14 Dicembre 2019

Popolare Bari, nel mirino torna Bankitalia

Fabio Insenga

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C’è un passaggio chiave della retorica che torna puntuale quando si riaccende la crisi del credito: Bankitalia non controlla come dovrebbe. È stato un argomento del Pd di Matteo Renzi e ora è un argomento di Italia Viva di Matteo Renzi. È, da sempre, un argomento dei Cinquestelle e di Luigi Di Maio. Oggi, con il difficile dossier Popolare Bari sul tavolo, riparte la caccia alle streghe.

Nelle parole dello stesso Di Maio c’è una sintesi esaustiva. La Popolare Bari “è un’altra banca con mega-buco provocato dai manager e da chi evidentemente doveva controllare e non l’ha fatto bene. Tutti in queste ore parlano di decreto legge. Ma non corriamo troppo. Per noi ci sono due cose da fare prima di arrivare ad un decreto: vogliamo sapere da chi doveva sorvegliare cosa è emerso in questi anni. Quante sono state le ispezioni di Bankitalia negli ultimi tre anni? Cosa è emerso? Vogliamo sapere chi ha prestato soldi e a chi”.

Ci sono alcuni aspetti che andrebbero chiariti. Bankitalia fa le ispezioni e controlla con gli strumenti che ha a disposizione: interagisce con i management delle banche, che va ricordato sono aziende private, fino al momento in cui la situazione non presenta dei rischi per la stabilità del sistema. Poi, come avvenuto nel caso della Popolare di Bari, interviene con il commissariamento quando invece la situazione, contabile e gestionale, lo impone. Non si tratta di difendere l’operato della Vigilanza, che come avvenuto in passato può sbagliare valutazioni, ma quando si parla del ruolo di Bankitalia sarebbe il caso almeno di conoscerne le prerogative.

Poi, si arriva al passo successivo: l’intervento del governo. Come si può sostenere il salvataggio della Popolare di Bari? Su questo fronte le parole di Di Maio si sommano a quelle del premier Giuseppe Conte. “Se dobbiamo mettere soldi pubblici in una banca per evitare che saltino i conti correnti dei pugliesi, quella banca deve diventare di proprietà dello Stato per creare la banca pubblica per gli investimenti, che è un nostro obiettivo del programma del Movimento 5 Stelle e che tra l’altro è dentro il programma di Governo. Non faremo come qualcuno in passato con le banche Venete, che furono ripulite con i soldi degli italiani e poi furono regalate (al prezzo di un euro) ad altre banche”, scrive su Fb il leader del M5S. Sulla Popolare di Bari “interverremo attraverso uno strumento nella pancia di Invitalia, Mediocredito Centrale. Cerchiamo di fare di necessità virtù. Assicureremo a Mediocredito centrale le necessarie risorse per poi, con un fondo interbancario, intervenire per rilanciare la Pop Bari. Avremo una sorta di Banca del Sud degli investimenti a partecipazione pubblica”, conferma sostanzialmente il premier.

Quindi, un decreto legge da circa 1 miliardo, da destinare a Invitalia. E’ questo, a quanto confermano diverse fonti di governo, il contenuto del provvedimento che dovrebbe essere portato sul tavolo del Consiglio dei ministri prima della riapertura dei mercati di lunedì. Il decreto era stato annunciato nell’ordine del giorno del Cdm di ieri con il titolo “Misure urgenti per la realizzazione di una banca di investimento”. Della cifra stanziata, 500 milioni sarebbero subito destinati al Mediocredito centrale, che è interamente controllato da Invitalia, per consentirgli di partecipare al rilancio della Popolare Bari con il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd).

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