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Governo M5S-PD solo con un patto di legislatura

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Le ultime settimane dimostrano che tutto è possibile. Passi indietro, giravolte, ripensamenti, auto assoluzioni. E dimostrano anche che tutto, sostanzialmente, è consentito. Ci sono però alcune variabili che non possono essere tralasciate. Almeno se si vuole veramente evitare di dare vita a un nuovo governo a tempo e con prospettive limitate. La nuova alleanza tra Movimento Cinquestelle e Partito Democratico, l’unica che a questo punto possa rappresentare un’alternativa a nuove elezioni, deve passare da un passaggio difficilmente ipotizzabile solo pochi giorni fa: le due parti, dopo essere state su fronti diversi ed essersi combattute senza esclusioni di colpi, dovrebbero riconoscersi e rispettarsi come due alleati.

Il contesto, dopo la clamorosa uscita di scena di Matteo Salvini, sembra improvvisamente diventato favorevole. Ma resta una trattativa ancora in salita. Ci sono già le condizioni dettate dal segretario Pd Nicola Zingaretti, che ha ricevuto il mandato a trattare dalla Direzione del suo partito. Ci saranno presto le condizioni pentastellate. Difficile che coincidano ma è possibile che ci sia un margine per arrivare a una mediazione.

Servono però un programma credibile, non una riedizione del contratto ma una piattaforma organica, e persone diverse rispetto a quelle che hanno lavorato nel governo giallo-verde. Non si può scendere da un treno e salire su quello successivo senza portare con sé le scorie di un’esperienza di governo che si è rivelata fallimentare. Vale per l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte e anche per il leader politico dei Cinquestelle, ex vice premier, Luigi Di Maio. Ma non basta. E’ necessario anche fare i conti con i numeri e i rapporti di forza presenti nell’attuale Parlamento. Il Movimento Cinquestelle è il primo partito e il suo nuovo potenziale alleato, il Partito Democratico, ha gruppi parlamentari a trazione renziana. Il nuovo governo di legislatura nascerebbe quindi con due caratteristiche ben evidenti: i Grillini sarebbero ancora il primo azionista e l’ex segretario Dem avrebbe comunque, anche fuori dal nuovo esecutivo, un ruolo di primo piano. Sono entrambi fattori che rendono l’accordo tra Pd e Cinquestelle più difficile da raggiungere.

La volontà del Quirinale, fatta trapelare con sufficiente determinazione in questi giorni, è quella di evitare che si stringano alleanze di comodo, utili solo a evitare il ricorso alle urne. Per questo, le consultazioni di domani con i due partiti saranno all’insegna della massima trasparenza possibile. Sarà chiesta, in particolare, spiegano fonti ben informate, la disponibilità a siglare un patto di legislatura che preveda una forte responsabilità politica. Dalle risposte delle due delegazioni, guidate da Zingaretti e Di Maio, dipenderanno le successive decisioni del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

La crisi di Ferragosto insegna che tutto è possibile ma senza il verificarsi di queste condizioni lo scioglimento delle Camere, e il ritorno al voto nel più breve tempo possibile, sarebbe una strada obbligata.

 

 

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