20 Giugno 2019

La lettera ‘politica’ di Conte all’Ue: cambiare le regole

Fortune

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Di Michele Esposito – Rispetteremo le regole ma serve un cambio. Alla vigilia di un Consiglio europeo decisivo perché l’Italia eviti la procedura di infrazione il premier Giuseppe Conte invia all’Ue – a tutti gli Stati membri, a Jean Claude Juncker e a Donald Tusk – l’attesa lettera in cui il governo giallo-verde, pur ribadendo il rispetto delle regole vigenti ne chiede con nettezza un cambio.

“È un dovere aprire adesso, senza ulteriore indugio, una fase costituente per ridisegnare le regole di governo delle nostre società e delle nostre economie”, si legge nella lettera con cui Conte, di fatto, manda un messaggio chiaro a Bruxelles: con la sola stabilità si rischia la sopravvivenza stessa dell’Europa. La lettera viene inviata al termine di un Cdm in cui la bozza di assestamento di bilancio annunciata non viene votata. Viene, tuttavia, discussa in una riunione di circa un’ora che precede il Consiglio dei ministri e nella quale Conte prova a definire quei “numeri” da portare domani a Bruxelles come segno della credibilità dell’Italia.

Numeri che dovrebbero confermare come il deficit, secondo le stime italiane, viaggia sul 2,1% mentre i 2 miliardi già congelati nella legge di bilancio – con l’incognita della destinazione dei risparmi da reddito di cittadinanza e quota 100 – verranno dirottati sul contenimento del deficit stesso. Nei passaggi della lettera trapelati in serata non emerge la parte “numerica” della missiva di Conte ma, in ogni caso, il premier sarà chiamato a dare prova, al tavolo Ue, di una sorta di correzione dei conti richiesta da Bruxelles fermo restando che l’andamento della finanza pubblica, come illustra lo stesso ministro Giovanni Tria al Cdm – va meglio del previsto.

Ma è la parte politica della lettera, quella su cui punta soprattutto il premier. Occorre “assicurare un effettivo equilibrio tra stabilità e crescita, tra riduzione e condivisione dei rischi” perché, in caso contrario, si “rischia di pagare un prezzo molto alto per la coesione sociale ed economica dei Paesi membri e per la credibilità stessa del progetto europeo”, scrive Conte assicurando, nella missiva, “un dialogo aperto e costruttivo” dell’Italia per evitare la procedura d’infrazione.

Il clima, in Cdm e nella riunione precedente è tuttavia “raggelato” dallo scontro tra M5S e Lega sull’emendamento, a firma leghista, che trasferisce dal ministero del Sud alle Regioni la gestione dei Fondi di Sviluppo e Coesione. “È stato un ricatto della Lega, dove la contropartita è l’autonomia”, attacca il M5S, quasi scoraggiato da quello che, in Salvini, viene visto come un continuo alzare la posta. E, non a caso, al termine del Cdm fonti della Lega parlano di “accordo positivo” sul dl crescita annunciando, però, l’approdo in Cdm la settimana prossima della autonomia.

Tradotto: la Lega accetta lo stralcio dell’emendamento discusso ma non ammette dilazioni sul dossier caro al Nord. “Prima del Cdm serve un tavolo ad hoc sui nodi”, avverte il M5S. In questo clima, i vicepremier, Conte, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e quello della Pa Giulia Bongiorno si riuniscono a tarda notte per chiudere sulla riforma della giustizia. Il Cdm, nel frattempo, dà il suo ok al ddl Cantieri-ambiente sul dissesto idrogeologico, alla riorganizzazione del Ministero della Cultura e alla nomina di Giuseppe Cavo Dragone come capo di Stato maggiore della Marina.

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