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30 Gennaio 2020

Le aziende italiane credono nella svolta digitale

Chiara Baldi

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Le imprese italiane sono fiduciose: il 53% di esse confida nel fatto che, entro il 2022, oltre il 50% dei loro ricavi arriverà dal digitale. A dirlo una ricerca mondiale di Workday, ‘Organizational agility at scale: the key to driving digital growth’, realizzata da Longitude, da cui emerge che le aziende d’Italia sono tra le prime in Europa a innovare il modello di business in un’ottica di trasformazione digitale. Quasi mille gli imprenditori coinvolti nello studio, tra Asia, Europa e Nord America. L’82% degli italiani coinvolti dice di “aver compiuto progressi significativi” nella trasformazione del proprio business model per la creazione di una gamma di prodotti e servizi digitali, rendendolo uno dei più innovativi in Europa dal punto di vista digitale.

Si chiama “agilità organizzativa” e è il fattore che permette di trarre una quota significativa di ricavi dalle nuove proposte digitali. In questo modo si aumenterebbe di dieci volte la probabilità di reagire ai cambiamenti del mercato, facendo crescere maggiormente i ricavi digitali. Per Pierre Gousset, vicepresidente Emea Workday, “il futuro appartiene alle aziende agili. Quando comprendono l’importanza dell’agilità e si attrezzano per raggiungerla, ottengono risultati migliori rispetto a quelle che non lo fanno”. Questo perché, spiega ancora Gousset, “la tecnologia ha un ruolo fondamentale nell’aiutare le organizzazioni a diventare più agili, sebbene questo cambiamento non riguardi solo il modo in cui un’azienda innova e realizza nuovi prodotti e servizi. Le aziende che progettano di avere successo hanno una visione olistica dell’agilità e forniscono alla forza lavoro le competenze, gli atteggiamenti e gli strumenti per pensare e agire in modo rapido. Per chi è in ritardo: potete ancora farcela, ma il tempo sta passando”.

Ci sono però degli ostacoli per la digital trasformation delle aziende italiane, come avverte Mariano Corso, docente del Politecnico di Milano e responsabile scientifico degli Osservatori Hr innovation practice e cloud transformation: “Le imprese italiane, al pari di quelle europee, hanno compiuto progressi significativi, ma rimane ancora molto da fare. Ogni azienda deve saper identificare le problematiche e i rallentamenti che impediscono di diventare leader e aumentare i ricavi digitali. L’agilità è diventata un fattore critico alla base di una trasformazione digitale più rapida permessa dall’innovazione e dal coinvolgimento di tutti”. Per esempio, a ostacolare maggiormente la trasformazione digitale sono i vincoli dei sistemi It legacy (nell 33% dei casi) e la mancanza di competenze (per un altro 33%).

Per agevolare invece questa trasformazione serve migliorare le competenze della forza lavoro, tanto che le aziende leader intervistate hanno in programma l’aumento delle competenze di almeno il 75% della forza lavoro per soddisfare le necessità del mondo del lavoro futuro. Ma tra le competenze richieste ci sono anche la capacità di utilizzare nuovi strumenti e tecnologie e l’agilità cognitiva per affrontare il cambiamento costante, qualità richieste ovviamente anche sul fronte italiano. Il 43% degli intervistati italiani ha infatti affermato che nelle loro organizzazioni i dati restano in grande misura confinati all’interno dei team funzionali oppure sono obsoleti.

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