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24 Ottobre 2019

Zte in Italia punta a 250 mln di fatturato nel 2019

Chiara Baldi

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“L’Italia è il nostro più importante mercato in Europa e uno dei più strategici a livello globale”. Non ha dubbi Hu Kun, Ceo Zte Italia e presidente Zte Europa Occidentale, che ha partecipato all’apertura della 56esima edizione di Smau, fiera italiana dell’Open Innovation e dell’innovazione a tutto tondo. In una sessione con alcuni giornalisti Kun ha parlato della realtà di Zte in Italia e nel mondo e del futuro del 5G. Nel 2019 il colosso cinese stima di raggiungere nel nostro paese un fatturato di 250 milioni di euro. “Ma è solo l’inizio”, ha precisato il Ceo del gruppo, spiegando che “il mercato in Italia è molto più ampio: noi operiamo con smartphone, Internet of Things e reti, non solo nel 5G. Ci sono quindi aree da esplorare e altri spazi in cui possiamo continuare a cresce oltre a quelli in cui siamo presenti”. E sulla data di partenza per il 5G in Italia Kun ha detto che “i servizi dovrebbero arrivare tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020”, dal momento che le sperimentazioni partite a L’Aquila e Prato, insieme a Open Fiber e Wind, stanno dando “risultati molto soddisfacenti”.

E sullo sviluppo della rete 5G, Kun ha chiarito che “ha senso partire dalle città più grandi, per poi arrivare nelle aree rurali”, che sono la sfida principale per Zte. A tal proposito, il manager ha chiarito che “l’azienda ha dei progetti e sta trattando con alcuni operatori italiani, dalle cui strategie dipenderà l’evoluzione del 5G”. L’Italia è, infatti, al momento, insieme alla Germania, l’unico paese in Europa che ha fatto l’asta delle frequenze (con cui lo Stato ha incassato 6,5 miliardi di euro). Certo, ammette Kun, “il costo è stato alto, le frequenze italiane sono state tra le più care al mondo, ma le cifre investite dimostrano l’impegno e l’ottimismo degli operatori. Ormai – ha commentato il manager – è tardi per dire se il prezzo è stato talmente alto da condizionare lo sviluppo futuro. Ma lo vedremo presto, perché il 5G in Italia diventerà una realtà a breve”.

Zte attualmente, come ha spiegato lo stesso Kun, “ha sottoscritto più di 25 contratti commerciali 5G”, ma c’è una lista di 60 operatori che, nel mondo, stanno sperimentando questa tecnologia. Per Kun, poi, il 5G è una realtà fondamentale per le startup: “Stiamo pianificando progetti per valorizzare i talenti italiani e aprire le nostre strutture alle università. Ne stiamo discutendo con alcuni atenei”. Con il 5G le startup sarebbero “più innovative, con più possibilità: a oggi, non c’è nessuno in grado di dire quale sarà il servizio che, in futuro, genererà la maggior parte del fatturato futuro. Non lo sanno i governi, né gli operatori e neanche i fornitori come noi. L’unica possibilità che abbiamo è quella di sperimentare nuove strade”.

Sul tema della cybersecurity, viste anche le recenti accuse degli Stati Uniti – secondo cui Zte sarebbe per il 51% detenuta dal governo di Pechino –, Kun ha spiegato che “l’approccio legato al tema della sicurezza online deve essere scientifico, quindi basato su prove concrete: tutto il resto è chiacchiericcio”. Per questo Zte si è detta disponibile anche a “far controllare alle parti coinvolte il codice sorgente delle nostre apparecchiature per mostrare che siamo sicuri e affidabili”. Ma il manager rivendica anche la trasparenza di Zte: “I due Cybersecurity Lab a Roma e Bruxelles che abbiamo aperto, sono una opportunità per verificare e chiarire i dubbi. La tecnologia non ha nazionalità, compagnie di diversi paesi appartengono alla stessa filiera, sono integrate. Non capisco, dunque, perché fare distinzioni tra società partecipate dagli Usa e quelle che non lo sono”.

Infine, sulla ‘Golden Power’, esercitata dal Governo Conte sugli operatori telefonici per gli apparati di rete di fornitori non europei e finalizzata a proteggere la sicurezza nazionale (quindi Huawei e Zte per quanto riguarda il 5G), Kun ha ribadito che si tratta di una “buona iniziativa perché sottolinea l’attenzione nei confronti del tema cybersecurity. E credo – ha aggiunto – che sia nel pieno diritto di uno Stato”. Ma ha chiesto anche “certezza normativa, che è la chiave per far crescere un settore”.

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