15 Agosto 2019

Food e made in Italy, un binomio di successo

Francesco Chierchia

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Ventiquattro ristoranti in Italia e nel mondo, 600 dipendenti ed un fatturato consolidato nel 2018 di 40 milioni di euro. Sono numeri importanti quelli di Obicà Mozzarella Bar, realtà oramai leader nel settore food, i cui core business sono le diverse declinazioni della Mozzarella di Bufala Campana DOP. Milano, Roma, Firenze, Palermo, per poi volare a New York, Londra, Los Angeles e Tokyo, Obicà – che nel dialetto napoletano vuol dire “eccolo qua!”- è nato come un progetto culinario ambizioso, che nel corso degli anni, a partire dal 2004, è stato in grado di conquistare mercati ed esigenze gastronomiche diverse. Ne parla Davide Di Lorenzo, CEO del gruppo.

Dove e come nasce l’idea Obicà? 

Il primo Mozzarella Bar al mondo nasce nel 2004 a Roma, in via dei Prefetti, a pochi passi da Montecitorio. L’idea alla base di Obicà è stata proporre ingredienti di alta qualità, a partire dalla Mozzarella di Bufala, la regina della nostra proposta gastronomica, in un locale dal design pulito, raffinato ed essenziale, per elevare il concetto del classico ristorante italiano a un livello più contemporaneo. E l’ispirazione è arrivata dalla tradizione giapponese dei sushi bar, locali in cui il prodotto è al centro della scena e viene trattato con grande cura e rispetto per preservarne la qualità.

Quali sono stati i primi passi e quali, immagino, le maggiori difficoltà?

Sicuramente aprire un concept basato sulla mozzarella con un imprinting da sushi bar giapponese ha avuto le sue difficoltà. Innanzitutto, identificare i migliori prodotti da inserire nel nostro mozzarella bar. La ricerca è stata lunga e accurata, con numerosi incontri con differenti fornitori per testare i loro prodotti e selezionare quelli che meglio si sposavano con il nostro concept. Ed è fin dal 2004 che sono nati dei rapporti con molti fornitori, che vanno avanti anche oggi. Il secondo elemento, oltre agli ingredienti, è stato definire il layout dei ristoranti, stabilendo lo standard di quello che sarebbe poi diventato il nostro marchio: il design del Mozzarella Bar, con i prodotti a vista, come elemento cardine del locale, la scelta dei materiali, delle luci e degli elementi d’arredo. Tutto per dare ai nostri clienti un’esperienza conviviale in un ambiente contemporaneo.

Quando è arrivato il punto di svolta e quando si è concretizzata l’idea di aprirsi all’estero?

Il punto di svolta è arrivato con l’apertura del secondo ristorante a Brera a Milano, dove abbiamo riscontrato subito un grande successo, così nel 2006 si è deciso di espandere anche all’estero. Il primo locale aperto fuori Italia è stato a Madison Avenue in New York, adiacente alla Trump Tower. Negli anni successivi, poi, è continuata l’espansione in Italia, con le aperture di alcuni nostri locali simbolo come Obicà Duomo nella Food Hall di Rinascente Milano Piazza Duomo e Obicà Firenze in via de’ Tornabuoni, e l’inizio nel 2008 del franchising in Giappone.

Il vostro quartier generale è a Milano, ma siete presenti in maniera importante anche nel Regno Unito. Come ha influito, se lo ha fatto, la Brexit nelle gestione del business?

Esattamente, il nostro head quarter è a Milano, mentre a Londra abbiamo 4 ristoranti, ma al momento le Brexit non ha influito in alcun modo sulle nostre attività.

 Il Made in Italy, anche nel food, sembra essere percepito sempre come sinonimo di eccellenza. Il format Obicà rispetta quest’idea?

L’eccellenza dei prodotti gastronomici italiani è un elemento fondamentale del nostro concept e della nostra filosofia. Da Obicà il focus è infatti sugli ingredienti di alta qualità, provenienti dai migliori produttori italiani, per offrire ai nostri clienti italiani e stranieri il meglio della cultura gastronomica italiana. Anche grazie alla diffusione internazionale del marchio, crediamo fortemente di aver contribuito alla diffusione della cultura dell’eccellenza del cibo italiano nel mondo.

Quali sono i vostri prodotti di maggior successo in Italia, e quali all’estero?

Oltre alla Mozzarella di Bufala Campana DOP, nelle varianti delicata, intensa e affumicata, riscuotono grandissimo successo dei bestseller come gli Schiaffoni alla Sorrentina, con Pomodoro Biologico e Mozzarella di Bufala, e la Pizza Bufala DOP, anche questa con Pomodoro Bio e Mozzarella. Il PMIX varia anche in funzione delle stagioni, per cui durante l’inverno riscontrano un grande successo le zuppe, mentre d’estate le insalate, realizzate con i prodotti di qualità del Mozzarella Bar. Ogni mese, poi, proponiamo uno speciale: un particolare prodotto da declinare in tre piatti speciali. Tra questi, abbiamo ottenuto ottimi risultati dal Prosciutto di Suino Nero dei Nebrodi (ormai un classico del settembre da Obicà) e dal Tartufo Bianco di San Miniato.

Ci racconta i numeri attuali del gruppo e le prospettive di crescita future?

Abbiamo raggiunto 40 milioni di euro di vendite a livello internazionale senza includere il franchising. Per il futuro stiamo valutando diverse opzioni, tra le quali nuove aperture, siamo sempre alla ricerca della giusta location, senza però avere la pressione di dover aprire necessariamente.

Oramai si assiste alla nascita quotidiana di nuovi progetti gastronomici, spesso simili tra loro; quali caratteristiche dovrebbe avere oggi un locale per poter rappresentare una novità?

Sicuramente la qualità delle materie prime, elemento ormai imprescindibile per accontentare un pubblico sempre più esigente. E, in secondo luogo, l’originalità dell’approccio con cui queste materie prime vengono proposte: una strada vincente potrebbe essere quella di lavorare sulle contaminazioni tra culture gastronomiche differenti.

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