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Parità di genere, gli obiettivi italiani e le priorità del W7 Summit

“Non esistono cose che gli uomini fanno e che le donne non possano fare. Ed esistono tante cose che le donne possono fare molto meglio”. È la premessa di Roberto Gualtieri, il sindaco di Roma a cui è stata affidata l’apertura del Women 7 Summit, l’incontro andato in scena al Campidoglio e dedicato alle pari opportunità. Un incontro le cui tempistiche non sono casuali. Dal 13 al 15 giugno, a Borgo Egnazia, in Puglia, si terrà il vertice del G7. Capi di Stato e di Governo dei sette Stati membri – insieme al presidente del Consiglio europeo e alla presidente della Commissione europea – discuteranno di questioni geopolitiche, economico-finanziarie, nonché di altri temi rilevanti per la politica e per l’opinione pubblica: tra cui appunto la lotta per la parità di genere. Oltre a Gualtieri, tra le tante figure istituzionali presenti, la ministra per le Pari opportunità Maria Eugenia Roccella e la ministra del Lavoro e delle politiche sociali Marina Calderone. 

Il Global Gender Gap Report 2023 del World Economic Forum (WEF), che ogni anno rileva lo stato del divario di genere nel mondo, posiziona l’Italia al 79esimo posto rispetto a 146 Paesi analizzati, con una perdita di 16 posizioni rispetto alle rilevazioni 2022. Non esattamente un traguardo.

Il problema non è “solo italiano, ma globale”, precisa subito Monica Lucarelli, assessora alle Politiche per la sicurezza, attività produttive e pari opportunità del Comune di Roma. Pensiamo soltanto a ciò che succede con la maternità. “Diventare madre dovrebbe essere un momento di gioia”, continua l’assessora. “Invece, costringe le donne a fare i conti con priorità diverse. Una donna su cinque lascia il proprio lavoro per dedicarsi alla cura della famiglia. Il divario lavorativo tra uomini e donne è pari al 17,5% e aumenta in presenza di figli”.

Il Women 7

Il Women 7 è il gruppo d’impegno civile ufficiale delle Pari opportunità al G7, istituito nel 2018 dalla presidenza canadese. Oggi il W7 è un network internazionale con 90 delegati da ogni parte del mondo.

Obiettivo del Summit del W7 è mettere a punto raccomandazioni concrete per promuovere l’uguaglianza di genere nei negoziati del G7 in un comunicato (Communiqué).

“Il ‘Communiqué’ – che da ora è già consultabile online – sarà presentato a Giorgia Meloni. Sebbene queste raccomandazioni non siano vincolanti, saranno prese in considerazione dal G7 per le sue discussioni e negoziazioni e contribuiranno al processo di elaborazione delle politiche”, ha spiegato una delle co-chair del W7, Martina Rogato, che insieme alle altre co-chair Claudia Segre, Annamaria Tartaglia e alla honorable president Lella Golfo ha guidato l’evento.

I temi del W7 Summit 

Empowerment finanziario, giustizia climatica, lotta alla violenza contro le donne e i minori alcune delle principali aree di discussione individuate dal gruppo. “Si tratta di questioni globali che richiedono un approccio condiviso e partecipato”, sottolinea Lella Golfo.

Il lavoro è l’ambito in cui le differenze appaiono più evidenti. “Ci stiamo rendendo conto che in questo momento storico siamo soggetti a una serie di transizioni che stanno cambiando il mondo del lavoro. Questa transizione offre opportunità, ma mette in luce anche una serie di ombre. Tutti i problemi legati al gap salariale rimangono da affrontare. Ecco perché è importante considerare gli effetti della transizione digitale (e sostenibile) sul mercato del lavoro a cominciare da adesso“, dice Annamaria Tartaglia.

Inoltre, i complicati contesti geopolitici attuali, dalla guerra in Ucraina al conflitto israelo-palestinese, rallentano la corsa ai pari diritti di tutti. “In questo scenario le disparità di genere si moltiplicano”, è stato affermato durante uno dei panel del W7 con Irene Fellin (representative for Women Peace and Security della Nato), Francesco Corvaro (inviato speciale sul clima dell’Italia), Loredana Teodorescu (presidente WIIS Italy) e Muzna Dureid (advocacy manager, Nobel Women’s Initiative).

Il benessere finanziario per costruire “self confidence”

Forse i soldi non fanno la felicità, ma per dirlo con le parole di Claudia Segre “il denaro può essere alleato del nostro benessere”. È fondamentale che ogni donna, in ogni area del mondo, sia economicamente indipendente e abbia le stesse opportunità di un collega o un compagno uomo. “La libertà non è una scelta, ma un diritto di tutti, fuori da ogni retorica”.

Il nesso tra crisi climatica e pari opportunità 

Si tende a trattare le questioni di genere e quelle che riguardano il cambiamento climatico in modo separato. “È un errore”, spiega al W7 Martina Rogato. “Le donne sono più impattate per gli effetti della crisi climatica per motivi culturali e perché non hanno accesso a pari diritti. Pensate ai Paesi in cui le donne non possono fare sport. Cosa accadrebbe in caso di inondazione? Se la matematica e la logica non sono un’opinione, avrebbero meno capacità di sopravvivere, perché probabilmente non saprebbero nuotare”. Inoltre, continua Rogato che ha anche partecipato al panel ‘Climate Justice for Women: same planet, same opportunities’, “siamo sempre noi donne ad avere il peso dei carichi di cura. Immaginate una donna che deve scappare da un evento climatico estremo con i suoi figli”.

Allo stesso panel, moderato dal viceministro dell’Ambiente Vannia Gava, hanno preso parte Rituraj Phukan, presidente Indigenous People’s Climate Justice Forum, e Tatiana Der Avedissian, Head of business development World Ocean Initiative. “Le donne rivestono un ruolo cruciale nei vari settori legati alla sostenibilità: dalla conservazione della biodiversità, alla gestione delle risorse idriche. Secondo i dati di Irena, che si occupa di energia rinnovabile ad Abu Dhabi, ci sono molte più donne che lavorano nel settore delle energie rinnovabili piuttosto che in quello delle fossili. Credo che questo sia un dato importante”, ha affermato Gava.

Vannia Gava, viceministro dell’Ambiente

Il problema della violenza

Dopo il lavoro, un tema imprescindibile quando si parla di genere, è quello della violenza. Sono stati troppi gli episodi di violenza di genere nel nostro Paese registrati soltanto dall’inizio del 2024. “La presidenza italiana del G7 rappresenta una grande opportunità per accelerare il rispetto dei diritti umani, e quindi anche il contrasto alla violenza, a livello nazionale e internazionale”, sono le parole della ministra per le Pari opportunità Maria Eugenia Roccella.

Direttiva Ue contro la violenza sulle donne, Roccella a Fortune Italia: “Governo in prima linea”

“Ci presentiamo a questa presidenza dimostrando di esserci impegnati. È stata approvata la nuova legge contro la violenza sulle donne, per fermare il ciclo della violenza prima dell’irreparabile. Sono stati stanziati più fondi per i centri anti rifugio. È stato promosso il numero 1522, la prima mano tesa dello Stato nei confronti delle vittime di violenza e di stalking”.

Anche l’occupazione femminile, ricorda Roccella, ha toccato il record con il 52,5%. “Ancora di quasi 18 punti distante da quella maschile, ma la strada che stiamo perseguendo ritengo sia quella giusta”.

Calderone, l’Italia e il decreto Coesione 

Che la strada sia quella giusta, ne è convinta anche la ministra del Lavoro e delle politiche sociali Marina Calderone.

“Occorre fare scelte legislative importanti – dice la ministra – ed è quello che sta facendo il Governo. Bisogna sostenere il talento dei giovani e delle donne, anche attraverso un sostegno all’impresa giovanile e femminile. Noi lo abbiamo fatto con il decreto Coesione appena pubblicato, che interviene anche con misure per rafforzare l’occupazione delle categorie di lavoratori più svantaggiate e in generale nel Mezzogiorno”.

“Investire sul lavoro, più che un diritto – conclude la ministra – è un atto di giustizia sociale. I nostri padri costituenti hanno scritto ‘La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro’. A tutti, non si parla di uomini o donne”.

Il ‘digital divide’

Il tema della partecipazione delle donne al mondo del lavoro è trasversale rispetto a tutti quelli che sono gli argomenti individuati (sempre per quanto riguarda la macro area lavoro) dai Paesi del G7. Tra questi, l’impatto dell’intelligenza artificiale.

Durante uno dei panel del W7 Summit, moderato dal giornalista di Fortune Italia Alessandro Pulcini, la discussione si è spostata sul digital divide, e più precisamente sulla disparità di accesso e partecipazione tra uomini e donne nel mondo digitale (e quindi l’assenza di pari opportunità, ad esempio, nel settore informatico).

“L’AI è un’incredibile opportunità”, ritiene Andrea Grobocopatel, presidente della Fundacion Flor e Ad W7. Tuttavia, gli stessi sistemi di intelligenza artificiale vanno educati.

“La tecnologia riflette i valori di chi la usa, per cui l’AI può subire i condizionamenti di stereotipi di ogni tipo, tra cui quelli di genere”, dice Grobocopatel.

Un momento del panel del W7 moderato dal giornalista di Fortune Italia Alessandro Pulcini

Del resto, come confermato sia dall’economista Pierre de Boissèson che dal direttore di ILO Italy Gianni Rosas, lavoro e intelligenza artificiale possono essere accomunati con l’immagine di un iceberg: ne vediamo la punta, ma non sappiamo con esattezza cosa ci sia sotto. Si parla poco, ad esempio, di come venga nutrito un large language model. E sebbene a qualcuno possa sembrar strano, anche questa è una sfida che ha a che fare con la parità di genere. Visto che molto spesso l’alimentazione dei large language model è stata effettuata da umani, con i ruoli meno pagati affidati alle donne.

Secondo Mariangela Siciliano, Head of Education, Business Promotion & Supply Chain di SACE, a mettere a terra politiche sulla parità di genere che abbiano un impatto sul mondo lavoratotivo sono spesso le aziende, che intanto devono affrontare la doppia transizione verde e digitale. Una partita nella quale l’educazione e il training dei dipendenti e dei manager diventa fondamentale per colmare un digital divide che, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, è diventato il nuovo ‘volto’ della disparità di genere.

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