25 Luglio 2019

Chicco Testa: servono norme, o l’economia del riciclo si blocca

Alessandro Pulcini

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Il riciclo dei rifiuti, in Italia, è quasi del tutto bloccato. E l’ultimo intervento normativo contenuto nello ‘sblocca cantieri’ sull’End of waste (ossia il processo attraverso cui il rifiuto cessa di essere tale per diventare una materia riutilizzabile) non ha risolto la situazione. L’allarme (e l’appello a Governo e Parlamento sul tema) lo lanciano FISE Assoambiente e FISE Unicircular insieme ad oltre 50 sigle associative, in una conferenza stampa a Roma. E il presidente di FISE Assoambiente, Chicco Testa, spiega a Fortune Italia come una presa di posizione chiara sull’End of waste sia assolutamente necessaria: “altrimenti tutta l’economia del riciclo si blocca”.

Nell’intervento contenuto nello ‘sblocca cantieri’, spiega FISE Assoambiente, ci si è limitati a salvaguardare solo le tipologie di rifiuti e le attività di riciclo gestite secondo regole che risalgono anche a vent’anni fa: un provvedimento non al passo con i tempi e che non solo richiama disposizioni in gran parte superate dall’evoluzione della tecnologia e delle norme tecniche di settore, nazionali ed internazionali, ma che esclude anche molti tipi di rifiuti e le relative modalità con cui possono essere riciclati ed immessi nei successivi cicli produttivi. Il contesto che si delinea acutizza la paralisi generatasi a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato del febbraio 2018, con due gravi conseguenze: frena l’economia circolare (e i Paesi europei devono impegnarsi a raggiungere determinati obiettivi, in questo senso) e genera rischi concreti, in diverse località, per la gestione di importanti quantità di rifiuti.

“Il governo continua a proporre azioni ultra centralistiche, ultra burocratiche, con rinvii a decreti ministeriali che necessitano di anni per essere emanati”, dice Testa. “L’unico risultato che hanno avuto è stato bloccare gli esempi di economia circolare che adottavano modalità e tecnologie più innovative, anche per quanto riguarda il rispetto dell’ambiente”. La conferenza stampa di oggi ha proprio questo scopo: dire al governo “siamo bloccati grazie alla vostra incapacità di disciplinare il riciclo, e la cessazione del rifiuto che ne costituisce il momento essenziale, in maniera efficiente ed efficace”. La proposta delle associazioni, dice Testa, “è che si recepisca subito quanto disposto in materia a livello europeo e che quindi, nell’attesa dei decreti si consentano anche decisioni prese dall’autorità locale caso per caso sulla base delle condizioni e dei criteri europei”.

La situazione attuale? “Gravi rischi in tutta la filiera del riciclo”. Questo, nonostante l’Italia sia un Paese che “ha una forte capacità di riciclo. Insieme alla Germania siamo tra i Paesi che riciclano di più, sia rifiuti urbani che speciali”. “Peraltro il tasso di riciclo dei rifiuti speciali (generati dalle attività produttive) ha già superato nel 2017 gli obiettivi fissati dall’Europa per i rifiuti urbani al 2035”, dice Testa.

“Le imprese italiane hanno saputo attrezzarsi in questi anni: l’Italia è un paese povero di materie prime, quindi il riciclo è una risorsa importante. Le aziende hanno fatto il loro mestiere dentro filiere aziendali che hanno funzionato, e bene: ora dobbiamo evitare di complicare le cose”. Eppure adesso sono in pericolo anche gli esempi di economia circolare già attivi: “la lettura restrittiva del Consiglio di Stato ha trovato una malaugurata conferma nello ‘sblocca cantieri’ e si stanno mettendo in discussione anche le autorizzazioni in essere, ipotizzando una revisione delle stesse in coerenza con le disposizioni introdotte”, dice Testa.

“Pur di non lasciare campo libero alle Regioni, la decisione sull’End of waste viene rinviata a prossimi decreti del ministero dell’Ambiente, molti dei quali si attendono da anni”. Non c’è neanche una tabella di marcia all’orizzonte, secondo Chicco Testa: “i tempi sono veramente incerti”. Nonostante si fosse già raggiunto “un accordo tra i funzionari del ministero, le associazioni imprenditoriali e quelle ambientaliste”, il Ministro dell’ambiente Sergio Costa “non lo ha mandato avanti perché è prigioniero di una minoranza di deputati 5 stelle, i quali mettono in primo piano la preoccupazione che una normativa ‘end of waste’ regionale, ancorchè costruita sulla base di condizioni e criteri europei, possa costituire una via di fuga per alcune categorie di rifiuti”.

Una “cultura del no”, dice Testa, che l’emergenza rifiuti di Roma rappresenta in maniera perfetta: “a Roma ci si ostina a pensare che nessun impianto finale possa avere spazio sul suo territorio”. Ignorando un calcolo “abbastanza facile da fare: se l’obiettivo europeo per i rifiuti urbani è il 65% di riciclaggio è ovvio che bisogna pensare a cosa farne del restante 35%. Ma che non tutto possa essere riciclato è un concetto abbastanza intuitivo, perché ci sono dei limiti fisici evidenti: non tutte le materie sono riciclabili”. Quindi “bisogna avere degli impianti di smaltimento finale, tra cui le discariche”. La polemica anti impianti secondo Testa si basa quindi su una “grandissima ipocrisia. I TMB fino a ieri a Roma producevano materiale per la combustione in grandi quantità che veniva spedito agli inceneritori del nord Italia, non essendoci sul territorio gli impianti per la valorizzazione energetica di questa frazione. Adesso Roma sta trattando per portare i rifiuti in Olanda, o Svezia, o Bulgaria: non si è capito bene dove, ma quello che è chiaro è che si sta mettendo la polvere sotto il tappeto”.

Nella gestione dell’emergenza romana il dicastero dell’ambiente ha fatto “quello che doveva fare, il ministero cerca di mettere delle toppe, e recentemente l’ha anche fatto con una certa efficienza. Ma stiamo solo rinviando l’emergenza: se non si fanno gli impianti il problema non si risolve”. Una situazione critica che non riguarda solo Roma: “in tutto il centro-sud non c’è in costruzione neanche un impianto. L’unica regione meridionale che se la cava un po’ è la Puglia; in Campania la situazione è critica, così come in Sicilia, che porta in discarica oltre il 70% dei suoi rifiuti”.

“Secondo noi – dice Chicco Testa – in Italia sono necessari 10 mld di investimento lungo tutta la filiera”. Il suo piano Fise Assoambiente infatti lo ha presentato lo scorso aprile: per raggiungere gli standard chiesti dall’Europa (65% di riciclo effettivo e 10% in discarica al 2035 per i rifiuti urbani) occorrerà aumentare la raccolta differenziata fino all’80% e la capacità di riciclo di 4 mln di tonnellate, innalzando al 25% la percentuale di valorizzazione energetica dei rifiuti. Serve quindi una “strategia per la gestione rifiuti” che unisca pubblico e privato con investimenti per 10 miliardi di euro ripartiti in “oltre 20 impianti per le principali filiere del riciclo, 22 impianti di digestione anaerobica per il riciclo della frazione umida, 24 impianti di termovalorizzazione” e “53 impianti di discarica per gestire i flussi dei rifiuti urbani e speciali”.

A portata di click

Acquista Fortune in formato digitale per leggere i nostri contenuti su qualsiasi dispositivo.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selezione degli articoli di Fortune.