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5 Settembre 2019

Evasione Iva, il triste primato italiano in Ue

Attilia Burke

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Non un primato del quale vantarsi, quanto più lo specchio di un Paese il cui sistema, evidentemente, necessita di perfezionamenti. L’Italia si classifica prima in Ue per l’evasione Iva in valore nominale. I dati sono quelli relativi ai 12 mesi chiusisi al 31 dicembre 2017, anno in cui le perdite complessive per lo Stato, a causa di questa evasione, hanno sfiorato i 33,6 mld di euro.

Lo Stivale si distingue anche in un’altra sfortunata classifica: è infatti quarta per il maggior divario tra gettito previsto e riscosso con il 24%, dietro solo a Romania (35,5%), Grecia (33,6%), e Lituania (25,3%). Così rapporto sull’Iva della Commissione Ue traccia uno scenario triste per l’Italia. Ma non peggiorativo rispetto agli anni precedenti. Tanto da venir descritto dal portavoce della Commissione Ue come “una situazione positiva perché il gap dell’Iva è sceso, di anno in anno”. Rispetto al 2016, infatti, è stato registrato un lieve miglioramento: nel 2017 l’evasione si è ridotta di 2,8 punti percentuali, e in termini nominali è scesa da 37 miliardi a 33,6 miliardi. Nel complesso, dal 2013 al 2017 l’Italia è riuscita a ridurre l’evasione di 5 punti percentuali, con un divario calato dal 30% al 24%. Nel suo insieme, l’Ue ha registrato perdite di introiti sull’Iva per 137 miliardi di euro, ovvero l’11,2% del totale degli introiti stimati sull’Iva. In calo di 10 miliardi rispetto all’anno precedente. Ma “non è ancora abbastanza”, sottolinea la portavoce.

I Paesi Ue in cui l’evasione dell’Iva è la più bassa sono Cipro (0,6%), Lussemburgo (0,7%) e Svezia (1,5%). Il rapporto della Commissione sottolinea come la situazione tra Paesi “ancora varia in modo significativo”. Il gap Iva è sceso in 25 Stati membri e salito in tre nell’ultimo anno. Malta (-7 punti), Polonia (-6 punti) e Cipro (-4 punti) hanno registrato “forti performance, con ampi cali nelle loro perdite”. Anche altri sette, cioè Slovenia, Italia, Lussemburgo, Slovacchia, Portogallo, Cechia e Francia hanno avuto risultati “robusti” con riduzioni del gap superiori ai 2 punti. Invece è in aumento “considerevole” in Grecia (2,6 punti) e Lettonia (1,9 punti) e “marginalmente” in Germania (0,2 punti).

Per l’Italia, “caso persistente” di elevata evasione, la colpa è da ricercare come per gli altri nel sistema di raccolta. “Per questo vogliamo una riforma complessiva”, ha detto la portavoce.

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