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28 Gennaio 2020

Il manifesto delle imprese: Pil al 2% in tre anni

Fortune

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“Cambiare l’Italia, modernizzarla e renderla un Paese dinamico”. Attraverso uno sforzo in tutti i settori economici italiani. Un obiettivo contenuto nel manifesto firmato dai cinque big dell’imprenditoria italiana, Alleanza Cooperative, Confindustria, Confagricoltura, Cia e Copagri.

Chiusa la nuova partita elettorale in Emilia Romagna e Calabria, con la prima che ha dato respiro e stabilità al governo, e in vista della preparazione della nuova legge di stabilità, gli imprenditori giocano d’anticipo e sfidano l’esecutivo proponendo una sorta di ‘piattaforma’ unitaria con cui candidarsi a guidare quella “trasformazione radicale” del Paese necessaria per riprendere a crescere.

“Per cambiare c’è bisogno di imprese consapevoli e che intendono impegnarsi nelle sfide che si impongono”, in una parola scrivono, c’è bisogno di una “buona impresa”. “Noi siamo pronti a fare la nostra parte”, assicurano guardando alla necessità di “una crescita consapevole, sostenibile, innovativa, digitale, equa, anti-diseguaglianze e generativa di comunità solide e solidali”. Cinque gli obiettivi che potrebbero assicurare un nuovo futuro al Paese. E il primo è proprio quello relativo ad una crescita sostenibile per la quale, si legge nel manifesto, “è necessario raggiungere un livello di crescita pari al 2% annuo alla fine del prossimo triennio”.

Il secondo prevede invece l’ampliamento dell’accesso al mercato del lavoro, più equità sociale e più consumi. Un traguardo da raggiungere grazie al taglio del carico fiscale su imprese e lavoro; il lancio di un grande piano di inclusione dei giovani nel mercato del lavoro; e un investimento “strutturale e continuativo” su scuola e Università, formazione permanente, politiche attive e riqualificazione dei lavoratori.

E ancora, varo di un grande piano di investimenti in infrastrutture, materiali e immateriali, in ricerca e innovazione anche per favorire la transizione ecologica avviando un “piano ambizioso” di manutenzione attiva del territorio ed investendo nell’infrastrutturazione sociale e soprattutto nel Mezzogiorno, come recita il terzo obiettivo. Non solo economica però: è il quarto capitolo intitolato la buona impresa e le buone istituzioni a focalizzare l’attenzione sulla “legalità” senza la quale l’Italia non diventa attrattiva e sulla necessaria stabilità delle norme e certezza del diritto per una giustizia rapida ed efficace con cui recuperare quella fiducia necessaria tra imprese e istituzioni.

E infine, quinto obiettivo, la trasformazione dei corpi intermedi: è opportuna dicono ad una sola voce una “legge sulla rappresentanza” per riconoscerne il ruolo e chiarirne la legittimazione e il completamento della riforma del terzo settore.

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