12 Gennaio 2020

Pmi nella morsa del credit crunch?

Attilia Burke

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Crollo dei prestiti alle Pmi italiane, almeno per quanto riguarda quelli richiesti in banca. A giugno 2019, infatti, i prestiti bancari alle imprese non finanziarie hanno registrato un -6,4% sull’anno precedente, per un totale di 45 mld di crediti in meno in 12 mesi. Lo conferma un’analisi di Modefinance, prima agenzia di rating Fintech in Europa. Ma rimane da definire se il trend sia riconducibile al fenomeno del credit crunch, o se si tratti di uno spostamento dell’attività dalle banche alle nuove realtà del fintech che offrono servizi di finanziamento alternativo sempre più appetibili per le imprese.

L’analisi di Modefinance, effettuata su un campione di circa 50.000 pmi, si propone come una fotografia del mondo della piccola e media impresa in Italia, con particolare attenzione alla situazione economico finanziaria e di valutazione del rating. L’immutata tendenza negativa di flussi alle imprese ha caratterizzato in maniera stabile il periodo novembre 2011-giugno 2019 e, adesso, sembrerebbe manifestarsi con modalità che rendono ancora più rigido l’accesso al credito per le attività di minori dimensioni. Tra i comparti, l’emorragia più forte la registrano le imprese del commercio e del turismo (-10 miliardi). A dare la misura della gravità della crisi l’andamento dei finanziamenti a breve, utili alla liquidità, (-9% in 12 mesi), e quelli a cinque anni – per gli investimenti – che calano del 7%.

Questo nonostante lo scenario delle pmi presenti segnali positivi: scende l’indice di indebitamento – che rappresenta il totale delle passività rispetto al patrimonio netto – che passa dal 3.60 al 2.89. Diminuiscono le aziende in perdita: nel 2015 erano oltre 5.700, nel 2018 si aggirano attorno alle 3.200 (con un andamento previsto di aziende in utile 2018 attorno alle 41.000, dalle 38.000 del 2015). Cresce, così, il numero di pmi che dimostrano un potenziale di crescita notevole, ma non sfruttato pienamente, che potrebbe beneficiare dall’ottenimento di un rating per accedere a condizioni più favorevoli per l’accesso al capitale di debito.

La normativa Basilea III prevede che una banca, per emettere un finanziamento a una azienda priva di rating, debba accantonare il 100% dell’importo stesso a riserva di capitale; se, invece, il finanziamento viene erogato a una società con un rating ufficiale questo non è necessario. Dunque questo nuovo strumento, secondo Modefinance, risponderebbe in modo efficace a un’esigenza di sostegno alle imprese di piccole dimensioni nel mercato europeo e ancor di più in quello italiano. ”La buona salute, con equilibrio e moderato ottimismo dei numeri, non trova sponda nelle difficoltà di accesso al credito da parte delle Pmi. Se da un lato il Fintech sta crescendo molto come alternativa alle fonti tradizionali, dall’altro il freno generale dell’economia reale non favorisce una ripresa piena e totale della circolazione di capitali”, commenta Valentino Pediroda, ad di Modefinance. ”C’è ancora – continua Pediroda – molta strada da fare, soprattutto per quelle Pmi che hanno tutte le carte in regola per crescere bene, ma non ne sono pienamente coscienti. Tra le opportunità che le nuove tecnologie hanno aperto alle imprese, una delle più evidenti è data dall’ampliamento delle modalità di finanziamento e accesso al credito grazie a un rating certificato e accessibile in termini di tempistiche e costi”.

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