6 Febbraio 2020

Il treno di Lodi e le infrastrutture vulnerabili

Fabio Insenga

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Ogni volta che avviene un incidente, grave come quello del Frecciarossa deragliato a Lodi, ci si torna a interrogare sul livello di sicurezza delle infrastrutture. Le vittime, due macchinisti, e i feriti impongono a tutti di evitare banalizzazioni, processi sommari e polemiche inutili. Sicuramente, però, qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto. Presumibilmente un errore umano, visto l’intervento di manutenzione appena fatto nel tratto di ferrovia in cui è successo l’incidente. Ma ogni valutazione in merito spetta alle commissioni d’inchiesta che sono già al lavoro e, soprattutto, alla Magistratura. Le parole del ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli, sono in questo senso condivisibili: “Inviterei tutti a non lasciare spazio a fantasie o a ricostruzioni inidonee in attesa del lavoro che sta svolgendo la Procura di Lodi”.

Ci sono però alcuni elementi che possono essere considerati in queste ore. L’incidente riguarda la linea ad Alta velocità, considerata all’avanguardia, e coinvolge il treno migliore che percorre la nostra rete. È un incidente che avviene nel cuore del sistema, su una tratta che quotidianamente viene percorsa da decine di migliaia di persone, e che rappresenta la conferma di un dato inconfutabile: le infrastrutture sono vulnerabili e la riduzione del rischio dipende dalla capacità di gestirle. Un tema che riguarda la politica e le aziende.

Ci sono altre parole, quelle del premier Giuseppe Conte, che provano a sintetizzare il concetto stesso della responsabilità politica: “la sicurezza dei trasporti è un diritto dei cittadini che lo Stato deve garantire, e che dunque anche per il governo rappresenta una massima priorità”. Ci mancherebbe altro, verrebbe da dire. La sicurezza dei trasporti passa per gli investimenti, in infrastrutture, manutenzione e sicurezza, e per i controlli, su tutta la filiera e in particolar modo sulla gestione di appalti e subappalti e sulle condizioni di lavoro. Tutto questo è indispensabile, anche se spesso non sufficiente, per tentare di limitare al massimo il rischio degli incidenti.

Dal lato delle aziende, ci sono strutture e organizzazioni complesse e il nodo cruciale è quello di tenere in equilibrio le esigenze dei bilanci, e del profitto, con la correttezza dei comportamenti e il rispetto dei contratti di concessione e delle norme che riguardano il funzionamento del sistema, a partire dalla sicurezza. Oggi sotto i riflettori c’è Fs (Rfi e Trenitalia). Le parole dell’amministratore delegato, Gianfranco Battisti, non possono che essere di circostanza. “Noi oggi vogliamo esprimere la grande vicinanza alle famiglie dei due colleghi ferrovieri. Siamo davvero vicini. Vogliamo ringraziare i soccorritori e informarvi che le società coinvolte Trenitalia e Rfi hanno già avviato una commissione d’inchiesta e quindi danno la massima disponibilità agli organi competenti per collaborare”.

Come per il crollo del Ponte Morandi, e il caso Autostrade, vanno sempre tenute separate le responsabilità personali, che vanno accertate e giudicate fino in fondo, da quelle aziendali, e da quelle del sistema, inteso come l’insieme delle relazioni tra decisori politici e le grandi aziende che gestiscono le infrastrutture.

Resta il tema di fondo, quello della sicurezza, su cui c’è evidentemente molto da fare. Anche nel settore ferroviario. Sono diversi gli incidenti gravi negli ultimi dieci anni, con le tratte regionali più esposte: dalla linea Chivasso-Aosta a Pioltello, da Corato a Castelbello. L’incidente più duro da ricordare è quello di Viareggio. La notte del 29 giugno del 2009 un deragliamento causò l’incendio di una cisterna di Gpl liquido e la morte di 32 persone: due gradi di giudizio hanno confermato le condanne per Mauro Moretti, ex ad di Fs e Rete Ferroviaria Italiana, per Michele Mario Elia, ex ad di Rfi. 

Oggi, come ieri, servono il massimo rigore nell’analisi dei fatti e l’impegno a mettere in campo tutte le risorse disponibili a rendere meno vulnerabili le infrastrutture. Quello che non serve è la demagogia, sostenuta dall’opportunismo di parte, che in occasione di incidenti gravi come questi si mette subito al lavoro.

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