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Pa digitale, spendiamo 5,8 mld all’anno ma siamo tra gli ultimi in Europa

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Paola Pisano Pa digitale innovazione
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Di Maria Chiara Furlò – In Italia si spende molto per la digitalizzazione della Pa, ma non lo si fa nella maniera giusta e il risultato è che il Paese resta in coda alle classifiche. A fare i calcoli e lanciare l’allarme è la Corte dei Conti che presenta una situazione per niente rosea.

Sebbene, infatti, si spendano ogni anno circa 5,8 miliardi di euro – tra risorse nazionali e comunitarie – per l’innovazione e la trasformazione digitale della Pa, il Paese resta solo 24mo (su 28) nella classifica europea del Desi (Digital Economy and Society Index), con un livello di prestazioni che collocano l’Italia fra le nazioni dai risultati inferiori alla media Ue (insieme a Romania, Grecia, Bulgaria, Polonia, Ungheria, Crozia, Cipro e Slovacchia). Eppure, che la disponibilità di risorse sia cospicua mette d’accordo un po’ tutti, dalla stessa Corte dei Conti fino ai privati come Microsoft Italia, la cui ad Silvia Candiani ha spiegato che il problema non sta nell’entità dei fondi ma nel fatto che circa l’80% della spesa sia concentrato sul tenere in funzionamento l’attività e non sul miglioramento dei servizi.

A chiedere aiuto, in primis ai magistrati della Corte dei Conti con cui ha siglato anche un protocollo, è la ministra per l’Innovazione Paola Pisano secondo la quale tutti questi soldi “sono sicuramente spesi male” anche a causa di un grosso problema di procurement con acquisti ancora troppo lenti. Il suo auspicio è che la Corte “crei una sezione per il monitoraggio della digitalizzazione della Pa, con magistrati che possano aiutarci perché fare digitalizzazione significa fare efficienza e trasparenza”.

Dal canto suo, il presidente della Corte dei Conti, Angelo Buscema, denuncia il ritardo eccessivo e chiama all’azione facendo notare che un intervento “non è più una scelta, ma fa parte delle nostre vite sia professionali che private”. Non è esente da queste considerazioni anche il presidente della Camera, Roberto Fico, che si chiede se non sia ormai giunto il momento di considerare l’istituzione di “una commissione permanente con competenza orizzontale sulle questioni dell’innovazione digitale”. In realtà, in questo senso è stata già presentata, da diversi parlamentari M5S fra cui anche Alessandro Amitrano, una proposta di modifica del regolamento della Camera. A essere ben conscia del ritardo digitale è anche la ministra della Pa Fabiana Dadone che specifica di avere molto chiara la road map: “Diffusione dell’identità digitale, test e corsi su misura per la formazione del personale e innovazione dei processi per diminuire davvero l’uso della carta”.

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