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Coronavirus, primi casi in Italia ma la psicosi non serve

L’ennesima emergenza planetaria ha tutte le caratteristiche per fare danni. Alle persone, alla società e anche all’economia. Il Coronavirus sta facendo morti, come succede in tutti i casi di epidemia. E, come ha appena annunciato il premier Conte, ci sono anche i primi casi accertati in Italia. Nello specifico, due turisti cinesi.

Ma accanto alle conseguenze virali, che gli esperti devono valutare e le autorità circoscrivere, sono gli effetti della psicosi collettiva ad alimentare i rischi. La distanza tra la realtà e la percezione, tra quello che la scienza dice e quello che le reazioni scomposte mettono in gioco si allarga di giorno in giorno.

Un caso come quello della nave Costa Crociere ferma al porto di Civitavecchia con più di 1100 passeggeri costretti a rimanere a bordo e altrettanti impossibilitati a salire sulla nave, con la Capitaneria che autorizza lo sbarco e il sindaco che si oppone, è la fotografia di una situazione che rischia di complicarsi ogni volta che si manifesti un caso di possibile contagio da coronavirus. Ovviamente, la priorità deve restare la sicurezza dei cittadini. Ma il cortocircuito tra realtà e sospetto è difficile da gestire.

Da una parte ci sono i dati. E il confronto con altre epidemie simili, la Sars e la Mers, dice che il tasso di mortalità del Coronavirus, stando alle informazioni che filtrano dalla Cina, è molto inferiore rispetto a quello dei due precedenti più vicini. Senza dimenticare che ogni anno, solo in Italia, migliaia di persone muoiono per la polmonite o per le complicanze dell’influenza. Dall’altra parte, ci sono i comportamenti. Dalla corsa all’acquisto di mascherine alla fuga dai negozi e dai ristoranti cinesi, dalla tentazione di evitare gli spazi affollati fino alla caccia all’untore e alla segnalazione di centinaia di casi considerati sospetti. Con gli ospedali che potrebbero andare in sofferenza a causa di una impennata di falsi allarmi. E’ la psicosi collettiva che inevitabilmente prende il sopravvento di fronte alla diffusione delle notizie, con quelle vere che andrebbero accuratamente difese e isolate dal flusso incontrollato di informazioni approssimative, spesso propagate via Internet e social network.

Le conseguenze economiche possono incidere, circoscrivendo l’impatto all’Italia, sull’andamento dei mercati e su quello dei consumi. Sul primo fronte, la reazione finora sembra essere controllata. Le Borse sono in rosso ma l’opinione prevalente tra gli investitori è che l’impatto negativo sulla crescita economica del Paese asiatico in questo trimestre possa essere compensato dalla crescita che, in genere, segue crisi simili nei mesi successivi. Certo, se l’epidemia dovesse diventare una pandemia e gli effetti dovessero protrarsi per mesi, l’impatto sulla crescita globale potrebbe essere considerevole. Anche perché un persistente isolamento della Cina potrebbe avere ripercussioni sullo sviluppo di settore trainanti, a partire dal tech con la rivoluzione del 5G.

Il piano più influenzabile dalla psicosi è quello dei consumi. In questo caso, è chiaro che se le reazioni di queste ore portassero a modificare le abitudini per un periodo di tempo significativo interi settori, a partire dai viaggi e dalla ristorazione per arrivare al commercio e all’intrattenimento, potrebbero pagare un prezzo alla sindrome da Coronavirus. E un calo della domanda interna, viste le condizioni dell’economia italiana, avrebbe un impatto immediato sulla crescita. Anche per questo, servono notizie verificate e un argine agli allarmi ingiustificati.

 

 

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