3 Dicembre 2019

Il piano Unicredit: 5 mld di utile ma 8000 esuberi e 500 sportelli chiusi

Alessandro Pulcini

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Una riduzione del personale di 8000 dipendenti, 500 sportelli chiusi, una riduzione ulteriore degli Npl e ricavi sempre in aumento. Sono alcuni dei punti principali del piano 2020-2023 di Unicredit, che così punta a creare 16 miliardi di valore per gli azionisti e aumentare al 40 per cento la distribuzione di capitale per il 2019. Il target per gli utili invece è di 5 miliardi di euro nel 2023, con una crescita aggregata dell’utile per azione di circa il 12% nel periodo 2018-2023. Il ritorno sul capitale tangibile (rote) sarà “pari o al di sopra dell’8%” per tutto il piano.

Gli 8.000 tagli del personale Unicredit si concentreranno soprattutto in Italia, Germania e Austria, dove il personale verrà ridotto complessivamente del 12% e verrà chiuso il 17% delle filiali. Il nostro Paese appare destinato a sostenere la parte più consistente degli esuberi: degli 1,4 miliardi di euro di costi di integrazione stimati per la loro gestione, infatti, 1,1 miliardi riguarderanno l’Italia (pari al 78% del totale) e solo 0,3 miliardi l’Austria e la Germania. “Stiamo iniziando ora le trattative con i sindacati. Sono 8mila tagli, non diamo dettagli su dove verranno fatti. Nel piano precedente abbiamo agito in modo molto socialmente responsabile e continueremo a farlo”, ha detto il ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier.

Alla fine, nel 2023, Unicredit avrà distribuito ai propri azionisti circa 8 miliardi di euro, tra cedole e riacquisto di azioni, di cui 6 miliardi rappresentati da dividendi in contanti e 2 miliardi da riacquisto di azioni proprie. Per il 2019 il gruppo di Piazza Gae Aulenti ha deciso di raddoppiare la distribuzione di capitale prevista dal precedente piano al 40%, di cui il 10% attraverso buy-back e il 30% con dividendi.

Altro punto focale: le esposizioni deteriorate lorde. Sono previste inferiori a 20 miliardi di euro alla fine del 2023, con una consistente riduzione di quasi 60 miliardi dalla fine del 2015. Il completo rundown del portafoglio Non Core è confermato entro fine 2021, con l’ammontare delle esposizioni deteriorate lorde inferiore a 9 miliardi entro la fine del 2019 rispetto al target originale di 19,2 miliardi di Transform 2019 e inferiore a 5 miliardi entro la fine del 2020. Il target per il rapporto tra esposizioni deteriorate lorde e crediti totali lordi di gruppo è fissato sotto il 3,8% entro la fine del 2023, mentre il costo del rischio è previsto a 40 punti base nel 2023.

I ricavi di Unicredit cresceranno in media dello 0,8% all’anno tra il 2018 e il 2023, attestandosi a 19,3 miliardi a fine piano. “Si stima che la crescita e il rafforzamento della base paneuropea di clienti produrranno ricavi resilienti, malgrado il contesto di tassi d’interesse negativi”, si legge nella nota che annuncia il piano strategico al 2023. “I target per i ricavi del piano Team 23 si basano su ipotesi pragmatiche, che includono previsioni per i tassi d’interesse più conservative rispetto a quelle del mercato”; Unicredit che prevede un Euribor a fine periodo a circa 50 punti base tra il 2019 e il 2022, in rialzo a -40 punti base nel 2023. Nel 2023 i costi totali ammonteranno a 10,2 miliardi segnando un calo medio annuo aggregato dello 0,2% nel periodo compreso tra il 2018 e il 2023.

Nel nuovo piano gli investimenti totali in IT (Information Technology) cresceranno del 17 per cento rispetto al piano precedente, con un investimento medio di 900 milioni l’anno su base cash-out. La spesa totale in It nei quattro anni del piano sarà pari a 9,4 miliardi, inclusi gli investimenti It nonché quelli Human resources (Hr), costi di manutenzione e per la sicurezza informatica e la spesa per consulenze. Unicredit punta poi ad essere sempre più una banca di riferimento per le Pmi europee. L’obiettivo di ricavi da pmi è di 2,3 miliardi nel 2023. Tra i focus vi è inoltre la riprogettazione dell’offerta di prodotti e servizi per i privati attraverso miglioramenti dei modelli di servizio e distribuzione, incluso il proseguimento della migrazione delle transazioni verso canali diretti. L’impiego dei canali digitali è previsto in aumento durante il piano dal 45% dei clienti nel 2018 al 60% nel 2023.

La strategia ‘Team 23’ è basata su quattro pilastri: aumento e rafforzamento della base di clienti, trasformazione e massimizzazione della produttività, gestione disciplinata del rischio e controlli, gestione del capitale e del bilancio. Fa parte della strategia anche l’obiettivo del miliardo di risparmi lordi in Europa occidentale, equivalente al 12 per cento della base di costo 2018. Unicredit prevede poi una evoluzione della struttura del gruppo, incluso il progetto per la creazione di una subholding, con sede in Italia e non quotata, per le attività internazionali. Tema chiave del futuro di Unicredit, secondo gli analisti, è la Turchia. Lo scioglimento della joint-venture in Koc Financial Services sul controllo della banca turca Yapi Kredi ha creato “flessibilità per la gestione della partecipazione rimanente”, comunica Unicredit. Secondo Morgan Stanley, la cessione di attività non core, insieme a “buyback e ad opzioni in Turchia rimangono le leve chiave”.

“Preferiamo il buyback alle fusioni e solo piccole acquisizioni bolt-on”, cioè che integrano le attività della banca, “saranno prese in considerazione”, ha commentato Mustier. “Pensiamo che in certi settori sia importante raggiungere una massa critica, in questi campi la nostra strategia è di lavorare con dei partner piuttosto che di fare da soli”, ha poi aggiunto parlando della strategia del gruppo sulla bancassurance. “Il contesto regolamentare è favorevole per le banche grazie al Danish compromise, ma probabilmente non durerà per sempre” e per questo “non vogliamo prenderci rischi sul fronte regolamentare”, sottolinea Mustier.

 

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