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L’internazionalizzazione non è solo per le grandi imprese

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Aprire una filiale oltreconfine non è affare solo delle grandi aziende. In un mondo sempre più globalizzato, Alessandro Decio, amministratore delegato e direttore generale di Sace, invita le Pmi a pensare allo sviluppo delle proprie attività non solo in Italia. D’altra parte la “vecchia mentalità” secondo la quale l’ampliamento delle aziende italiane su suolo straniero penalizzava il patrimonio del Paese è stata ampiamente superata dalla consapevolezza che “l’internazionalizzazione è importante tanto quanto l’export e serve all’export”, sottolinea in occasione dell’evento di Fortune dedicato all’internazionalizzazione.

E l’export “è il vero driver di crescita italiano. Infatti, pesa al 32% sul Pil”, spiega Decio. D’altra parte, in uno scenario economico globale complesso e caratterizzato da forti tensioni che viaggiano dalla Cina agli Stati Uniti, passando per la Brexit, l’export italiano è quello che, in Europa, “ha tenuto meglio il mercato – afferma – Dal 2015 al 2019 ha guadagnato quote. L’ideale sarebbe raggiungere il 40% come avviene in Germania, anche se è fondamentale rinforzare anche il mercato interno” perché i modelli di crescita basati solo sull’export possono essere vulnerabili, spiega l’esperto.

L’internazionalizzazione e l’export si abbracciano così in una marcia virtuosa della quale beneficiano l’economia italiana e le stesse imprese, sia direttamente che indirettamente. “Noi crediamo che la nostra capacità, come sistema italiano, di poter continuare a crescere sull’export, sia anche legata in qualche modo alla capacità e alla possibilità per le nostre aziende di investire su nuovi mercati e di conquistare quote di mercato laddove ci sono situazioni di grande crescita economica come il sud-est asiatico, ma non solo. L’internazionalizzazione è dunque una vocazione necessaria e fondamentale per supportare la crescita dell’export”, spiega Decio.

Ed è proprio per favorire e incoraggiare questo approccio, anche per le pmi, che Sace Simest ha sviluppato una piattaforma digitale supportata da degli ‘export coach‘, “colleghi che sul territorio lavorano direttamente con le aziende, per cercare di aiutarle a catturare al meglio queste opportunità”. Per un’azienda che per la prima volta si butta in questo mondo, “serve una guida”, afferma Decio, sottolineando che “la nostra priorità è rendere disponibili strumenti e prodotti, per export e internalizzazione, che prima non erano disponibili per le piccole aziende. Come? Costruendo un ecosistema digitale ad hoc”.

E approfondendo quali siano i requisiti minimi che una società dovrebbe avere per internazionalizzarsi, Decio non pone particolari limiti: “qualsiasi azienda italiana che abbia una propria eccellenza che sia di prodotto o di processo può pensare di avere sviluppi internazionali”. L’importante è muoversi entro determinati margini di sicurezza. “È fondamentale che le aziende italiane vadano a caccia delle opportunità di crescita sui mercati internazionali ed è fondamentale che lo facciano con un approccio che non le metta a rischio da un punto di vista finanziario”.

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