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Myblu e Iqos, meno danni delle sigarette?

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Le soluzioni proposte per superare le sigarette, dalle e-cig Myblu alle ‘scalda tabacco’ Iqos, sono diverse. Da una parte la formula di Imperial Tobacco, dall’altra quella di Philip Morris. Nel numero di dicembre di Fortune Italia i pareri del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità.

 

L’ultimo ‘Rapporto sul fumo 2019’ presentato a maggio dall’Istituto Superiore di Sanità rivelava che in Italia ci sono 11,6 milioni di fumatori, cioè il 22,3% della popolazione, e che di questi il 65% prova a smettere ma senza riuscirci. Parallelamente, almeno nel 67,8 per cento dei casi, ci sono anche 1,3 milioni di fumatori di sigarette elettroniche (chiamati, in gergo, ‘svapatori’). La letteratura scientifica sugli effetti delle e-cig è ampia ma ancora non definitiva e univoca, per cui è difficile dire se queste facciano male. Secondo uno studio del 2015 dell’agenzia britannica statale ‘Public Health’, una sigaretta elettronica è per il 95% meno dannosa rispetto a una tradizionale. Ma in Italia, dopo i casi dei decessi avvenuti negli Stati Uniti e legati all’uso di questi dispositivi, l’Istituto Superiore di Sanità ha diramato un’allerta di livello 2 (il massimo è 3) sulla “grave malattia polmonare tra le persone che svapano, con causa sconosciuta”, chiedendo anche di verificare il sorgere di “gravi lesioni polmonari tra coloro che usano i prodotti per sigaretta elettronica”.

 

Gli stessi produttori di prodotti per il vaping o il tabacco riscaldato se ne guardano bene dal dire che svapare faccia bene. Attualmente ci sono due tipologie principali: le e-cig con nicotina ma senza tabacco e i prodotti da tabacco riscaldato. ‘Myblu’, prodotta dalla multinazionale Imperial Tobacco, rientra nella prima categoria: si tratta di una sigaretta elettronica per il vaping senza tabacco con una quantità minima di nicotina, con un ‘sistema chiuso’, cioè che ingloba già nel device i pod di ricarica, che sono sigillati e non si possono, quindi, manomettere. I pod sono composti da aromi (tra il 5 e il 20% della soluzione), da glicole propilenico (che produce il vapore) e da glicerina vegetale (che assicura la consistenza del vapore emesso). Il device, con i suoi liquidi aromatizzati, viene prodotto a Liverpool, dove ha sede la startup Nerudia, acquistata da Imperial Tobacco nel 2017. Motto dell’azienda è ‘switch to something better’, cioè: passare a un prodotto migliore rispetto alle classiche sigarette. “Il nostro obiettivo – spiega Grant O’Connell, direttore del dipartimento scientifico di Nerudia – è riuscire a far assumere nicotina con un profilo di danno più basso rispetto a quello delle sigarette classiche. Myblu non contiene tabacco né prevede combustione: è solo liquido, di diversi gusti, così che lo svapatore possa scegliere il sapore preferito”.

 

Prodotto molto diverso dalla classica e-cig è Iqos, il dispositivo scalda-tabacco distribuito da Philip Morris. Attraverso un sistema elettronico il tabacco, appositamente preparato e miscelato, viene scaldato fino ad una temperatura di 350°C. Questo processo genera un vapore contenente nicotina che permette di assaporare il gusto del tabacco. Non avvenendo alcuna combustione – questa è la principale differenza con la sigaretta tradizionale – non vengono prodotti né cenere né fumo. La strategia a medio e lungo temine di Philip Morris, che in quindici anni di ricerche ha investito 6 mld di dollari e che ha appena lanciato l’ultimo modello, Iqos 3 Duo, è ambiziosa: “L’obiettivo dell’azienda – precisa l’amministratore delegato per l’Italia Marco Hannappel – è portare entro il 2025 almeno 40 milioni di fumatori di sigarette che altrimenti continuerebbero a fumare verso l’utilizzo di prodotti senza fumo”. La mission non è delle più semplici ma la multinazionale snocciola i suoi dati: secondo alcune stime interne – calcoli finanziari e ricerche di mercato – tra il 70 e l’80% dei fumatori adulti che passano a Iqos abbandonano completamente le sigarette. Secondo anello del nuovo posizionamento di mercato è la comunicazione.

 

Come nel caso di MyBlu, il punto è chiaro: “Iqos non è un prodotto privo di rischio per la salute, ma le evidenze scientifiche ad oggi indicano che ha il potenziale per risultare meno dannoso rispetto al fumo di sigaretta”. Il principio che sta alla base di questo ragionamento è “l’equazione della riduzione del danno”. Il successo di qualsiasi prodotto alternativo al fumo nel ridurre il danno alla popolazione, spiega Philip Morris, dipende da due fattori: deve dimostrare scientificamente di essere molto meno nocivo delle sigarette e deve risultare accettabile per i fumatori. Un messaggio, quello veicolato da chi mette in commercio e-cig e simili, che “va rivolto a chi già fuma per indurlo ad una scelta responsabile”. Tema molto delicato quello della destinazione dei prodotti perché, spiegano ed esempio gli esperti dell’Iss, il rischio di richiamare l’attenzione soprattutto dei giovani che magari ancora non fumano è alto. I prodotti di questo genere, siano essi e-cig o dispositivi scalda-tabacco, sono pratici da utilizzare e hanno un design molto accattivante: non è difficile che diventino oggetti cult. Ecco perché – strategie di mercato e buone intenzioni alla mano – il percorso verso l’obiettivo ‘fumo zero’ è puntellato di ostacoli, come ci hanno spiegato i dirigenti del Ministero e gli scienziati dell’Iss.

 

 

L’articolo completo di Chiara Baldi e Federica Venni è disponibile sul numero di dicembre di Fortune Italia, con i pareri del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità.

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