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Economia italiana sempre più circolare. Scommessa da 10 mld Cdp-Bei

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Sei milioni di tonnellate di rifiuti all’anno. È la quantità di spazzatura che l’Italia ha fatto arrivare dall’estero nel 2017. Il doppio di quella esportata (circa 3 milioni di tonnellate). Così il Rapporto annuale 2019 Rifiuti Speciali dell’Ispra (il centro studi del Ministero dell’Ambiente). Dati che, in realtà, delineano una situazione in cui l’economia circolare italiana è molto avanzata. La quantità maggiore di rifiuti, infatti, arriva dalla Germania: quasi 2 milioni di tonnellate (dei quali il 96% rifiuti metallici). E i rifiuti di metallo importati sono destinati al riciclo. E ora i progetti – italiani o degli altri Paesi Ue – ritenuti idonei, potranno beneficiare di prestiti, equity investment o garanzie grazie all’accordo da 10 miliardi di euro stretto da Cassa depositi e prestiti, la Bei e gli altri quattro istituti nazionali di promozione più grandi d’Europa, insieme per supportare la transizione verso un un modello economico sostenibile e circolare in Europa. L’accordo green firmato con la Banca europea per gli investimenti copre il quinquennio 2019-2023 coinvolge oltre a Cdp, Bgk (Polonia), Cdc (Francia), Ico (Spagna) e Kfw (Germania).

L’iniziativa permetterà anche di sviluppate strutture di finanziamento innovative per strutture pubbliche e private, comuni e aziende di diverse dimensioni. Saranno interessati i progetti che riguardano tutte le fasi della catena di valore e del ciclo di vita dei prodotti, dalla loro creazione al riuso dei materiali.

“Il piano industriale 2019-21 di Cdp mira per la prima volta a integrare la sostenibilità fra le nostre scelte strategiche”, ha dichiarato in una nota l’Ad di Cdp, Fabrizio Palermo. La Cassa “è impegnata a favorire un cambio di paradigma attraverso la promozione in Italia di un modello di sviluppo più sostenibile e inclusivo, con un attenzione particolare sulle comunità locali”, ha aggiunto.

Sulla situazione rifiuti in Italia, dal Rapporto Ispra in Italia si evince un aumento dei rifiuti speciali. Nel 2017 la produzione nazionale sfiora i 140 milioni di tonnellate (quasi il 3% in più rispetto al 2016). Tra i rifiuti speciali, cresce la produzione di quelli non pericolosi (+3,1%), mentre rimane stabile quella dei pericolosi (+0,6%, corrispondente a 60 mila tonnellate). Il maggior contributo alla produzione complessiva arriva dal settore delle costruzioni e demolizioni: con oltre 57 milioni di tonnellate, concorre al 41% del totale prodotto. Le attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento ambientale rappresentano il 25,7% del totale (quasi 36 milioni di tonnellate), le attività manifatturiere il 21,5% (quasi 30 milioni di tonnellate). I rifiuti gestiti aumentano del 4% segnando un +7,7% delle quantità avviate a recupero di materia ed una diminuzione dell’8,4% di quelle destinate allo smaltimento.

In termini di quantità di rifiuti importanti, alla Germania seguono quelli provenienti dalla Svizzera, oltre 1 milione di tonnellate, dalla Francia, 824 mila tonnellate, e dall’Austria, 733 mila tonnellate. Dei 3 milioni di tonnellate esportate, il 68% appartengono alla categoria dei non pericolosi, e il restante 32% (circa 1 milione di tonnellate) a quella dei pericolosi. A livello di macroarea geografica, è il Nord che produce più rifiuti speciali, quasi 81 milioni di tonnellate (il 58,3% del dato complessivo nazionale), seguita dal Sud con quasi 33 milioni di tonnellate (23,7%) e dal Centro con circa 25 milioni di tonnellate (18% del totale nazionale). Gli impianti di gestione dei rifiuti speciali operativi sono 11.209, di cui 6.415 situati al Nord, 2.165 al Centro e 2.629 al Sud.