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Salvini fa il premier e Conte insorge: scorrettezza istituzionale

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Matteo Salvini convoca le parti sociali al Viminale, spiega di voler anticipare la manovra e chiede di partecipare con indicazioni mirate alle singole misure. E al suo fianco porta l’ex sottosegretario Armani Siri, costretto alle dimissioni per vicende giudiziarie. Si muove come un premier ma puntualizza: “è l’inizio di un percorso, non vogliamo sostituirci al presidente del Consiglio”. Poi, è ancora più chiaro. “Non vogliamo togliere il lavoro a nessuno e non vogliamo sostituirci a Mef, Mise, Palazzo Chigi o altri”, spiega, sottolineando però che “è nostro dovere raccogliere i suggerimenti di chi produce in Italia”. Come dire, exusatio non petita…

Tanto che la reazione del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è durissima. “Se oggi qualcuno pensa che non solo si raccolgono istanze da parte delle parti sociali ma anticipa dettagli di quella che ritiene che debba essere la manovra economica, si entra sul terreno della scorrettezza istituzionale“. Ancora, con la stessa fermezza: “La manovra economica viene fatta qui, dal ministro dell’Economia e tutti i ministri interessati, e non si fa altrove, non si fa oggi. I tempi, e tengo a precisarlo, li decide il Presidente del Consiglio, sentiti gli altri ministri, a partire da quello dell’Economia. I tempi non li decidono altri”.

Nella mattinata di oggi c’è molto dell’attuale situazione politica italiana. C’è un leader indiscusso, forte di un consenso che cresce ad ogni accelerazione propagandistica, sia sui migranti o sulla sicurezza, al quale sta evidentemente stretto il suo incarico. Anche perché ha bisogno di uscire dal cono d’ombra dell’affaire russo, sempre più complicato da gestire. Come dimostra la posizione di Conte. “Perchè no?”, risponde ai cronisti che chiedono se ritenga che il vicepremier debba riferire alle camere sulla vicenda dei rubli alla Lega. “Noi crediamo nella trasparenza nei confronti dei cittadini in ogni sede, in tutte le occasioni, in primis in Parlamento, le sedi giuste per onorare questa linea guida”. C’è poi l’altro socio di maggioranza, il vicepremier Luigi Di Maio, che non può fare altro che limitare i danni, sperando che non si ecceda. “La presenza di Siri all’incontro con i sindacati? Dimostra che è un incontro politico, non di governo. Quindi scevro da ogni carattere istituzionale”, si affrettano a far sapere fonti M5S.

Quindi, incontro inutile? Forse sì da un punto di vista tecnico, sicuramente no sotto il profilo politico. Il messaggio che esce è chiaro, almeno nelle intenzioni di Salvini: il governo è nelle mani della Lega e qualsiasi forma di opposizione interna da parte dei Cinquestelle può configurarsi come un ostacolo da aggirare, per non deludere chi si aspetta una manovra economica che sia in grado di soddisfare le aspettative di imprese e famiglie. “Vogliamo che la manovra economica sia molto anticipata, vogliamo definirne i punti tra luglio e agosto e vogliamo raccogliere i vostri suggerimenti”. Le parole rivolte alle parti sociali puntano ad aprire un canale di dialogo preferenziale, con l’intenzione di un secondo round di confronto tra una quindicina di giorni o comunque entro l’estate. Un concetto rafforzato dalle parole usate poi da Salvini con i giornalisti. “Vorremmo che alla riapertura dei lavori parlamentari fosse già in discussione la manovra. Se serve si lavora a luglio e agosto”. Il vicepremier entra anche nel dettaglio. “Abbiamo esposto i progetti della Lega per la prossima manovra che ruotano su due punti, un forte taglio tasse per famiglie e lavoratori dipendenti e la prosecuzione della riduzione degli oneri fiscali e burocratici per le imprese”.

Altre parole, in tema di rifiuti, servono ancora di più a marcare la distanza dall’alleato. “Ovunque nel mondo i rifiuti sono una risorsa mentre qui sono un costo per dei no pregiudiziali. Su questo bisogna ragionare con M5S affinchè anche in Italia diventino una risorsa”. Bisogna quindi ragionare con i Cinquestelle per risolvere problemi che evidentemente le posizioni grilline tendono a tenere cristalizzati. “Vogliamo una manovra economica fondata sui sì. Qualsiasi tipo di blocco non è più accettabile e non sarà più accettato”, attacca Salvini. In molti, aggiunge, “lamentano lungaggini e ritardi”. L’offensiva finale sembra lanciata.