30 Settembre 2019

Il paradosso dell’Iva, totem e alibi

Fabio Insenga

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Non far aumentare l’Iva è meglio che farla aumentare. Inutile scomodare Jacques De La Palice, ormai modernizzato da tutti in Lapalisse, per sostenere che è meglio che un’imposta, spesso volgarizzata con una certa approssimazione in tassa, non vada a pesare di più sul bilancio delle famiglie italiane. Non serve un fine economista per spiegare che con un’imposta più alta si scoraggia quella parte di consumi il cui prezzo è strettamente legato al valore di quell’imposta. C’è però un paradosso che in Italia, in questo momento, rende la discussione più complessa. L’aumento dell’Iva, legato alle famigerate clausole di salvaguardia che i governi si tramandano ormai da anni, è diventato qualcosa di diverso dall’aumento, mai auspicabile, di un’imposta. E’ diventato un totem e anche un alibi.

Per evitare l’aumento dell’Iva si è fatto un nuovo governo, per evitare l’aumento dell’Iva si discute di quanto sia lecito aumentare il deficit, di quanto ci si possa spingere nella ricerca di risorse che possano coprire una nuova sterilizzazione. L’Iva è un Totem intorno al quale si agitano le forze politiche. “Sull’Iva c’è un equivoco, lavoriamo per ridurla non per aumentarla. Abbiamo trovato i 23 miliardi”, dice il premier Giuseppe Conte, per rassicurare tutti. Alzare l’Iva è evidentemente anche un’ipotesi decisamente impopolare e politicamente costosa. I più attenti, in queste ore, sono stati Luigi Di Maio e Matteo Renzi, evidentemente particolarmente sensibili al tema. Le parole più significative sono quelle dell’ex premier, affidate a un tweet: “Abbiamo fatto un Governo per mandare a casa Salvini e per non aumentare l’IVA. Da noi zero polemiche su ministeri, sottosegretari, sul passato. Ma aumentare IVA è schiaffo ai consumatori, specie ai più poveri. E porta alla recessione. Ecco perché è contro aumento IVA”. C’è, in poche righe, tutto il senso dell’aumento dell’Iva in versione Totem. Serve a marcare il territorio, a issare le proprie insegne, a farsi riconoscere dagli elettori, soprattutto se in questa fase sono potenziali, cifre ipotetiche prodotte dai sondaggi.

L’altro aspetto rilevante è che la sterilizzazione dell’aumento dell’Iva, come già successo in passato, può diventare un alibi perfetto. Si trovano 23 mld, non due spicci, per tappare un buco fatto da altri. Soprattutto, non si può fare altrimenti. L’intervento è non solo necessario ma indispensabile. Due termini, necessario e indispensabile, anche loro abusati ma con significati diversi. E’ necessario non far aumentare l’Iva; è indispensabile non far aumentare l’Iva. Ci possono stare entrambi. Ma non possono essere legati a un altro termine, sufficiente. Anche se si prende per buona la tesi che sia indispensabile non far aumentare l’Iva, sicuramente non è sufficiente il solo intervento per sterilizzare l’aumento dell’imposta.

Il Consiglio dei ministri ha varato la Nota di aggiornamento al Def: è la cornice entro la quale sarà possibile scrivere la prossima Manovra. Serve soprattutto a fissare l’asticella del rapporto tra deficit e Pil, il 2,2%, il parametro che indica anche i margini di manovra con la Commissione Ue. L’anno scorso si puntò al 2,4%, festeggiandolo dal balcone di Palazzo Chigi, per poi ripiegare sul quel 2,04% tanto offensivo nella forma quanto utile a evitare la procedura di infrazione da Bruxelles. Lo stesso documento indica anche l’intenzione di non far aumentare l’Iva.

Il totem sarà salvo, e chi lo ha difeso di più in queste ore potrà festeggiare. Speriamo con più sobrietà rispetto al passato. Ma sarà solo la Manovra a stabilire le l’Iva tornerà anche ad essere soprattutto un comodo alibi. La politica economica ha bisogno di scelte coraggiose, di investimenti sul lavoro e di risorse da impiegare per stimolare la crescita. Se, nonostante l’Iva, ci fossero misure in questa direzione, si potrà sostenere che è stato giusto difendere il totem. Se, al contrario, la sterilizzazione dell’aumento dell’imposta, assorbisse tutto e richiedesse anche tagli dolorosi di spesa pubblica che oggi va in servizi ai cittadini, la difesa del Totem sarebbe l’ennesimo passo falso di una politica incapace di alzare la posta e cambiare strada.

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