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Manovra su due tavoli. Gialloverdi divisi su tasse e salario

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Di Silvia Gasparetto – Avanti sulla manovra. Ma su due tavoli separati. Nell’ultima settimana ufficiale di lavoro prima della pausa estiva il governo continua a preparare il terreno per la prossima legge di Bilancio ma le parti sociali saranno chiamate a due appuntamenti distinti. E distanti restano le posizioni dei gialloverdi sui due capitoli principali: taglio delle tasse e taglio del costo del lavoro. Al momento l’unico punto di intesa che si registra è invece, dopo un anno di gestazione, quello sui rider, che avranno nuove tutele grazie a un decreto legge che dovrebbe essere approvato in settimana, e che contiene anche norme per le crisi d’impresa a partire da Whirlpool.

Il primo vertice a Palazzo Chigi, chiude una tre giorni di incontri presieduti dal premier, Giuseppe Conte. Il secondo, martedì, di nuovo al Viminale, davanti al vicepremier Matteo Salvini e allo stato maggiore della Lega. Al primo tavolo, che segue gli incontri sul fisco e sul Piano per il Sud, si parlerà stavolta di lavoro e welfare. La formazione dovrebbe essere la stessa delle precedenti, con il Movimento 5 Stelle rappresentato dal vicepremier Luigi Di Maio e la Lega solo da alcuni dei ‘luogotenenti’ di Salvini, in questo caso il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia, a rappresentare appunto il Mef, e il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon.

Sindacati e imprese si presenteranno al gran completo, a Palazzo Chigi, mentre al Viminale non ci sarà Maurizio Landini che invierà comunque una delegazione della Cgil. “Sarò a Palazzo Chigi perché è normale che sulla legge di Bilancio il segretario generale della Cgil, come è sempre stato, abbia come interlocutore il presidente del Consiglio e quindi tutto il governo”, chiarisce Landini. E poi aggiunge “semmai il problema è perché Salvini non è al tavolo della presidenza del Consiglio, dove c’è tutta la maggioranza. Il tavolo sulla manovra è uno, ed è quello di Palazzo Chigi”. Le parti sociali si presentano compatte anche su uno dei temi chiave che dovrebbe essere al centro dei colloqui di domani, quello del costo del lavoro. Per i sindacati una riduzione del cuneo fiscale si deve tradurre in “buste paga più pesanti” per i lavoratori.

E anche Confindustria chiede con forza un intervento a patto però che non venga usato come merce di scambio per l’introduzione del salario minimo. Sindacati e imprese respingono il progetto caro al M5S che punta a compensare l’aggravio per i datori di lavoro legato alla paga minima a 9 euro con un taglio del cuneo da 4 miliardi. Netto anche il no della Lega perché, come dice Salvini, “molti di questi salari rischierebbero di fare chiudere tante piccole e medie imprese”. Meglio quindi, per la Lega, agire sul taglio delle tasse, la “prima grande priorità di questo Paese”. Alle parti sociali martedì dovrebbe essere illustrato dai leghisti un po’ più nel dettaglio il pacchetto fiscale complessivo, che, oltre alla flat tax per il ceto medio comprende anche una nuova edizione della pace fiscale, con l’estensione del saldo e stralcio alle imprese in difficoltà. Ma si stanno studiando, come ha spiegato in una intervista al Sole 24 Ore il sottosegretario Massimo Bitonci, anche nuovi meccanismi di accordi preventivi sugli accertamenti dell’Agenzia delle entrate per ridurre il contenzioso. La Lega pensa a un taglio delle tasse da dieci miliardi, da destinare alla riduzione dell’Irpef pagata da pensionati e dipendenti, con l’aliquota del 15% applicata “a chi oggi paga invece il 23%”. Il Movimento caldeggia invece una rimodulazione delle aliquote da 5 a 3, con costi più contenuti per le casse dello Stato. Tutti d’accordo, invece, sullo stop agli aumenti Iva da 23 miliardi che sono la vera zavorra della manovra, anche se nessuno ha ancora chiarito dove si troveranno le risorse.