2 Settembre 2019

Passi avanti per il governo Conte 2, in attesa di Rousseau

Fortune

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Passi avanti, seppure faticosi, per la formazione del secondo governo Conte. Il lavoro sul programma procede e anche la formazione della squadra potrebbe trovare un assetto ‘digeribile’ sia dal  M5S  sia dal Pd. L’incognita principale resta la partita personale del leader Cinquestelle Luigi Di Maio. E, strettamente legata, la presa che il capo politico ha ancora sul suo Movimento. La scelta di dire pubblicamente, e con enfasi, che il destino del governo è legato all’esito del voto sulla piattaforma Rousseau non aiuta gli ultimi passaggi del percorso che dovrebbe portare Giuseppe Conte a sciogliere la sua riserva al Quirinale.

I dubbi sulla trasparenza del metodo di consultazione restano un tema. Possono accedere al voto online solo gli iscritti al Movimento da almeno sei mesi e, nelle precedenti votazioni, non si è andati oltre un record di partecipazione di 56.127 preferenze espresse. Numeri che pongono un evidente problema di rappresentanza. Ma, anche decidendo di accantonare ogni contestazione formale, resta sul tavolo il nodo principale, che è sostanziale: se, come si ribadisce, la scelta degli attivisti via web è vincolante, la nascita del governo resta subordinata a un passaggio che non ha nulla a che fare con la trattativa che si sta facendo da giorni. La risposta al quesito ‘Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?’ può essere espressa sulla base della propria convinzione personale, maturata nel tempo, a prescindere da quello che è successo e che sta succedendo da giorni nell’interlocuzione tra le parti.

Ragionando su 50mila persone ed escludendo che si possa interferire sull’esito della votazione, con un’apertura di credito obbligata in una fase delicata come questa, non resta che constatare che i vertici del Movimento affidano la loro scelta a una quota ristretta del loro elettorato e a una valutazione che, per come è costruito il quesito, non può che essere influenzata da posizioni pregresse. Intrecciato con il voto su Rousseau è anche l’altro tema chiave, la leadership di Di Maio. Alla vigilia del voto, non a caso, gli attivisti pentastellati si muovono sulla rete a sostegno del leader. E lanciano, su Twitter, due hashtag: #Dimaiovicepremier e #dimaiononmollare.

Legare l’appoggio al governo al ruolo di Di Maio è un modo per blindare una parte del Movimento. “Confido che gli attivisti possano darci fiducia anche questa volta”, dice, interpellato dall’Ansa, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora. E, sui tempi della formazione del governo, sottolinea: “credo che il presidente Conte rispetterà i tempi che si era prefissato con il Quirinale”. Se, invece, non arrivasse il voto positivo, la scelta sarebbe compiuta. “La piattaforma è un mezzo che un movimento politico ha deciso di dotarsi per prendere le proprie decisioni, pari ad una direzione di partito. Se dovessero prevalere i no, il presidente del Consiglio dovrà sciogliere la riserva di conseguenza: in modo negativo. Non vedo alternativa”, puntualizza il presidente dei senatori M5S Stefano Patuanelli a Radio Capital.

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