18 Novembre 2019

Global Forum per un business globale

Fabio Insenga

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Ken Hu, vice presidente di Huawei, sul palco ha appena mostrato un modello di smartphone all’avanguardia che ancora non è in commercio, tra una risposta e l’altra sulla rivoluzione del 5G e le ripercussioni della guerra tecnologica fra Stati Uniti e Cina. Quando scende, durante il coffee (and networking) break, fa lo stesso con altri manager che gli si avvicinano. Kevin Sneader, Global managing partner di McKinsey, prima parla delle conseguenze dell’automazione sul mercato del lavoro, in un confronto sul palco con Stephane Kasriel, ceo di Upwork, poi si ferma a parlare, ancora microfonato, con chi gli si presenta per fare domande o solo per congratularsi. Il Global Forum di Fortune, a Parigi, è una conferenza che punta sui contenuti di alto livello e sulle relazioni, anche queste selezionate con cura. Forum e business, insieme, a livello globale.

Allo storico hotel Intercontinental, a un passo da l’Opéra, si sono dati appuntamento Ceo da mezzo mondo. Muovendosi tra la grande sala in cui si tiene la sessione plenaria e la hall che gli si apre davanti, si ha la sensazione chiara che la disponibilità a parlare, a condividere esperienze e soluzioni, sia direttamente proporzionale all’opportunità di farlo in un contesto che può aiutare a produrre nuove occasioni, a trovare contatti che possano far nascere nuove idee.

Philip Lane, Chief Economist della Bce, è stato appena intervistato sullo stato di salute dell’area Euro e sui diversi scenari che si prospettano con la Brexit. Quando è in mezzo ai manager, risponde con accortezza alle domande che arrivano, puntuali, sulla staffetta Draghi-Lagarde. Ognuno fa la sua parte e resta nel suo ruolo. Gli speaker, i partecipanti (tanti) e i giornalisti. Quelli di Fortune sono ovviamente rappresentati al massimo livello. Dal Ceo Alan Murray, che apre i lavori parlando delle grandi opportunità e dei grandi rischi che comporta l’attuale fase ad alta intensità di ‘disruption’, al direttore Clifton Leaf e al vice Adam Lashinsky. Fanno domande, anche scomode, e ottengono risposte. Perché l’interesse che condividono con i loro intervistati è quello di produrre contenuti.

L’altra nota di cronaca, significativa, è la totale assenza di carta. Non ci sono brochure, locandine, programmi. Tutto è digitale, dai sottopancia che appaiono sul maxi wall all’app che regola le prenotazioni per i meeting, scandisce l’agenda, riserva occasioni di incontro e di confronto. Anche questa è una trasformazione che va raccontata. La macchina dell’organizzazione lavora tutto l’anno per questo appuntamento. E si vede. Ci sono anche gli sponsor, ovviamente. Non hanno pagato poco per esserci ma, evidentemente, hanno fatto i loro calcoli. Il business è globale almeno quanto il Global Forum di Fortune.

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