dopo le elezioni europee.

L’altro messaggio che invierà alla Casa Bianca è altrettanto netto, certo che venga recepito dall’amministrazione Trump: “faccio parte di un governo che in Europa non si accontenta più delle briciole”. Un messaggio che indirettamente è rivolto anche ai suoi alleati nell’esecutivo: “gli investimenti in ricerca e difesa sono fondamentali per l’Italia e non ci può essere un governo che su questo indietreggia”.

Infine i capitoli Cina e Russia. Dopo le perplessità espresse da Washington sull’adesione del nostro Paese alla Via della Seta, Salvini metterà in chiaro con Pence e Pompeo che “il business non è tutto“: “a volte possono esserci benefici che possono diventare gabbie. E quando c’è di mezzo la sicurezza non si discute. Su questo ha ragione Trump”.

Per quanto riguarda Mosca per Salvini bisogna recuperare la via del dialogo: “sarebbe un errore strategico sia commerciale sia geopolitico allontanare la Russia dall’occidente per lasciarla nelle braccia dei cinesi. Bisogna fare di tutto per riportarli al tavolo e io preferisco ragionare che tornare all’asse Mosca-Pechino”.portarli al tavolo e io preferisco ragionare che tornare all’asse Mosca-Pechino”.

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