17 Settembre 2019

Gli attacchi al petrolio saudita e gli effetti sul mercato

Fortune

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L’attacco che ha colpito lo scorso 14 settembre due raffinerie petrolifere della compagnia saudita Aramco ad Abqaiq e il giacimento di Hijrat Khurais, circa 140 chilometri a est della capitale dell’Arabia Saudita Riad, ha provocato il maggiore aumento dei prezzi del petrolio dal 14 gennaio 1991, giorno dell’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein. Ieri mattina in apertura dei mercati i prezzi del petrolio hanno toccato 71 dollari al barile, in crescita del 20 per cento rispetto ai circa 60 dollari del 13 settembre scorso, scendendo gradualmente a 66 dollari al barile. Il repentino aumento è avvenuto in seguito alle prime notizie riguardanti l’entità del danno provocato dagli attacchi, rivendicati dai ribelli sciiti Houthi, che hanno ridotto la capacità di produzione saudita a 5,7 milioni di barili al giorno a fronte di un output di circa 10 milioni di barili al giorno (9,78 milioni di barili estratti lo scorso giugno).

Mentre da Riad il nuovo ministro dell’Energia, Abdulaziz bin Salman, ha assicurato che il governo è pronto ad utilizzare le riserve di petrolio per compensare il calo della produzione, fonti citate dal Financial Times affermano che un ripristino normale delle forniture potrebbe richiedere alcuni mesi. La perdita di 4 milioni di barili al giorno rappresenta il calo di produzione maggiore per singolo incidente ed è pari a oltre il 5 per cento dell’offerta globale di petrolio. Nonostante l’attacco abbia dimostrato la vulnerabilità degli impianti di produzione in Medio Oriente, l’aumento di prezzo, seppur eccezionale, si è rivelato finora un salto temporaneo, con i prezzi che sono nuovamente ridiscesi a poco oltre i 60 dollari al barile. Il rischio di nuovi attacchi e di shock dei mercati petroliferi ha aumentato i rischi nel settore estrattivo con conseguenti ripercussioni sull’andamento futuro dei prezzi.

L’attacco ad Abqaiq, un centro di trasformazione del greggio a sud-ovest del quartier generale di Aramco a Dhahran, che lavora circa il 70 per cento del greggio del regno per l’esportazione, è particolarmente preoccupante perché la complessa struttura è vitale per la produzione di greggio nel regno. Nell’attacco è stato colpito anche il giacimento petrolifero di Khurais a circa 140 chilometri a est della capitale Riad. L’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) e il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti hanno dichiarato di disporre di ampie riserve di emergenza a cui potrebbero rivolgersi in caso di interruzione prolungata. Durante una conversazione telefonica con il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed al Nahyan, l’erede al trono saudita Mohammed bin Salman ha dichiarato che l’Arabia Saudita ha “la capacità per affrontare questa aggressione terroristica”. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa saudita ‘Spa’, il ministro dell’Energia Abdulaziz bin Salman ha condotto una visita ad Abqaiq e avuto una serie di incontri con i vertici di Aramco per discutere il ripristino delle forniture petrolifere.

Petrolio, Arabia Saudita, Mohammad bin Salman Al Sa'ud
Una famiglia saudita passa davanti a un poster gigante del principe Mohammed bin Salman, Sept. 15, 2019. (AP Photo/Amr Nabil)

Le milizie sciite yemenite Houthi hanno rivendicato lo scorso 14 settembre la responsabilità dell’attacco, affermando di aver utilizzato uno sciame di almeno 10 droni per colpire le infrastrutture di Aramco. Le immagini satellitari del complesso di Abqaiq diffuse dall’amministrazione statunitense hanno mostrato la precisione dell’attacco che ha colpito ognuna delle quattro cisterne utilizzate per la rimozione dal greggio dell’acido solfidrico – una sostanza chimica altamente corrosiva che deve essere estratta dal petrolio greggio prima di procedere al processo di raffinazione. Le immagini mostrano inoltre altri 17 punti di impatto all’interno del complesso. Tale precisione ha aperto la strada a varie speculazioni compresa l’ipotesi di un attacco partito da basi in Iraq, versione fortemente negata dal premier iracheno Adel Abdul-Mahdi.

Gli Stati Uniti, attraverso il presidente Donald Trump, hanno puntato il dito contro l’Iran che potrebbe aver sostenuto l’interna pianificazione dell’attacco oltre ai droni e agli armamenti. “Ricordate quando l’Iran ha abbattuto un drone (statunitense) affermando che era nel proprio spazio aereo quando in realtà era solamente nei pressi. Sono rimasti fedeli a questa storia sapendo che era una menzogna. Ora dicono di non aver nulla a che fare con l’attacco in Arabia Saudita. Staremo a vedere”, ha dichiarato il presidente Usa in un messaggio su Twitter. In precedenza, poco prima dell’apertura dei mercati, Trump ha diffuso un tweet nel quale ha rivelato di aver autorizzato il rilascio di scorte petrolifere “se necessario” per un livello “ancora da determinare”, sottolineando: “possiamo credere di conoscere il colpevole… ma siamo in attesa di notizie dal Regno sui possibili responsabili dell’attacco”.

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