28 Ottobre 2019

Ecco perché LVMH vuole comprarsi Tiffany (spendendo 14,5 mld)

Caterina D'Ambrosio

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

LVMH vorrebbe fare colazione da Tiffany ma il colosso della gioielleria, almeno per il momento, dice no. L’icona di stile sulla 5th Avenue, infatti, ritiene che la proposta da 14,5 miliardi di dollari (tutta in contanti) sia un’offerta ben al di sotto del suo valore reale. Bernard Arnault, con tutto il suo impero ha valutato Tiffany circa 120 dollari per azione con un premio di oltre il 22% sulla chiusura di venerdì, con una capitalizzazione di mercato pari a 12 miliardi di dollari. Comunque ancora troppo poco per i vertici della gioielleria statunitense.

Un bel colpo nel settore M&A che consentirebbe al gruppo Lvmh di andare ben oltre la capitalizzazione attuale di 215 miliardi di dollari. Sarebbe, infatti, una delle più importanti acquisizioni del gruppo di Arnault nel settore del lusso, superiore anche a quella avvenuta nel 2017 per Christian Dior. Una mossa che non arriva per caso, considerato che – con i suoi oltre 300 punti vendita sparsi nel mondo – Tiffany è la punta di diamante di un mercato, quello del lusso, che sta conoscendo una crescita esponenziale.

Un bel colpo, sì. Soprattutto per Tiffany in verità che ha segnato qualche battuta d’arresto negli ultimi anni. Nonostante i 4 miliardi di ricavi, infatti, ha cominciato a soffrire la concorrenza e si è affidata a un italiano, Alessandro Bogoglio (16 anni in Bulgari), per rifare il look al gruppo e rilanciare il marchio non solo sul mercato domestico, quanto soprattutto all’estero. A New York, per il negozio sulla 5th Avenue Bogoglio ha esaudito il sogno dell’indimenticata Holly Goligthly di fare colazione da Tiffany, aprendo un ristorante e ridisegnando tutto lo stile del negozio più amato dalle appassionate del brand, oltre ad aver pensato ad una linea di prodotto dedicata all’universo maschile con prezzi dai 200 ai 15mila dollari.  Novità che si estenderanno, a quanto pare, anche all’arredamento.

Una iniezione di energia, inventiva e capitali che porta la firma dell’Italia, anche grazie all’ingresso  tra gli azionisti (nel 2017) di Francesco Trapani che a Milano – in Piazza Duomo – ha aperto il negozio Tiffany più grande d’Europa.

Cambiamenti che stanno portando ai vecchi fasti il marchio della gioielleria americana e sul quale Arnault vuole mettere le mani. D’altronde, il mercato statunitense fa gola al colosso francese da tempo,  tanto che la settimana scorsa ha aperto un nuovo stabilimento Louis Vuitton a pochi chilometri da Dallas, alla presenza del Presidente Trump e della figlia Ivanka.

Se il matrimonio si farà non dovranno andar lontano per scegliere l’anello.

bernard arnault lvmh tiffany luis vuitton donald trump
Donald Trump vista il Louis Vuitton Workshop Rochambeau ad Alvarado, Texas, il 17, 2019, in compagnia di Bernard Arnault, Ceo di LVMH, Alexandre Arnault, e Ivanka Trump. (AP Photo/Andrew Harnik)

A portata di click

Acquista Fortune in formato digitale per leggere i nostri contenuti su qualsiasi dispositivo.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selezione degli articoli di Fortune.

Partecipazioni aperte al Forum Sostenibilità di Fortune Italia